Katatonia
Discouraged Ones

1998, Peaceville Records
Gothic

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 02/08/10

Discouraged Ones” dei Katatonia, datato 1998, rappresenta forse l’apice stilistico del “nuovo corso” della band (quello lontano dal doom iniziale, per intenderci). Per la prima volta nella carriera della band svedese si fa tangibile l’avvicinamento a certe sonorità che poi faranno la fortuna del gothic metal: melodie malinconiche, autunnali, lente (perché comunque il doom è ancora parte integrale delle canzoni), un cantato solamente clean (qui ancora non perfetto,  Jonas Renkse migliorerà in seguito, anche se tutto sommato nell’insieme del disco fa la sua figura) e soprattutto un alone ereditato dalla darkwave ottantiana (nella ristampa in formato digipack del disco, edita nel 2007 dalla Peaceville, è presente una traccia, “Scarlet Heavens”, che può essere vista come un tributo a questa importante corrente musicale).

La scaletta abbonda di pezzi bellissimi, accomunati dalla voglia dei Nostri di scandagliare a fondo le sensazioni più depresse e le emozioni più negative che caratterizzano la vita di tutti i giorni, un cupo male di vivere che attanaglia coloro che ormai hanno perso ogni speranza (appunto, i “discouraged ones”). Le chitarre, ora robuste e massicce, ora acustiche e cullanti, costituiscono un muro sonoro difficilmente valicabile ma avvolgente, un maglio che colpisce sin dalla prima “I Break” e che continua a farlo sino all’ultimo pezzo (salvo qualche sporadico intermezzo o caduta di tono). I brani posti in apertura sono tutti pregevoli: “Deadhouse” è imperniata su una melodia che i fan dei Katatonia conoscono perfettamente (perché, ahimé, talvolta da loro stessi abusata), un’intro rockeggiante, un verso notturno e riflessivo e di nuovo un’esplosione elettrica. I primi rallentamenti cominciano ad avvertirsi con “Cold Ways”, brano tutto sommato tra i più pesanti ed opprimenti sinora ascoltati nel disco, che inaugura quella che sarà la tendenza più significativa della seconda metà del lavoro: atmosfere soffocanti, a tratti introspettive, a tratti massicce (quindi fortemente debitrici nei confronti del doom), ma sempre di grande qualità. Si arriva faticosamente in fondo a “Gone”, per via di un cantato più sgraziato e di un pesantissimo rallentamento di tutte le componenti del pezzo (dalla voce alla sezione ritmica, passando per le chitarre); si arranca in “Last Resort”, per poi tornare con “Nerve” al gothic/doom di inizio disco. Si rallenta di nuovo bruscamente con “Saw You Drown” e con la finale, bellissima, “Distrust”. Cito infine quello che ho definito in apertura come l’omaggio dei Nostri alla darkwave, “Scarlet Heavens”: un brano lunghissimo, che non sembra neppure appartenere ai Katatonia, un deciso balzo di una decina di anni indietro. Basso pulsante, chitarre invernali ed ipnotiche, una voce profonda che immancabilmente riporta alla mente tantissimi cantanti di quell’epoca (o altri interpreti che a quell’epoca devono molto). Canzone che reputo eccezionale, forse leggermente lunga, ma di grande impatto.

Torno a ripeterlo, “Discouraged Ones” è, insieme a qualche altro disco (penso, ad esempio, ad “Irreligious” dei Moonspell, “Alternative 4” degli Anathema e “Draconian Times” dei Paradise Lost) un capitolo di vitale importanza per il gothic metal tutto (come per il gothic rock) che, dopo pochi anni, imperverserà un po’ ovunque. Talvolta sfociando nel manierismo, talvolta aprendo nuove strade, ma sempre e comunque facendo riferimento ad album storici come questo.




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