Lacrimas Profundere
The Grandiose Nowhere

2010, Napalm Records
Gothic

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 30/04/10

Sembrava quasi che i “bollenti spiriti” del gothic rock di scuola scandinava si fossero placati, subito dopo l'uscita di “Back In Blood” dei The 69 Eyes, forse l'unico disco del genere che nel corso dell'ultimo lustro sia riuscito a sbaragliare una concorrenza così agguerrita. Ma i Lacrimas Profundere, come ben sappiamo, sono una band estremamente prolifica, che può tranquillamente permettersi di ignorare l'andamento del “mercato”: ciò che li spinge a pubblicare un disco ogni due o tre anni è, con tutta probabilità, il grande successo raccolto grazie ad album orecchiabili ed accattivanti quali “Filthy Notes For Frozen Hearts” (2006) e “Songs For The Last View” (2008). La presenza del “sex symbol” Rob Vitacca dietro al microfono, inoltre, potrebbe rappresentare per le ragazzine “dark” di mezzo mondo un motivo altrettanto valido per acquistare i dischi del quartetto tedesco. Senza dimenticare che la fama dei Nostri è aumentata in maniera esponenziale quando i re indiscussi del genere, gli HIM di Ville Valo, hanno deciso di abbandonare queste sonorità in favore di composizioni più vicine ai gusti del grande pubblico...

The Grandiose Nowhere”, il nono album di una formazione che ha letteralmente cambiato faccia rispetto agli esordi doom, suona quasi come un tributo a quelli che furono gli anni d'oro del genere, anni in cui le due band sopraccitate suscitavano ancora un discreto interesse. Dobbiamo infatti ammettere che in questo disco c'è molta più sostanza di quanta ve ne fosse nei suoi predecessori.  I cari Lacrimas Profundere hanno detto addio ai ritornelli stucchevoli ed agli arrangiamenti all'acqua di rose di un passato non troppo lontano. I suoni di “The Grandiose Nowhere”, curati ancora una volta da John Fryer (HIM, Depeche Mode, Paradise Lost), sono potenti e cristallini e garantiscono una resa sonora molto più vicina a produzioni metal che ad un disco degli HIM. Lo dimostra chiaramente la grezza opener “Be Mine In Tears”, immersa in un trascinante spirito hard rock, ma anche la più oscura “The Letter”, coi suoi intrecci di chitarra e tastiera, si muove bene in questo senso, riservandoci più di una sorpresa. Persino il cantante Rob Vitacca si comporta ottimamente, riuscendo nella difficile impresa di emulare i colleghi Jyrki e Ville senza scadere nel plagio.

Purtroppo questo discorso s'applica con estrema difficoltà alle restanti tracce dell'album, molto meno ispirate rispetto ai brani posti in apertura. “Lips” è praticamente la brutta copia di una qualsiasi hit targata The 69 Eyes; la semi-ballad “I Don't Care” vorrebbe suonare come gli HIM dei primi dischi, con un lungo assolo finale che tanto ricorda la celebre “When Love And Death Embrace”, ma la noia è sempre dietro l'angolo. Nella parte centrale dell'opera quasi si fatica a distinguere una canzone dall'altra. I ritmi, le melodie, gli arrangiamenti: l'encefalogramma del disco è quasi sempre piatto e i sussulti, ahimè, sono ben pochi. Giusto “The Fear Of Being Alone” svolge bene il proprio dovere, grazie ad un dialogo costante tra chitarre e pianoforte che incolla la mente dell'ascoltatore all'ossatura del brano. “My Little Fear” ci travolge invece con la carica di un sintetizzatore che ne sottolinea egregiamente il carattere nervoso. La conclusiva “No Matter Where You Shoot Me Down”, infine, si fa notare in virtù di una linea vocale più dinamica e di un'influenza 80's più marcata. Il resto, purtroppo, piacerà solamente ai fan più sfegatati del genere, gli unici ai quali, probabilmente, non cadranno le braccia nell'ascoltare i versi banali e smielati di una scontatissima “Dead Heart Serenade”.

Fatte le dovute premesse, toccherà a voi decidere da quale parte stare: i Lacrimas Profundere di oggi sono una band senza arte né parte, appetibile soltanto ad una fetta ben definita di pubblico. Quindi, sebbene “The Grandiose Nowhere” sia un disco a tratti piacevole, sarebbe più utile prendere in considerazione l'idea di ascoltare band (e intere scene musicali) un po' meno inflazionate.



01. Be Mine In Tears

02. The Letter

03. Lips

04. I Don't Care

05. Her Occasion Of Sin

06. A Plea

07. Not For Love

08. The Fear Of Being Alone

09. My Little Fear

10. Side

11. Dead Heart Serenade

12. No Matter Where You Shoot Me Down

Recensione
Tame Impala - The Slow Rush

Intervista
Dropkick Murphys: Matt Kelly

Intervista
Sabaton: Hannes Van Dahl

LiveReport
Slipknot e Behemoth: così parlò la maschera, il racconto del concerto di Milano - Assago (MI) 11/02/20

Recensione
Green Day - Father Of All...

Intervista
Delain: Charlotte Wessels, Martijn Westerholt