The La's
The La's

1990, Go! Discs
Pop Rock

Recensione di Alberto Battaglia - Pubblicata in data: 12/09/10

Metteresti la mano sul fuoco, scommettendo che questa musica è uscita secoli prima degli anni ’90; è ovvio cadere nell’errore, proprio perché quella di Lee Mavers & co. fu in fin dei conti una restaurazione. Però la cosa curiosa è che questo album, insieme al debutto degli Stone Roses, fu il più preveggente rispetto alla virata sessantiana che la musica inglese prese a partire dalla metà degli anni ‘90. “The La’s” “andò avanti” tornando indietro; gli anni dei sintetizzatori, dell’elettronica, dei ritmi disco non lasciano la minima traccia di sé in questa musica. Una musica che colpisce per naturalezza, cura melodica e per la sua dolcissima nostalgia. Canzoni che sono ognuna un piccolo gioiellino di pop acustico, pezzi da suonare con la propria chitarra in riva al fiume. Questa band diede il via al brit pop, lo confesserà perfino Noel Gallagher, e ne costituisce il lato più vero, lontano dal commerciale, e proprio per questo anche il lato meno noto tra i meno appassionati del genere. Giocò a sfavore anche la precoce fine della band che pubblicherà unicamente questo LP, fra l’altro con mille ritardi dovuti al perfezionismo di Mavers. La buona notizia, d’altronde, è che il lavoro è praticamente perfetto, senza età. Non rende molto giustizia alla freschezza del disco fare un listone delle influenze che hanno formato il suono The La’s, ma giusto per rendere l’idea considerate i primi Who, i Rolling Stones più country di “It’s All Over Now” e, ovviamente, i soliti Beatles. Siamo sempre alla fine degli anni Ottanta, lo sguardo retrospettivo è decisamente accentuato: chi avrebbe scommesso che la formula avrebbe fatto successo?

Se vi state chiedendo quali siano le tracce lasciate concretamente dalla band di Mavers non si può girare intorno a quella che è la loro canzone più popolare, nonché la loro unica canzone più o meno nelle orecchie di tutti: “There She Goes”. Una di quelle canzoni romantiche che senti in certi telefilm per teenagers non te l’aspetteresti mostrarsi nella sua natura di ode all’eroina neanche troppo velata. Tale è, invece, e t’avvolge nel suo tepore e nella sua delicatezza. Dato questo vertice, si nota con piacere che questa non è una gemma isolata all’interno della scaletta. E’ innanzitutto una “Timeless Melody” a ribadire il talento fiorito in questi ragazzi: sembra nostalgia, sofferenza tenue e dolce come un bacio d’addio, a spiccare il volo tra le note di una vera melodia fuori dal tempo.
Riprendono vita le atmosfere spumeggianti del più fiero Mersey Beat anni Sessanta, come nelle trascinanti “Feeling” e “Failure”, in quella “I Can’t Sleep” che fa molto Who, o nella kinksiana “Freedom Song”.

Il territorio del rock a vocazione orecchiabile non viene certo sconquassato, ma è difficile chiedere molto di più: soprattutto dopo essere salpati per la lunga e sempre più solenne ballata finale: “Looking Glass”, cantata con levità su un commosso giro di chitarra, è il finale in crescendo che lascia pienamente soddisfatti dell’intero viaggio. Guardandosi indietro sono poche le macchie lasciate da questo squisito album, cui si può imputare, al più, una certa sbornia vintage che, com’è ovvio, non può accontentare chi pretende sonorità à la page. Non solo “The La’s” è l’album da regalarsi per capire il punto di partenza del revival brit pop, ma è soprattutto un disco tra i più riusciti del pop made in the U.K, una piccola perla. Si sciolgono dopo questo debutto, i La’s, lasciando dietro sé un alone evanescente e affascinante, come se in fondo non fossero mai davvero esistiti.



01. Son Of A Gun
02. I Can't Sleep
03. Timeless Melody
04. Liberty Ship
05. There She Goes
06. Doledrum
07. Feelin'
08. Way Out
09. I.O.U.
10. Freedom Song
11. Failure
12. Looking Glass

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