dARI
In Testa

2010, Virgin/EMI
Pop Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 19/06/10

Oh, io lo so perché siete entrati a leggere questo articolo. Siete qui perché volete leggere quella che ritenete essere una legittima, facile e gratuita stroncatura – possibilmente ricca di acida ironia e sberleffi – verso una delle formazioni più detestate d’Italia, quella dei valdostani/torinesi dARI. Prima di vedere se sarò in grado di soddisfare questa vostra brama, mi concedete un poco di dietrologia mista a retorica? Poca poca, lo giuro; cercherò di essere il meno noioso possibile, mi impegno seriamente per raggiungere lo scopo. Allora... Posso ormai affermare di essere un esperto della cosiddetta new wave of emo tutta italiana: dARI, Lost, Finley… Bene o male, ho avuto seriamente a che fare con tutti loro, e per ognuna di queste esperienze ho cercato di andare oltre quello che potrebbe essere la via più semplice, ovvero il gratuito sbeffeggio che non torna utile a nessuno: né alla band, né a me come “critico”, né tanto meno a voi come lettori. Quindi, mi spiace: abbandonate pure la pagina se fate parte del gruppo “stroncatura con sonoro 3 in arrivo!”. C’è ancora qualcuno qui? Bene, proseguiamo.

Ho notato un particolare in tutti i gruppi che ho citato sopra (vi lascio aggiungere all’elenco anche i nuovi di zecca Blind Fool Love): si tratta di formazioni che, musicalmente parlando, non sono affatto deprecabili, ma che spesso si accompagnano ad una vacuità di contenuti davvero disarmante, mista ad atteggiamenti non condivisibili che hanno trasformato l’aggettivo “emo” in un insulto. Un aspetto preoccupante: questa è musica per teenager, e se il senso di musicalità che i ragazzi di oggi chiedono è questo… beh, diventa piuttosto duro per un giornalista musicale come me (nei gusti del quale non rientra certa musica priva di contenuti) condividere la cosiddetta “TRL-generation”. Può passare per un delizioso guilty pleasure una volta svezzati, ma ritengo che la musica da ascoltare in formazione debba lasciar trasparire un minimo di ideologia, messaggio, substrato. Perché se sei culturalmente pigro a 14-16 anni, a 30 sei praticamente morto.

Scusate la digressione, proseguiamo. In questo marasma emo, trovo che si salvino parzialmente i Lost (che perlomeno tentano di scrivere testi un minimo elaborati, di costruire un’immagine non eccessiva per coprire eventuali lacune musicali), mentre, di contro, i dARI erano assolutamente senza scusanti. Il precedente “Sottovuoto Generazionale” (un titolo, un programma) era effettivamente un album brutto. Lo era perché oltre ai difetti che i dARI congenitamente dimostrano di avere (e che ritroviamo puntualmente in questo “In Testa”, ovvero voce stonata ed immagine piuttosto pretestuosa), l'album in questione proponeva delle canzoni effettivamente brutte, neanche suonate troppo bene, e su 12 pezzi era già dura salvarne due. Tuttavia si intravedevano cose interessanti: il synth rock di questi ragazzi, se ben formulato e plasmato, avrebbe potuto ambire a risultati più significativi.  

Arriviamo, finalmente, ai giorni nostri. Com’è questo disco? Vi dirò: musicalmente i dARI hanno fatto passi da gigante, e la parte del leone la fa Cadio. Semplicemente irresistibili, difatti, i suoi synth: unti, glaciali, groovy e melodici, spesso salvano da soli il destino di canzoni scricchiolanti come “Difettosa” e “Chiediti Perché”, mentre semplicemente entusiasmano in canzoni tutto sommato godibili come le plumbee “Toccami Il Cuore” e “Da Me” (brani gemellari, in un certo senso), piuttosto che nell’iniziale “Più Di Te”, totalmente ‘80s come d’altronde il mercato insegna da almeno un anno a questa parte. Figuratevi che, nel mucchio, c’è anche spazio per una chiusura quasi industrial (“Bonjur”)! Poi, certo, nella parte centrale troviano spazio tre pezzi sinceramente improponibili: la ballad “Di Nuovo” non è davvero tollerabile (scommetto, ahimè, che diventerà un singolo…), “Non Mi Far Mancare” ricorda i dARI del passato, quelli fortemente sgrammaticati, mentre “Esco” è un’altra ballad stile “Serenata Rap”, un brano che conferma il fatto che i dARI, dai lenti, devono stare il più possibile alla larga. Ma c’è dell’altro in questo cd, spero di avervelo fatto capire! C’è una band che ha saputo scrivere testi non particolarmente brillanti, ma perlomeno formulati in italiano corretto, non astrusi ed assurdi come negli album precedenti, piuttosto che perennemente fossilizzati sul tormentone da strada (certo, mi riferisco alla “Wale”); c’è una band che ha saputo trovare bluvertighiane ispirazioni nella musica, mood ottantiani pregevoli, anche se decisamente abusati.

Bene, che voto mettiamo? Come chiudiamo il cerchio? Cari dARI, mi spiace ragazzi, ma ancora non siete sufficienti. Riconosco l’impegno, riconosco le migliorie ed i passi da gigante, ma ancora non posso approvare con convinzione una musica dai contenuti così labili. Lo so che potrebbe essere tutta colpa della “generazione Lucignolo”, però agli artisti è lecito chiedere di andare oltre, di astrarre con la loro musica, di arricchire. Purtroppo, nei dARI non c’è ancora nulla di particolarmente arricchente, allo stato attuale. C’è però qualcosa di godibile, qualcosa che lenisce il fastidio dell'ascoltatore più scettico. Una direzione che, in futuro, potrebbe in qualche modo redimere questa band.

In virtù di tutto quanto scritto sinora… il voto è lì in basso. Totalmente neutro.



01. Più Di Te
02. L’Amore Ci Chiama
03. Da Me
04. Difettosa
05. Di Nuovo
06. Non Mi Far Mancare
07. Esco
08. Chiediti Perché
09. Toccami Il Cuore
10. Bonjour

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