Negramaro
Casa 69

2010, Sugar
Pop Rock

I Negramaro questa volta fanno un passo falso...

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 14/12/10

Album come “Casa 69” sono complessi da giudicare. Non tanto per le tematiche trattate, né per i testi, quanto per scelte stilistiche altalenanti che rendono difficile la realizzazione di un quadro generale del disco in esame. I Negramaro sono indiscutibilmente un gruppo talentuoso, in grado di azzeccare melodie da potenziali hit e di costruire, che piaccia o meno, album di una certa bontà. In questo caso, però, qualche trave della casa del titolo inizia a scricchiolare.

“Io Non Lascio Traccia” non brilla certo per originalità: se il ritornello risulta coinvolgente e con un buon ritmo, la strofa riecheggia fin troppo chiaramente “Muscle Museum” dei Muse, e quando ci si accorge di ciò subentra un certo senso di fastidio. La successiva “Sing-hiozzo” è il solito singolo radiofonico che il gruppo salentino propone da anni, con un buon testo, ma melodie che rimangono in mente giusto il tempo della canzone stessa, mentre il ritmo sostenuto e le buone implementazioni di elettronica di “Se Un Giorno Mai” risollevano, seppur di poco, una situazione iniziale tutt'altro che convincente. “Quel Matto Son Io” è la prima vera e propria ballata del disco, ed in questo caso Giuliano Sangiorgi e soci compiono un ottimo lavoro, tessendo un'atmosfera onirica, dolce e al tempo stesso velatamente inquietante, mentre “Dopo Di Me” ha un buon tiro grazie alla ritmica incisiva, ma lo stesso non si può dire del testo, il quale non convince fino in fondo (non che sia brutto, ma alcuni passaggi, soprattutto nella prima parte, potevano esser rivisti). I presupposti per un recupero qualitativo del disco vengono purtroppo all'apparenza stroncati, mi spiace dirlo, dal duetto con Elisa “Basta Così”, ballata melensa e fastidiosa, inutilmente enfatica e nel complesso superflua. Diventa davvero difficile ascoltare un disco che passa da queste clamorose battute d'arresto a brani al contrario molto buoni come “Voglio Molto Di Più”, “È Da Tanto Che Dormo?” (tra i pezzi migliori) e “Polvere” (lo sviluppo della canzone è sorprendentemente interessante); si rimane un po' storditi, anche un po' delusi, perché è innegabile che i Negramaro abbiano mezzi compositivi di tutto rispetto. La titletrack “Casa 69” sintetizza alla perfezione il concetto di “complessità” pronunciato ad inizio recensione: incipit orecchiabile, inciso anonimo, parte finale interessante e “piena” al punto giusto cercano di coesistere, ma il risultato è qualitativamente eterogeneo, non si riesce a capire se effettivamente ci sia qualcosa di buono o meno. Il rischio è quello di esser fuorviati e di giungere a conclusioni o troppo severe, od inutilmente incensanti.

In medio stat virtus”, dicevano gli scolastici medievali, ed è un'affermazione che si addice perfettamente a “Casa 69”. I Negramaro hanno fatto senza dubbio un passo falso questa volta, consegnandoci un album dove la qualità è fin troppo altalenante, e forse delle sedici tracce disponibili, quattro o cinque potevano tranquillamente non veder luce. Questi episodi non devono però offuscare la qualità presente in altri brani e, cosa non meno importante, una generale bontà dei testi. Tali elementi salvano i Nostri da una disfatta completa, ma la sufficienza stavolta è davvero risicata.





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