Dubby Dub
Sorry, No Dub!

2012, Alka Record Label
Indie Rock

Recensione di Eleonora Muzzi - Pubblicata in data: 30/05/12

Dalla provincia di Ferrara nascono i Dubby Dub, progetto dei fratelli Andrea e Mauro Pulga, entrambi chitarristi. Fin dall'inizio una cosa è certa: i Nostri non hanno intenzione di usare il basso. Nella maniera più assoluta. Al duo si aggiungono infatti una terza chitarra e batteria, e la formazione a quattro è pronta. Ma cos'è che rende particolari i Dubby Dub? Sicuramente il sound, puramente indie rock con netti sconfinamenti nel noise e nel garage, e come già detto l'insolita scelta di non utilizzare il basso, strumento quasi sacro per qualunque band dedita ad una qualsiasi sotto-categoria di rock. Può sembrare una scelta azzardata, una decisione presa arbitrariamente; a priori potremmo pensare che “Sorry, No Dub!” manchi di una sezione ritmica apprezzabile, e invece no. È chiaro fin da “Love Kills”, esplosiva opener dell'album, che, per quanto particolare e non condivisibile, la scelta di depennare completamente le quattro corde è una scelta vincente. Il sound della band guadagna in riconoscibilità e la sua qualità tutta particolare entra di diritto nella lista di scelte stilistiche tanto assurde quanto impareggiabili dal punto di vista musicale.

Nella totale libertà personale di scrivere e comporre canzoni come pare a loro, i Dubby Dub scelgono di far lievitare bene il composto di cui è fatta la band, mettendola in pausa per qualche anno per dedicarsi ad altri progetti e ritornando a lavorarci sopra soltanto nel 2010, quando i Nostri registrano il precedente disco. Non passa un anno dall'uscita che il quartetto è già al lavoro su “Sorry, No Dub!”, un full-length che risulta più maturo e complesso rispetto al debut “Rock 'N' Roll Head”. Con un totale di undici brani per circa quaranta minuti di musica, la proposta dei ferraresi convince sia per la particolarità del sound sia per la sua coerenza. Avanzando a suon di rock duro e puro, l'album scorre che è una bellezza, guidato dalle ritmiche solide e dalla voce volutamente sguaiata del cantante, con una performance degna di destare un bel po' di attenzione negli anni a venire.

In sostanza, il quartetto emiliano tira fuori un disco solido e compatto, capace di stupire in maniera positiva l'ascoltatore e, cosa rara di questi tempi, accattivante. Certo è che, se vi fate ingannare dal “dub” nel nome della band e nel titolo dell'album e accorrete alla ricerca della dubstep, rischiate di rimanere molto delusi.





01. Love Kills
02. Pleasure
03. Settle Down
04. Space Control
05. My Heaven Is Far
06. Possibility
07. Flipper
08. Lock The House
09. Whatever
10. Oh Liar!
11. Envelope

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