AmbraMarie
3Anni2Mesi7Giorni

2012, Valery Records
Rock

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 26/11/12

"Io in X-factor sono entrata con un’identità ben precisa, per cui la mia intenzione principale era quella di affermarla, semmai svilupparla e migliorarla. Non ero decisamente disposta a cambiarla, perché il prezzo sarebbe stato il cambiamento della musica.". A tre anni di distanza dalla nostra intervista, possiamo dire con una certa soddisfazione che AmbraMarie ha mantenuto fede alle sue parole.


"3Anni2Mesi7Giorni" non è solo il titolo del primo vero album dell'artista, ma anche l'esatto tempo trascorso dalla sua apparizione ad X-Factor. La figura di Ambramarie è stata una delle poche, nella storia del talent show, ad avere un'identità rock sin dall'inizio. Soprattutto, un'identità ben precisa, difficile quindi da poter plasmare e cambiare, aspetto questo che, probabilmente, all'epoca fu anche causa dell’uscita anzitempo dalle scene (televisive); ma non parliamo più del passato, concentriamoci su questo nuovo lavoro. L’album consta di ben quattordici tracce che si susseguono tra cantato in italiano e vocals inglesi, scelta, questa, che risulta inaspettatamente azzeccata, in quanto la giovane cantante sfoggia buone performance in entrambi i casi. La struttura ritmica generale, inoltre, è ben concepita, robusta quanto basta per dare una certa solidità alle canzoni. L’unico appunto, semmai, è da farsi per alcuni assoli di chitarra (ad esempio, in “Sola”) non particolarmente ispirati. Nulla di traumatico od osceno, sia chiaro, ma ogni tanto si ha la sensazione che sotto questo aspetto si sarebbe potuto fare qualcosa di più.


L’energica “Tell Me  When Ya Been”, il bel connubio tra sonorità rock e tradizione italiana (quella valida) del singolo “Quello Che Resta”, “Out Of My Bed”, “Sola”, “Solo Cenere” sono episodi davvero riusciti, così come può dirsi riuscito gran parte di “3Anni2Mesi7Giorni”. In un certo senso è paradossale constatare che il brano meno convincente sia quello cantato con Pino Scotto, “Regina Di Cuori”: le voci non riescono ad amalgamarsi bene, e, nonostante il nuovo arrangiamento più in linea con lo stile di Ambramarie, non riesce a risultare coeso con il resto del repertorio presentato.


Il voto in calce è comprensivo di un altro fattore di non poco conto, già anticipato ad inizio articolo proprio dalle parole della stessa Ambramarie: non si è lasciata ingannare dalle possibili strade facili verso il successo rapido e di massa, anzi, è rimasta sui suoi passi, il che non è così irrilevante come si potrebbe superficialmente pensare. Disco non perfetto, ma con una bontà intrinseca che sarebbe da stolti non riconoscere od approvare: le carte per andare avanti, e bene, ci sono.





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