Fiction Plane
Sparks

2010, Roadrunner Records
Pop Rock

Una buonissima prova per il figlio di Sting e la sua giovane band.
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 11/05/10

Nel mondo della musica è sempre difficile convincere e dimostrare di avere buone capacità. Lo è ancor di più se sei figlio di chi, per anni ed ancora oggi, è considerato un pilastro portante del genere. Nel caso specifico dei Fiction Plane la situazione, se vogliamo, è resa ancor più gravosa per via dell’incredibile somiglianza tra la voce di Joe Sumner e quella del ben più famoso genitore Gordon Matthew Thomas Sumner, noto ai più come Sting. Fortunatamente, benché siano presenti inevitabili rimandi ai Police, non solo nel cantato ma anche nello stile compositivo generale, il trio inglese possiede una precisa identità e capacità esecutive di tutto rispetto.


Sparks”, loro terzo album (quarto, se si tiene conto del live “Paradiso” del 2009), è un’ottima sintesi tra passato e presente, la dimostrazione di come, pur non nascondendo di attingere idee dalle opere dei Police, si possano creare uno stile ed un lavoro freschi e carichi di una certa personalità. “You Know You’re Good (La La La Song)” introduce l’ascoltatore nel mondo dei Fiction Plane in maniera energica, grazie ad un ottimo lavoro di gruppo che sin da subito si mostra assai affiatato. La successiva ballad “Out Of My Face” prende spunto dalla discografia della band del padre di Joe, risultando comunque molto gradevole ed ottimamente eseguita, così come il singolo “Push Me Around”, ottimo biglietto da visita che racchiude in sé le principali capacità del trio. In “Talking” e “Revenge” si intravedono, invece, delle influenze provenienti dalla nuova ondata di rock britannico.


Eccellente e professionale il lavoro operato in sala di missaggio da parte dei produttori: il suono di “Sparks” è limpido, incisivo dove serve, non lascia in ombra alcuno strumento, anzi, dove è possibile viene sfruttata la struttura dei brani per esaltare ora alcuni passaggi di basso (“Tommy”, “Humanoid”), ora assoli chitarristici (essenziali e perfettamente integrati nell’essenza stessa delle canzoni), mentre l’ottimo lavoro del batterista Pete Wilhoit è sempre in primo piano (non si riscontrano particolari virtuosismi, ma in maniera paradossale si può affermare che la sua forza risiede proprio nel non strafare inutilmente, nel rimanere essenziale e pulito in ogni circostanza).

 

Come già detto, la voce di Joe Sumner è incredibilmente simile a quella del padre; a tratti si potrebbe persino avere il sospetto che al microfono ci sia lo stesso Sting (ad esempio in alcuni passaggi di “Russian LSD”). Eppure, tutto ciò non è necessariamente limitante: il leader dei Fiction Plane riesce a sfruttare le proprie corde vocali al meglio, e, per quanto sia difficile distanziarsi da inevitabili paragoni, riesce a cantare armonie con una buona dose di personalità, ove possibile, supportato a dovere da ottimi arrangiamenti, come nella bella “Denied” posta in chiusura.


“Sparks” si lascia assaporare con grande naturalezza. Sin dal primo ascolto si rimane piacevolmente avvolti dal buon rock scaturito dall’affiatato lavoro dei tre musicisti, e la voce familiare può, in certi casi, facilitare l’approccio verso questo gruppo dall’indubbio potenziale. Grandi capacità concretizzate egregiamente: ecco quello che traspare da quest’album, ecco cosa sono i Fiction Plane. Ad ogni nuovo ascolto si ha la sensazione che i Nostri possano migliorare ulteriormente, a conferma di un potenziale davvero elevato. Teneteli d'occhio.





01. You Know You’Re Good (La La Song)
02. Out Of My Face
03. Push Me Around
04. Talking
05. Revenge
06. Two Sparks
07. Tommy
08. Humanoid
09. Zero
10. Russian LSD
11. Denied

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