Within The Ruins
Halfway Human

2017, Long Branch Records
Mathcore

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 14/03/17

Nel mondo del metalcore, soprattutto negli ambiti deathcore, sta avvenendo una piccola rivoluzione. Si stanno rimescolando le carte, nuovi elementi si stanno aggiungendo e le strutture si stanno riassestando, in un genere costretto da regole ben precise che tutte le band hanno seguito pedissequamente da quando il genere ha mosso i primi passi fino a diventare il fenomeno degli ultimi dieci anni. Di fatto, il mercato è stato inondato di nuove band dedite a questo genere tanto quanto i primi dieci anni del nuovo millennio hanno visto il mercato saturato di band melodic death. Lo "shift culturale", se ci passate il termine, è stato da alcuni accolto a braccia aperte, e certe band hanno raccolto migliaia di fan attorno a loro, altri invece hanno visto in questo genere così popolare solo l'ennesima moda passeggera che stenta però a passare.


Insomma, parlavamo di rivoluzione giusto? Un esempio lampante è il cambiamento spiazzante (e da molti non apprezzato) di una delle band assunta ad alfiere del genere, i Suicide Silence. Ma non sono loro l'oggetto di questa recensione, bensì i compatrioti Within The Ruins e il loro quinto album "Halfway Human". E qui le cose si fanno interessanti. Preceduto da tre singoli usciti tra novembre 2016 e febbraio di quest'anno, l'album porta qualche cambiamento nel modo di porsi della band, aggiunge dei momenti di clean vocals ben piazzati (ed ottimamente eseguiti), breakdown mai monotoni e assoli che prediligono la melodia piuttosto che la pura e semplice velocità e di fatto ricordano molto certe armonizzazioni degli Iron Maiden.


L'alternanza di momenti più tirati e pause in cui fanno capolino sprazzi di synth ben congegnati rende l'album interessante e per nulla monotono, di ascolto estremamente piacevole pur avendo momenti molto complessi che richiedono più di un ascolto per afferrare un po' quel che sta succedendo nel marasma di suoni che esce dall'amplificatore o dalle cuffie, ma il fattore riascoltabilità è un valore aggiunto da non sottovalutare.


Ma non abbiamo di fronte un disco senza pecche, purtroppo, e sono prevalentemente tecniche. In primis, il mixaggio penalizza moltissimo il basso, che riesce ad uscire sporadicamente e solo dopo un attentissimo lavoro sull'equalizzatore, e quasi ed esclusivamente in cuffia. In secondo luogo l'eccessiva secchezza del suono della batteria, coperta da un trigger che rende il suono del rullante più simile ad un cucchiaio di legno da cucina picchiato sul fondo di una padella, mentre i piatti quasi non si sentono. Insomma, un mix eccessivamente sbilanciato in favore di chitarre e voce. Si poteva fare meglio, ma sono cavilli, a ben pensarci.


Per finire, "Halfway Human" risulta essere un ottimo disco con validissimi brani ben piazzati in tracklist e ben eseguiti. In fondo, è anche il genere che richiede che si rispettino certi canoni. Un'ottima prova per i Within The Ruins, che nel mare del core tirano fuori un piccolo gioiellino che spicca. Nulla di epocale, non sarà sicuramente questo l'album che rivoluzionerà un genere piuttosto statico e che al contempo unirà le masse sotto un'unica bandiera, però si regge in piedi da solo senza bisogno di stampelle e puntelli. Da ascoltare.





01. Shape-Shifter
02. Death Of A Rockstar
03. Beautiful Agony
04. Incomplete Harmony
05. Bittersweet
06. Objective Reality
07. Absolution
08. Ivory Tower
09. Sky Splitter
10. Ataxia IV
11. Treadstone

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