Next To None
Phases

2017, Inside Out Music
Prog Metal

Un disco articolato ma organico di una giovane band promettente.
Recensione di Roberto Di Girolamo - Pubblicata in data: 14/07/17

Giovani, al secondo album e dagli ampi margini di crescita. Descrizione migliore non sembrerebbe esistere per i Next To None, band tra le cui fila troviamo il batterista Max Portnoy, figlio del famoso ex membro dei Dream Theater. Quello che subito salta all'orecchio mentre ci si addentra in "Phases" è un approccio più variegato e ruvido rispetto non solo a quello del canonico prog, ma anche all'atteggiamento modernista della corrente djent, eccezione fatta per alcuni riff di chitarra e alcuni suoni di contorno. Sin dall'opener "Answer Me", infatti, si notano sì i passaggi melodici e le tastiere, ma anche le voci ruvide e le ritmiche bastarde figlie dell'alternative statunitense più grezzo. Questo dualismo è presente tutte le tracce, soprattutto in brani quali "Pause", "Mr. Mime" (il cui incipit tribale postmoderno ricorda la title track di "Iowa" degli Slipknot) e "Beg", quest'ultima figlia diretta del crossover anni '90.
 

Come già accennato, l'album cede a volte il fianco a sonorità più simili a quelle attualmente in voga ("The Apple", "Clarity"), sempre però cercando di "recuperare" poi con l'estro tipico delle giovani formazioni desiderose di dire qualcosa di nuovo, grazie anche a un'isteria compositiva e a un'inquietudine di fondo che pervade tutto il lavoro e che, come il fiore appassito in copertina, cerca costantemente di trovare il modo di fuoriuscire e rimanere visibile.

 

Il sound è quello di un platter ad alto budget dei primi anni 2000, ossia non sovraprodotto all'inverosimile con tecniche da sound design e basato su registrazioni organiche. È in particolar modo la batteria a differenziarsi dal modus operandi moderno: l'assenza di editing selvaggio, tipico ormai anche di produzioni amatoriali, dà anche la possibilità di scorgere dei fill leggermente fuori tempo, vestendo il disco così di un'aria "umana" ormai assente in moltissime delle forme più estreme del metal.

 

In conclusione, "Phases" è un disco molto interessante per i progster, ma capace di intrattenere una schiera molto più variegata di persone. Soprattutto quelle stanche di suoni prefabbricati ed esecuzioni che ormai poco hanno da spartire con un genere che dà il suo meglio quando coniuga cerebralità tecnica e naturalezza umana.





01. 13
02. Answer Me
03. The Apple
04. Beg
05. Alone
06. Kek
07. Clarity
08. Pause
09. Mr. Mime
10. Isolation
11. Denial
12. The Wanderer

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