Smashing Pumpkins
Siamese Dream

1993, Virgin/EMI
Alternative Rock

Recensione di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 27/05/10

Il 1993 è lontano, vale la pena di tornare così indietro per ascoltare del buon alternative rock? Non è che siamo nostalgici: il punto è che l'impatto di “Siamese Dream” non risparmia nessuno. Duro eppure melodico, arrabbiato eppure in lacrime. Suona più 90s di qualsiasi altro sound quello di questi Smashing Pumpkins, eppure ancora irresistibile e stupefacente: un vero monolite rock.

 

Nonostante sia col successivo LP "Mellon Collie" che Billy Corgan lancerà le sue hit più vendute, su tutte "1979", è con "Siamese Dream" che assistiamo al suo assoluto stato di grazia compositiva: nessuna caduta di stile. Ma come suona questa sua creatura? Le influenze sono molteplici, si potrebbe descrivere come una sintesi tra noise, hard rock e uno spiccato talento melodico. Billy prende elementi di sound alla My Bloody Valentine e li trasporta in un formato assai più dirompente e diretto. Non dimentichiamo poi che siamo in piena era grunge ed anche i quattro di Chicago richiamano il Seattle sound, senza però apparire altrettanto "malati".

Lasciando perdere il giochino di richiami e di influenze, l'aggettivo che viene da attribuire a "Siamese Dream" è "compatto"; i brani, infatti, non si perdono mai per strada. Spesso delle distorsioni lancinanti ci investono come onde d'urto appropriandosi di melodie ora vagamente eteree ("Today") ora decisamente più cattive ("Quiet"). Ma anche no: chitarre acustiche, dolci, dolcissime come in "Sweet Sweet", oppure lo sperimentato gioco oasi di pace/rumore caro a gran parte del movimento grunge. In ogni caso sono la voce inconfondibile di Corgan e un batterista travolgente ed unico come Jimmy Chamberlin ad accompagnarci.

 

Iniziando l'ascolto, ci accoglie già il brano migliore della carriera degli Smashing: "Cherub Rock". Un rullo di tamburi, due. Poi un bicordo pulito, ripetuto sempre più forte. Entra il basso e sotto crescono i rintocchi di Chamberlin; di lì a un attimo il pezzo deflagra con una chitarra molto distorta, che ha l'effetto di un terremoto, e solo dopo Billy ci mostra un riff che da solo varrebbe l'intero disco. Per tutto il brano non ci abbandona un inferno di fuzz, tra melodie minimali e varie trovate di grandissimo effetto che culminano in uno splendido crescendo finale. Ma le sorprese arriveranno una dietro l'altra. "Today" è una canzone che fa davvero sognare, oltre a immergerci in quel suono inconfondibilmente anni ‘90 di cui s'è parlato. Parte "Rocket" e una chitarra dalle strane sonorità ci spiazza, mentre "Disarm", pezzo acustico-orchestrale tormentato e doloroso è uno dei vertici dell'album sia per testo sia per melodia. Impossibile non menzionare poi la tiratissima "Geek U.S.A.", nella quale il batterista ci mitraglia con acrobazie su acrobazie mentre i Nostri rivelano le loro influenze metal. Discorso analogo per il lungo baccanale psichedelico di "Silverfuck": per goderselo appieno si consiglia l'assunzione di un buon allucinogeno. Le ultime perle offerte sono "Mayonaise", vincente cavallo di battaglia di Corgan e soci nonché magnifico manifesto della loro musica, e poi "Spaceboy" che mostra nel migliore dei modi il loro lato morbido e melodico, mai scontato o artefatto.


Dobbiamo ammettere che se gli Smashing Pumpkins di oggi non godono fino in fondo della bontà di ciò che composero in passato, ma è anche un po' per colpa loro, a causa delle pubblicazioni successive al 1998, molto sottotono. Questo fattore è costato la buona fama alla band che, a differenza di altre icone degli anni ‘90 come Pearl Jam e Nirvana, non attrae altrettanti giovani ascoltatori "alternativi".Ed ecco qui l'utilità di una recensione: nonostante le cadute successive degli Smashing Pumpkins, "Siamese Dream" è un disco da recuperare ed ascoltare prima di morire, garantito.





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