Amorphis
Silent Waters

2007, Nuclear Blast
Gothic

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 17/05/10

Gli Amorphis, un gruppo che, già dal nome, lascia intendere la sua principale caratteristica, quella di produrre, di volta in volta, album senza forma precisa, nati dalla commistione di generi e stili musicali disparati, regalando a praticamente a ogni uscita vere e proprie perle sonore:“Silent Waters” del 2007, è sicuramente una di queste.

L’opener “Weaving The Incarnation” può ricordare ai più gli Opeth, con l’alternanza tra solenne epicità delle chitarre e gli scambi tra un growl rabbioso e voci pulite di una nitidezza ed una calore superlativo. Non deve però trarre in inganno, tutto l’album non seguirà questa linea espressiva ma, come vedremo, si attesterà su un piano molto più malinconico, seppur sempre dominato da una certa presenza epica. Se la seconda traccia prosegue un po’ i tratti della precedente, è con la titletrack che si avverte un primo cambio stilistico: qui il cantato è infatti in clean, e l’intreccio tra il malinconico testo e gli arabeschi delle chitarre (che esplodono con gran potenza emotiva nel ritornello), da alla luce un brano impetuoso ma veramente espressivo, di sicuro uno dei picchi di tutto il disco.

A seguire “Towards and Against”, con un incedere sempre più veloce che culmina in un chorus in cui tirate voci a metà tra growl e scream salgono di intensità parallelamente al ritmo dell’intera traccia.
Uno dei momenti più epici e sontuosi è però “I of Crimson Blood”, nella quale cominciamo ad intuire una certa vena prog nel lavoro dei finlandesi, un prog venato però da una linea introspettiva che, da questa canzone in avanti, sarà la guida principale delle successive canzoni. Credo sia impossibile non sentirsi coinvolti da questo brano, nel quale sembrano aprirsi davanti agli occhi lande gelate, cavalli corazzati sbuffanti e pronti al galoppo in guerra e spade ed armature appoggiate alle pareti di una capanna riscaldata da un falò. La malinconia subentra al pathos epico in “Her Alone”: lenta, quasi doom nel suo incedere, il pezzo realizza un ideale connubio chitarra-voce pulita-tastiere, unione questa che tratteggia una melodia di indubbio spessore, solenne seppur tremendamente triste e orgogliosamente sommessa. Passando per la quasi folk-acustica “Enigma” si arriva a “Shaman”, dove di nuovo l’andamento “guerrafondaio” prende il sopravvento. Ma non è un pacchiano esercizio di stile, è tutto estremamente ben fatto e congeniale allo spirito dell’album: non c’è tecnica fine a se stessa, ma solo grande passione. Da notare poi l’intermezzo a metà traccia, dove di nuovo si riaffaccia il folk a fare da ponte tra le due parti.

Il disco chiude in maniera poetica e trionfale con “Black River”. Questa canzone riprende tutte le linee guida del disco, le riallaccia e lo chiude. Di nuovo la solennità e la maestosità del ritornello sono perfettamente intrecciate al superbo lavoro delle chitarre e della voce, quasi il canto potente e disperato di un re che lotta per riconquistare quanto ha perduto. Davvero una traccia significativa, da ascoltare e riascoltare. Anche “Silent Waters” trae spunto (come altre produzioni dei finnici) dal Kalevala, raccolta di poemi epici nazionali. Oltre a continue citazioni nei testi un ottimo rimando al concept può essere rintracciato anche nell’artwork creato per il disco. Opera di Travis Smith, la cover ritrae un nobile cigno rosa che nuota nel paludoso e stagnante fiume della morte, di un grigio spettrale nemmeno lontanamente illuminato dalla luna piena... E fidatevi, poche volte una copertina è stata tanto attinente e ha saputo riflettere in maniera così forte le tematiche e le melodie delle canzoni contenute nel disco.

Dopo “Tuonela” (e forse più di “Tuonaela”) gli Amorphis incupiscono di nuovo i colori dei loro quadri musicali. “Silent Waters” è un disco epico e fortemente malinconico, che al death metal degli esordi (ormai rintracciabile solo come base preparatoria del suono dei Nostri) aggiunge importanti elementi di gothic e folk. E’ un album incredibilmente ben fatto e curato, dotato di un fascino tutto suo che, ne sono certo, vi conquisterà sin dal primo ascolto.





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