A Backward Glance On A Travel Road
A Backward Glance On A Travel Road

2009, Autoproduzione
Alternative Rock

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 26/05/10

Recensione a cura di Andrea Pizzini

 

Nonostante la tecnologia ci permetta di accedere a quintali di informazioni in pochi secondi, è curioso, oserei dire quasi paradossale, imbattersi in dischi davvero notevoli così quasi per caso. Girovagando tra i vari blog musicali, l'occhio mi è caduto sul chilometrico monicker di questo due francese, che pubblica il suo debutto senza l'appoggio di un'etichetta; quest'ultima notizia mi ha lasciato perplesso, perché si mettono sotto contratto band che dovrebbero zappare la terra, al di là del genere proposto (visto che non faccio le crociate contro e/o pro un genere in particolare), e si lasciano sul campo acts molto validi e promettenti, come nel caso dei francesi in questione.

La band poggia le sue forze sull'estro e la fantasia di Emmannuel Jessa e Thibault Lamy, che costituiscono anche il nocciolo di un'altra band sperimentale chiamata Hypno5e. Sperimentale è anche il genere proposto in queste sette tracce, perché nessun brano presenta al suo interno stilemi e trademarks facilmente riconducibili ad un singolo genere, spaziando di fatto attraverso un ampio spettro di toni e colori, per un risultato finale che ha del sorprendente. Ma dove risiede l'estro e la genialità? Probabilmente in quell'angolo remoto nel profondo dell'anima, un angolo che pochi fortunati riescono a scovare e stimolare ulteriormente. Brani dal minutaggio misurato (l'opener “Regular Barbarity”, con i suoi sei minuti e mezzo, è il brano più lungo del disco) hanno il vantaggio di non affaticare l'ascoltare, magari poco avvezzo a certe miscellanee stilistiche.

Il cantato è vario, si passa dalle spoken words molto evocative, ai vocalizzi suadenti che rimandano ad un'altra band di spessore, gli In The Woods; la scelta del doppio idioma, francese ed inglese, non intacca la fruibilità delle liriche, anche se personalmente con la musica proposta avrei optato solo per la lingua madre, più delicata e romantica. Momenti acustici, quasi folk, si alternano ad ariose aperture progressive, il tutto strizzando l'occhio ai seventies (anche come produzione, assolutamente asciutta e priva di orpelli “bombastici” altrimenti fuori luogo) e quasi in un lampo passano i trentasei minuti di durata del disco: questo la dice lunga sulla bontà del songwriting dei nostri.

Citare le singole canzoni è inutile, perché ci troviamo tra le mani un piccolo gioiellino che va gustato tutto d'un fiato, magari al buio, dopo una dura giornata di lavoro. A chi potrebbe piacere? Sicuramente a chi mastica di progressive (rock o metal poco importa), di avantgarde, di shoegaze. Facendo qualche nome, anche se non particolarmente correlati, direi In The Woods, Tactile Gemma, Atrox, Misanthrope... ma anche Still Life e Minimum Vital.. Ehm? Cosa fate ancora li? Correte ad ascoltarvi questo ricco compendio di emozioni, c'è da godere in abbondanza!





01.Regular Barbary

02.Falling

03.Johnny Got His Gun

04.In Absentia I

05.In Absentia II

06.Hier Regnant Desert

07.Approximativement Moi

Speciale
Black Sabbath: "Heaven And Hell / Mob Rules: Deluxe Edition"

Recensione
A Day To Remember - You're Welcome

Recensione
Architects - For Those That Wish To Exist

Intervista
Anneke Van Giersbergen: Anneke Van Giersbergen

Recensione
Epica - Omega

Recensione
Alice Cooper - Detroit Stories