Arcanum Sanctum
Veritas Odium Parit

2012, Buil2Kill Records
Death Metal

Recensione di Lorenzo Zingaretti - Pubblicata in data: 12/01/13

From Russia with...hate. Parafrasando il titolo di un famosissimo film dell'altrettanto celebre saga dell'agente segreto James Bond, in arte 007, si può introdurre il discorso relativo agli Arcanum Sanctum, gruppo a cavallo tra death metal melodico e thrash tecnico, provenienti proprio dall'immenso paese euroasiatico. Per la verità, nonostante le dimensioni, la proposta musicale russa non ha mai brillato per quantità di band: è con curiosità allora che ci mettiamo all'ascolto di questo “Veritas Odium Parit”, nella speranza di restare colpiti da un prodotto originale.

In realtà bastano pochi minuti per rendersi conto che, di russo, gli Arcanum Sanctum hanno solo la madre patria. Si potrebbe dire piuttosto che provengano da un paese scandinavo, Finlandia o Svezia a piacimento, e abbiano – in perfetto stile vichingo – effettuato qualche viaggetto al di là dell'oceano. Infatti quello che esce dalle casse dello stereo è il più classico misto tra death melodico di stampo nordeuropeo e thrash tecnico di matrice statunitense. In parole povere: In Flames, Soliwork, Children Of Bodom (soprattutto nell'approccio vocale) da una parte, Nevermore e mille altri cloni dall'altra...

Che poi i nostri russi il loro lavoro lo sanno fare discretamente, e la mezz'ora di riffoni tecnici, cavalcate di doppia cassa e scream al vetriolo scorre benissimo, soprattutto se si tende ad avere un debole per il genere, e per i gruppi già citati. La produzione è molto buona, e lo dimostra un sound pieno, corposo, adatto a risaltare la padronanza degli strumenti da parte dei musicisti della band. In alcuni casi poi si avvertono anche altre influenze ancora più moderne, relative alla scuola metalcore americana, negli incastri tra chitarre e batteria (per fare un altro nome, non mancano gli echi dei Trivium).

In definitiva non me la sento di bocciare gli Arcanum Sanctum: “Veritas Odium Parit” è un disco onesto con pregi e difetti, che pecca sicuramente alla voce “originalità” ma che può appassionare per un certo numero di ascolti. Il problema maggiore, alla fine, è sempre quello: perché spendere soldi (e tempo) per sentire una mera copia di altri gruppi che queste cose le hanno fatte meglio, peraltro in un passato neanche troppo remoto?



01. The Explorer

02. When Truth and Knife Unite

03. Rain Imprints

04. Beware the Dreamer

05. The Last Drops of Sanity

06. From Misery to Purpose

07. In Memory of...

08. My Butterfly

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