Kreator
Phantom Antichrist

2012, Nuclear Blast
Thrash

Un lavoro di livello superiore che consacra i Kreator nel panorama thrash metal
Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 04/06/12

Dopo tre anni di attesa ed un tour che ha riscosso un enorme successo planetario i Kreator tornano a regalarci un lavoro da studio. Il quartetto capitanato dal carismatico Mille Petrozza aveva avuto la forza, nel 2001, di rilanciare un intero genere con lo stupendo "Violent Revolution", album caratterizzato da un songwriting di livello superiore che aveva segnato un ritorno alle sonorità più classicheggianti della band. Con i successivi due album la band aveva mantenuto invariata la rotta stilistica registrando, però, un fisiologico calo di ispirazione, rimanendo pur sempre capace di album di buona fattura. Ed è così che a 11 anni di distanza da quello che consideriamo il capolavoro del thrash più recente, la direzione da intraprendere per Mille Petrozza non poteva che essere quella di un nuovo cambiamento. Ma state tranquilli il trademark della musica dei Kreator non è stato intaccato, ma anzi è stato svilluppato e migliorato grazie anche all’ottimo lavoro fatto dal produttore Jens Bogren (Opeth, Amon Amarth, ecc) ed il risultato è senza dubbio eccezionale.

Che il cambiamento sia notevole lo si intuisce subito dall’introduzione strumentale che apre "Phantom Antichrist" che ci presenta un lato melodico dei Kreator che mai avremmo potuto immaginare. La titletrack che segue è un manifesto di pura potenza, cattiveria e vena creativa. Il pezzo, difatti, si contraddistingue non solo per le brutali accelerazioni, ma per un gusto per la melodia che, recuperando sonorità tipiche dell’heavy metal, riesce a portare la qualità complessiva ad un livello superiore. L’utilizzo di tali linee non solo apre il sound della band rendendolo più semplice all’ascolto, ma rafforza la potenza delle sfuriate prettamente thrash dando, così, un suono piacevole, violento e fresco allo stesso tempo. La voglia di sperimentazione porta all’epicità di brani come "From Flood into Fire" o al riuscitissimo intro di "United in Hate" che spezza il ritmo dell’album con un intermezzo sognante in attesa di essere colpiti dal solito furore che ha fatto grande la band teuonica.

Accelerazioni, melodia, gusto negli arrangiamenti e qualche richiamo alla storia dell’heavy metal fanno si che "Phantom Antichrist" si possa considerare come un nuovo punto di partenza non solo nella discografia dei Kreator, ma per l’intero movimento thrash; peccato solo che il disco perda un po’ di ispirazione negli ultimi brani perché altrimenti ci saremmo trovati di fronte ad un capolavoro.

Con "Phantom Antichrist" i Kreator portano la loro musica ad un nuovo livello, un perfetto compromesso tra passato, presente e futuro regalandoci un disco che ci sentiamo di definire con un solo aggettivo: stupendo.




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