The Velvet Underground & Nico
The Velvet Underground & Nico

1967, Verve Records
Rock/Art Rock

Recensione di Sara Picardi - Pubblicata in data: 12/03/17

Quando fu pubblicato "The Velvet Underground & Nico", esattamente 50 anni fa da oggi, questo non si rivelò un successo commerciale, nonostante il contributo del re della Pop Art Andy Warhol che, oltre a realizzare l'iconica copertina con la banana, produsse il disco, ma l'onda seminale della band capitanata da Lou Reed influenzò poi innumerevoli artisti e generi nell'arco di questi cinque decenni: i The Stooges ed il garage rock negli anni '60, David Bowie ed il punk nei '70, la new wave negli anni '80, i Sonic Youth e la musica noise nei '90, i The Strokes nel nuovo millennio, per citarne solo alcuni.

 

E' famosa la dichiarazione di Brian Eno, compositore e fautore dell'ambient, secondo cui a comprare il disco all'epoca sarebbero stati solo in cento, ma tutti quegli intenditori avrebbero poi lavorato in ambito musicale. Quella di Eno è ovviamente un'esagerazione, ma è un dato di fatto che il primo disco dei The Velvet Underground ha cambiato la storia della musica, infilandosi come un coltello nel contesto musicale colorato e per certi aspetti ipocrita degli anni '60, divenendo ben presto una pietra miliare che avrebbe ispirato nuovi movimenti musicali.

 

Una delle sue peculiarità è il sound ruvido, sporco, atipico e lontano tanto dal rock and roll anni '50 quanto dal jazz e dal blues: pur mantenendo la classica forma canzone ed i ritmi in 4/4, i suoni dei Velvet Underground sono completamente inediti, i testi non parlano d'amore, quanto della strada, di droga, di sesso sadomaso, senza usare mezzi termini ma allo stesso tempo senza risultare in alcun modo volgari, perché scritti sapientemente dalla penna del poeta Lou Reed, che avrebbe fatto anche in futuro, con la carriera solista, dei suoi scritti il suo marchio di fabbrica. La collaborazione con Nico, la cui bellezza gelida ma mai distante rispecchia perfettamente le sue capacità canore, fu letteralmente imposta da Andy Warhol, che aveva scelto la modella tedesca come propria nuova musa, e che vedeva nell'aspetto elegante della ragazza un potenziale per attirare il pubblico verso la musica sperimentale dei Velvet Underground. Ma Nico ha dimostrato di essere molto di più di un'esca per i fan ed ha caratterizzato l'album prestando la sua inconfondibile voce baritonale su tre dei pezzi più significativi del disco "I'll Be Your Mirror", un brano dolce che parla di vicinanza e dedizione che Lou Reed avrebbe composto apposta per lei nonostante avessero un rapporto conflittuale, "Femme Fatale", dedicata alla modella della Factory Edie Sedgwick e la crepuscolare "All Tomorrow's Parties". Fatta eccezione per quest'ultima, le canzoni interpretate da Christa Paffgen, vero nome di Nico, sono quelle più delicate del disco, insieme a "Sunday Morning" il brano di apertura, la cui melodia assomiglia a quella di un carillon ipnotico che trasporta in un meraviglioso mondo che sembrerebbe idilliaco se non fosse per un testo sottilmente allucinato. La seconda traccia, rumorosa e ripetitiva, è "I'm Waiting For My Man", l'uomo a cui si riferisce il titolo è uno spacciatore da incontrare nella "zona selvaggia" di New York, in una di quelle strade malfamate che Lou Reed citerà spesso nelle sue composizioni.


Dopo la già citata "Femme Fatale" si apre il capolavoro dell'album, il cui titolo e l'ambientazione sono rubate dal romanziere Leopold von Sacher-Masoch: "Venus in Furs". L'atmosfera decadente, claustrofobica e sensuale del testo è resa perfettamente dai violini psicotici di John Cale, che graffiano la canzone, lacerandola, proprio come farebbe la frusta della Mistress in latex descritta nella canzone. Il tema delle perversioni sessuali sembra piuttosto caro alla band, che prende ispirazione per il proprio nome da un libro di Michael Leigh che parla di sadomasochismo. Nella quinta traccia dell'album "Run Run Run" si torna a riff chiassosi che accompagnano un ricettacolo di storie di personaggi dai soprannomi strambi, mentre "All Tomorrow Parties", introduce l'ascoltatore in una nuova ambientazione palpabile, proiettandolo nella vita desolante di una moderna Cenerentola: abiti sfarzosi, indossati in occasione delle feste si alternano a vestiti logori, indossati nella quotidianità. Gli indumenti non sono che una rappresentazione metaforica degli stati d'animo altalenanti della protagonista. La settima traccia è la canzone d'amore madre dell'album ed è dedicata ad un soggetto ben più pericoloso della padrona sadomaso di "Venus in Furs": l'eroina, dipinta come una sposa perfetta, per cui vale la pena di annullare la propria esistenza, come mezzo salvifico per allontanarsi dalle sofferenze, come morte ideale. "Heroin", come un viaggio tossico, comincia lentamente, con un arpeggio che si intesse sul ritmo di batteria, per poi incalzare pian piano, sempre di più, fino all'epilogo che è un delirio musicale rumoroso, fastidioso, disturbante ed accattivante che trascina alla fine della spirale avvelenata in cui i Velvet Underground riescono a coinvolgere. Dopo questo tunnel onirico, "Here She Goes Again" con le sue chitarre distorte, è un ponte consolante verso la melodica "I'll Be Your Mirror", in netto contrasto, la successiva "The Black Angel's Death Song" che è un tremendo incubo sonoro pilotato dal violino inquietante di John Cale.

 

Chiude il disco "European Son", un brano di 10 minuti che fonde varie specialità del gruppo capitanato da Lou Reed: le chitarre sono distorte al punto da diventare aguzze ed insieme agli immancabili violini di John Cale, danno vita ad una melodia frenetica che fa da base ad un susseguirsi di rumori senza sosta. L'alienazione urbana, la tossicodipendenza, i disordini psicologici, la paura, i sentimenti oscuri che non trovano spazio nella musica pop rock degli anni '60, sembrano concentrarsi nell'orgia musicale dei Velvet Underground e trovare libro sfogo in una catarsi oscura che non inneggia alla distruzione, ma alla creazione, alla ricerca di un'identità in una società che troppo spesso nega che il bene non può esistere senza il male e che, come nei rituali primitivi, l'unica via per crescere realmente è camminare attraverso il fuoco.





01.Sunday Morning
02.I'm Waiting For The Man
03.Femme Fatale
04.Venus in Furs
05.Run Run Run
06.All Tomorrow's Parties
07.Heroin
08.There She Goes Again
09.I'll Be Your Mirror
10.The Black Angel's Death Song
11.European Son

Speciale
PREMIERE: guarda il nuovo video dei Black Stone Cherry

LiveReport
Candlemass & more - Doom Over Brixia - Brescia 25/03/17

Speciale
Dave Matthews & Tim Reynolds: storia di un'alleanza straordinaria

Speciale
Libri: J.R.R. Tolkien Il Signore Del Metallo

Speciale
Ayreon (Arjen Lucassen)

LiveReport
Children Of Bodom 20 Years Down And Dirty Tour - Trezzo Sull'Adda 22/03/17