Arthemis
We Fight

2012, Off Yer Rocka
Power Metal

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 14/09/12

Recensione scritta con la collaborazione di Agnese Pagliarani

Attivi da 18 anni gli Arthemis vantano una carriera musicale di tutto rispetto. In ogni album c’è una novità nel sound, dalle atmosfere dure del thrash a quelle epiche del power, senza mai per questo mettere in secondo piano la qualità del proprio lavoro.


La ricerca della giusta miscela di suoni sembra aver trovato finalmente il suo migliore equilibrio nel nuovo "We Fight", che può essere definito come un importante salto qualitativo nella discografia della band italiana. Infatti il punto di incontro tra le ritmiche serrate, le tipiche accelerazioni thrash ed il gusto per la melodia tanto caro al power metal trovano un livello di commistione non solo ottimale, ma fortemente riconoscibile: vi basterà ascoltare la possente opener “Empire” per rendervene conto. Che il disco abbia una marcia in più rispetto alla “concorrenza” lo si può evincere, in particolare, nella prima parte, in cui gli Arthemis danno sfoggio di tutta la propria classe con momenti musicalmente esaltanti. Le uniche pecche che possiamo segnalare sono quelle legate ad una produzione che tende a nascondere la sezione ritmica (veramente fenomenale e da valorizzare in futuro) ed ad alcune scelte legate alle linee vocali che, in alcuni passaggi, risultano un po' troppo prevedibili.


Il tema del disco, se ascoltata in ordine, può sembrare quasi la trama di “Guerre Stellari”, ribadendo quanto, la contrapposizione tra bene e male, tra oppressori e ribelli, sia eternamente attuale. Tutto l’album è un concentrato di pura potenza in musica grazie a velocità elevatissime ed un sound possente. L’unico momento di riposo è quello in cui sale in cattedra la ballad “Alone”, dove sembra che la band ci dia tre minuti di riposo prima di riprendere il bombardamento  sonoro che vede, tra le altre cose, nelle ultime tracce del disco, la presenza di passaggi marcatamente progressive.


Con “We Fight” gli Arthemis riescono in un duplice compito per nulla semplice: non solo ci regalano un disco di pregevole fattura, ma fanno finalmente il salto di qualità, soprattutto in termini di personalità e originalità, ciò che ci aspettavamo da tempo.





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