Sole Remedy
Apoptosis

2010, Aftermath Music
Prog Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 06/12/10

Recensione a cura di Alekos Capelli

 

I Sole Remedy sono una giovane band finlandese, nata dall’unione di tre amici musicisti, Jukka Salovaara, Henry Silmonen e Toni Mäkinen che, come spesso accade per i gruppi scandinavi, associano alla giovane età e alla relativa freschezza discografica, una grande padronanza musicale e tecnica. Questo perché a differenza di quanto accade, ad esempio in Italia, nei paesi scandinavi la musica è davvero parte integrante della società, della scuola, e i giovani hanno dunque modo e opportunità di esprimersi al meglio in quest’ambito. Non stupisce dunque che l’ensemble finnico si dimostri, con questo suo secondo album ufficiale, "Apoptosis", già in grado di produrre un lavoro molto maturo e personale, complesso e stratificato.

Nel dettaglio l’album, un concept che prende il via dal concetto di morte programmata delle cellule, è un potente concentrato di metal, prog, e rock, che spazia su influenze anche molto lontane, come Opeth e Katatonia, Tool e Pain of Salvation, Dream Theater e Pocupine Tree. Il sound che ne deriva è un cangiante caleidoscopio molto carico di pathos, sia nei momenti più soft e acustici, come in "Comatose", la bellissima title-track, o "Solace", sia nei brani più tesi e diretti, ad esempio "Present Remorse", la strumentale "Ordeal", o "Wolf In Me". Il bello di quest’album è proprio come il gruppo riesca, tramite un ottimo lavoro in fase di composizione e arrangiamento, a far convivere le varie anime, le diverse sfaccettature che compongono la loro musicalità, creando il giusto equilibrio fra la parte più istintuale ed emozionale, e il lato più rigoroso e controllato.

I brani scorrono con fluidità e sebbene servano magari più ascolti per entrare bene in sintonia con i molti elementi che compongono l’album, l’immediatezza non viene mai meno. La band punta molto sulla propria sensibilità armonica, offrendo notevoli aperture melodiche, che a volte ricordano quanto fatto in certi lavori solisti da Devin Townsend, oppure i Tool dell’ultimo album. Per quanto riguarda il lato tecnico, come suggerito in apertura, siamo di fronte a musicisti dotati e capaci, sia dal punto di vista ritmico (si veda l’apertura di "Wolf In Me"), sia da quello solistico, come nell’intensa e drammatica "Past Decay". Anche il cantato, spesso tallone d’achille di gruppi metal con aspirazioni un po’ più elevate della media, si presenta all’altezza della situazione, con alternanza fra un growl moderato e mai eccessivo e vocals pulite sobrie e delicate, che ricordano, in certi frangenti, le timbriche di Steven Wilson.

Un plauso dunque al gruppo nella sua interezza, al quale si è aggiunto, in tempi recenti, anche un tastierista, che attendiamo in sede live per confermare tutte le ottime premesse che quest’album rappresenta.





01.Comatose

02.Present Remorse

03.Leave

04.The Burden

05.Ordeal

06.The Undertow

07.Apoptosis

08.Wolf in me

09.Solace

10.Past Decay

Intervista
Anneke Van Giersbergen: Anneke Van Giersbergen

Recensione
Epica - Omega

Recensione
Alice Cooper - Detroit Stories

Speciale
L'angolo oscuro #19

Intervista
Epica: Mark Jansen

Intervista
Sirenia: Emmanuelle Zoldan