Neil Young
Trans

1982, Geffen
Rock

"Trans fu il risultato del fascino che esercitarono su di me le macchine e i computer che usiamo correntemente nelle nostre vite. Queste immagini di ascensori con numeri digitali, gente che cambia di livello, le batterie elettroniche...ero come un hippie nella foresta con tutta questa attrezzatura elettronica"
 
(Neil Young, intervista a Rolling Stone 1989)
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 28/12/17

"Bene, riecco il Signor Stranezze" scrisse Rolling Stone all'uscita di uno degli album più controversi di sempre. I grandi come Neil Young ci hanno abituato a repentini cambi di umore e di stile, ma poche cose possono essere paragonate a un disco come "Trans" in quanto a capacità di rottura. Gli anni '80 del cantautore sono stati caratterizzati da schizofreniche metamorfosi stilistiche non sempre accompagnate da una adeguata ispirazione. "Trans" non è un colpo di testa, ma un disco ragionato e persino molto personale, forse uno dei più personali della sua carriera. Un disco anomalo a partire dalla scelta di farlo uscire il 28 dicembre, mentre il mondo è più indaffarato a smaltire i chili in eccesso da pranzo natalizio piuttosto che ad accattarsi nuove uscite discografiche. Chiamatelo pure suicidio commerciale, se volete.

"Se ascolti le parole di "Transformer Man", "Computer Age" e "We R In Control" troverai un sacco di riferimenti  a mio figlio e tutte quelle persone che cercano di vivere la vita premendo pulsanti...ha a che fare con una parte della mia vita con cui nessuno può rapportarsi".

Ben e Zeke sono i due figli di Young, avuti da madri diverse, che soffrono di paralisi cerebrale. Una condizione che non può non lasciare il segno nell'animo di un genitore che in questo caso è anche artista, e che quindi vede riflessi i suoi sentimenti nell'arte che egli stesso produce. "Trans" nasce sotto questi presupposti ma con la sensibilità che lo contraddistingue, Young non condivide il suo dramma a voce alta; lo fa piuttosto immergendo la sua musica in quel mondo fatto di macchine e codici binari che possono fare da tramite ("Trans") fra forme diverse di intelligenza.

"Trans" è il risultato di due distinte sessions, una in tema con i contenuti tecnologici di cui sopra, l'altra concepita alle Hawaii nella casa in cui Young si era nel frattempo trasferito; da qui raccontano i posteri nascerà un intero disco intitolato "Islands In The Sun", che non vedrà però mai la luce se non nei quattro brani "normali" poi finiti su "Trans". L'opera è dunque il risultato di queste due gestazioni che per qualche strana ragione si amalgano piuttosto bene, il concetto di dicotomia d'altra parte è tipico di Young, che nella sua discografia ha spesso alternato nello stesso lavoro pezzi elettrici e acustici, lunghe suite e brani immediati. Tutto questo sembra lontano anni luce dall'iniziale "Little Thing Called Love", una traccia che pare uscita dalla penna di un John Mellencamp qualunque e senz'altro frai più innocui del repertorio di Young. Nel volgere di un brano le melodie west coast cedono il passo a una tempo scandito in quarti da una batteria elettronica: benvenuti nel suo mondo futuristico fatto di chitarre stratificate, sintetizzatori e voci distorte che sembrano prese pari pari dai Kraftwerk e dai Devo, sonorità che devono aver colpito non poco il cantautore all'inizio del decennio. L'effetto shock raggiunge l'apice con il trattamento riservato all'inno "Mr. Soul" (dei suoi Buffalo Springfield), trasformata in un martellante brano disco che avrà senz'altro provocato più di uno scompenso ai vecchi amici hippie. "We R In Control" è l'unico brano dal sapore distopico della raccolta, un martellante acid rock dalle atmosfere care a Jena Plinski. Il testo si commenta da solo:

"Noi controlliamo le banche dati
Noi controlliamo gli esperti
Noi controlliamo il flusso d'aria

Stiamo controllando i semafori
Noi controlliamo i voli computerizzati
Noi controlliamo il capo del personale

Noi controlliamo i palinsesti
Noi controlliamo l'FBI
Noi controlliamo il flusso di calore"
 
Con l'eccezione di quest'ultimo brano, "Trans" non è il solito atto di denuncia verso una tecnologia destinata a prendere il sopravvento. Come accennato, "Trans" nasce da una visione quasi progressista di questo mondo, come testimonia la toccante "Transformer Man", ispirata al suo dramma familiare e recuperata anni dopo per il famoso "MTV Unplugged". 

"Uomo trasformatore
Ancora al comando
I tuoi occhi risplendono su un raggio
Attraverso la galassia dell'amore
Uomo trasformatore, uomo trasformatore
Svela i segreti
Lasciati togliere le catene che ti trattengono"
 
Il vecchio cuore hippie batte ancora nella conclusiva "Like An Inca", traccia stilisticamente vicina alle sonorità di Santana, che prosegue la saga dei brani "sudamericani" del cantautore dopo "Cortez The Killer". La paura della bomba prende corpo in un dialogo surreale:
 
"Disse il condor alla mantide religiosa
Perderemo questo posto proprio come abbiamo perso Atlantide
Fratello dobbiamo andarcene il prima possibile
La zingara mi predisse la sorte, disse che non mostrava niente
 
Chi ha messo la bomba sull'altare sacro?
Perché dovremmo morire se è sulla nostra via?
Perché dovremmo preoccuparci di un piccolo pulsante
Premuto da qualcuno che neanche conosciamo?" 
 
Spogliati delle tonnellate di elettronica che il cantautore vi ha riversato, i brani di "Trans" restano dei mirabili esempi di rock tellurico e ispirato come testimoniato da "Live In Berlin" (presente su YouTube) in cui il canadese è spalleggiato (come sul disco) da Nils Lofgren, chitarrista della E Street Band di Bruce Springsteen, autore qui di una prestazione sontuosa grazie a una sequenza di soli d'alta scuola. Gli anni '80 saranno come un giro sulle montagne russe per Young e i suoi fans: hard rock, country, rockabilly, blues, elettronica. Si salverà poco a parte il fantastico "Freedom" del 1989, disco della rinascita e dell'inizio di una nuova storia.




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