Quiet Riot
Road Rage

2017, Frontiers Music
Hard Rock

Recensione di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 02/08/17

I Quiet Riot, storica band ripristinata da uno dei membri fondatori (Frankie Banali) nel 2010 dopo la tragica scomparsa del cantante Kevin Dubrow, sembrano aver finalmente trovato la loro nuova dimensione. Ben quattro diverse voci si sono succedute prima dell'arrivo del giovanissimo James Durbin, ex concorrente di American Idol, e "Road Rage" è un album che mescola lo stile inconfondibile della band alla freschezza di un promettente talento, sebbene il risultato finale non riesca, purtroppo, a far sollevare i peli dell'avambraccio.

La tracklist viene aperta da "Can't Get Enough", un orecchiabile motivetto - accompagnato anche dal primo videoclip girato dalla band dopo ben 29 anni dal precedente - che ci fa immergere subito nel mood del disco, scanzonato e leggero. Passato lo "shock" dell'atmosfera da matrimonio indiano dell'intro di "Getaway", che non regala particolari emozioni, arriva "Roll This Joint" a risollevare gli animi. La voce di Durbin è indiscutibilmente notevole ma forse un po' "distante" per stile e intenzione dal tappeto sonoro sul quale si muove. "Freak Flag" è un vero e proprio inno alla positività e alla determinazione, facendo guadagnare punti alla prima metà della proposta con una linea melodica piacevole. Tra una eco di Twisted Sister e una spruzzatina di Mötley Crüe, gli amanti di questo filone si sentiranno sicuramente a casa. "Wasted" non stupisce per complessità compositiva mentre "Still Wild" ha un mood più carismatico e sexy. "Make A Way" è forse il primo momento in cui si esprime l'anima di tutti i componenti della band, con quell'atmosfera un po' country un po' blues che la caratterizza. "Renegade" ha un bel piglio e la vocalità del frontman si colora meglio che su altri brani. Ed eccoci al brano che enfatizza l'idea del viaggio, quella che si impone fin da subito con questo artwork così prepotente sul quale campeggia un camion famelico che sembra aggredire l'asfalto: "Road". Durbin può quindi esprimersi in una ballad degna delle sue corde vocali, con tante sfumature che sugli altri pezzi faticano ad emergere.
 
Il disco si evolve solo dopo la metà della tracklist, recuperando un inizio non esattamente entusiasmante, per concludere di nuovo in discesa con una deludente "Knock 'Em Down". Insomma poca carne al fuoco e soprattutto nulla di eccitante su questa "Road Rage". 




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