Amesoeurs
Amesoeurs

2009, Code 666 Records
Darkwave

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 01/12/10

L'attesa era grande per il primo (e unico) LP dei francesi Amesoeurs, seguito del fortunato EP “Ruines Humaines”, il quale aveva incuriosito non poco la critica, vuoi anche perché il mastermind del progetto era il cantante e chitarrista Neige, ideatore con i suoi Alcest di quel “Souvenirs D'un Autre Monde” che tanto aveva sbalordito e fatto innamorare la scena metal di qualche anno fa.

Il disco omonimo è un lavoro veramente degno di nota, pregevole nella gran parte dei pezzi che lo compongono, stilisticamente sui generis, in quanto tra i suoi solchi sono individuabili momenti shoegaze, post-punk, darkwave, industrial, death e black, tutti coesistenti in maniera perfetta. Non è un pastiche senza senso quello creato dai Nostri; è qualcosa di oscuro, decadente, degradante come il paesaggio urbano tratteggiato nella cover, caratterizzato da un romanticismo spettrale, sporco e serpeggiante (ben lontano dall’animo bucolico presente nel primo disco di Alcest), un affresco dai toni plumbei e sofferenti.

La strumentale “Gas In Veins” apre le danze, con la sua anima a metà tra l’industrial, la darkwave ottantiana e sprazzi di oscuro shoegaze: un breve assaggio di ciò che ritroveremo più avanti. Già dalla seconda traccia, “Les Ruches Malades”, non si può non rimanere stregati dalla voce di Audrey e dalle trame chitarristiche cucitele attorno dalla chitarra di Neige e del basso di Fursy, un pezzo stranamente orecchiabile, morbosamente ammaliante e affascinante. Questo brano costituisce uno dei momenti più rilevanti del disco, ma non è di certo il solo. Assolutamente degni di essere segnalati sono infatti “Heurt” (la prima traccia più aggressiva, con ritmiche quasi black fuse a chitarre shoegaze e ad una voce filtrata della cantante che si prodiga anche in scream isterici), “Recueillement” (splendido rock decadente con un annichilente Neige alla voce, spettrale e lancinante nelle sue urla), “Faux Semblants” (un omaggio alla darkwave, perfetta nel tinteggiare dolci atmosfere malinconiche), la titletrack (un rimando diretto ai Cure sin dall’apertura affidata alla combinazione basso pulsante-chitarre) e la conclusiva “Au Crépuscule De Nos Rêves” (il pezzo che meglio sintetizza lo stile del disco, con sprazzi melodici che rimandano addirittura a “Souvenirs D’un Autre Monde” e, di nuovo, il feroce e sofferente scream di Neige).

Ci sono leggere cadute di tono, composizioni che spiazzano, vuoi per la troppa violenza (retaggio dalla matrice black, si veda “Trouble”), vuoi per l’eccessiva orecchiabilità, ai limiti quasi del pop, ma sono lacune tutto sommato insignificanti, che scompaiono di fronte alla bellezza anche solo di certi fraseggi (penso giusto al finale dell’ultima traccia), per non parlare poi di intere canzoni. “Amesoeurs” fu un fulmine a ciel sereno: uscì nel momento peggiore per la band (che di lì a poco si sciolse, generando non pochi rimpianti), ma fu in grado di soddisfare diversi palati. I tanti generi messi sul piatto dai Nostri riuscirono (e riescono tutt’ora) a raggiungere ascoltatori di diverso tipo e background, sottolineando ancora una volta la vivacità della scena metal (underground e non, non necessariamente estrema) francese. Fermo restando ovviamente l’indubbia classe di Neige, che pare essere in grado di trasformare in oro qualsiasi cosa tocchi. Da riscoprire.





01. Gas In Veins
02. Les Ruches Malades
03. Heurt
04. Recueillement
05. Faux Semblants
06. I XII V XIX XV V XXI XVIII XIX – IX XIX – IV V I IV
07. Trouble (Eveils Infames)
08. Video Girl
09. La Reine Trayeuse
10. Amesoeurs
11. Au Crépuscule De Nos Rêves

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