Goat the Head
Doppelgangers

2010, Aftermath Music
Death Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 21/12/10

Recensione a cura di Mauro Abbate

 

Giungono dalla Norvegia i Goat the Head, band tipicamente nordica per contenuti, personalità ed approccio ad un genere già di suo molto freddo e glaciale come il Death Metal. Il gruppo, composto dal cantante e tastierista Per Spjotvold, dal chitarrista Ketil L. Saether, dal batterista Kenneth Kapstad e dal bassista Trond Frones, nasce nella seconda metà degli anni 2000 e si presenta alla prima nicchia di pubblico con l'ep “Neander Tales”, piccolo assaggio di ciò che sarà nel 2007 il debut album “Simian Supremacy”.

Già solo dal titolo dell'ep che li ha lanciati, si potrebbe intuire quale sia lo stile compostivo, strumentale e vocale scelto dalla band, sempre legata ad un concetto quantomeno rozzo di Metal primitivo e ad un'immagine, oltre che a delle sonorità, paradossalmente primordiali. Da questo concetto di base, con qualche leggera evoluzione idealistica, prende vita il secondo album, uscito in questo 2010, ovvero “Doppelgangers”.

Dieci tracce, per una durata di appena 33 minuti, veloci, potenti, brutali al punto giusto, ed assolutamente lontane da qualsiasi tipo di raffinatezza musicale, da qualsiasi preziosismo, dalla pulizia del suono o della composizione. Tutto molto istintivo, tutto molto naturale, tutto molto crudo e pesante. Tutto molto simile!

Devo ammetterlo: non sono un amante del Death in generale, né di qualsiasi tipo di Metal troppo legato ad una concezione completamente scura ed opprimente della vita come della musica. Tuttavia, non mi lascio certo condizionare solo dal gusto personale, quando affermo che quest'album suona per 30 dei 33 minuti totali allo stesso modo! Il che risulta poco noioso solo per via della brevità di questa seconda incisione (grazie al cielo!). Fosse stato anche dieci minuti più lungo, probabilmente “Doppelgangers” non sarebbe riuscito a strappare una, seppur risicatissima, sufficienza.

Andando ad analizzare le dieci tracce, si può evidenziare subito come quasi la metà di esse non abbia un'impronta chiara e precisa, ma sia composta per lo più sulla base di un'impeto di “grinta” che non concede né riff accattivanti, né ritornelli che entrino in testa dopo qualche ascolto, né alcunché che faccia di un brano un bel brano.

Tuttavia, nel complesso, diverse sono le canzoni che possono vantare un qualcosa di differente e positivo rispetto ad altre. Ad esempio nella seconda “Uncanny Valley Clan” merita un plauso il veloce, breve ed efficace, assolo di chitarra; la quinta “Bestial Domestication”, si fa notare per il trascinante leitmotiv della strofa, sorretto dai cori in controcanto di sottofondo molto carichi, mentre la seguente “The Hunt Is On (Sexy Son)” possiede un buon riff ed un buon ritornello; l'ottava e la nona, rispettivamente “Stirring the Enigmatic Appetite” e “The Ubiquitonus Cube”, invece possono fregiarsi oltre che di bei ritornelli, anche di una pesantezza ed un' “unità d'intenti”, una certa coralità, molto coinvolgente se ascoltata con attenzione.

Ma la vera ancora cui si aggrappa “Doppelgangers” per l'ottenimento della propria sufficienza è senza dubbio la track numero tre, “This Tube Is the Gospel”, unico pezzo in cui si può avere l'occasione di udire una voce clean, che tra l'altro ho trovato stupenda, cantare nel ritornello insieme al growl cavernicolo del singer Per, il quale in questo brano, e quasi unicamente in questo, riesce a risultare aggressivo ma al contempo piacevole.
Se vogliamo proprio l'eccessivo abuso del growl, dovuto anche alla scelta stilistica e di contenuti probabilmente, oltre che all'attitudine vera della band, risulta comunque uno degli svantaggi maggiori di questo album, insieme alla pressocché assenza di assoli realmente degni. Tutta questa istintività neolitica a scapito di un ragionevole studio melodico, più che aggiungere qualcosa di originale, ha tolto all'album la decisiva incisività per le orecchie dell'ascoltatore.

Al di là di ciò, se il pubblico ha però fino ad ora apprezzato tale proposta musicale, allora vorrà dire che i Goat the Head hanno fatto bene a continuare su questa strada. Ma, lasciatemelo dire, la musica di qualità è ben altra...





01.Neolithic Rocket Science

02.Uncanny Valley Clan

03.This Tube Is the Gospel

04.Salt

05.Bestial Domestication

06.The Hunt Is On (Sexy Son)

07.Reveille

08.Stirring the Enigmatic Appetite

09.The Ubiquitonus Cube

10.Primal Caveman Death Metal

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