Benighted Soul
Start From Scratch

2011, Season Of Mist
Symphonic Metal

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 11/02/11

I francesi Benighted Soul, con questo esordio discografico, cercano di consolidare le premesse positive con cui la loro carriera è cominciata: osannati dalla stampa specializzata all’epoca dell’EP “Anesidora” del 2008 e scelti dalla sig.ra Tarja Turunen come apripista per il suo “What Lies Beneath Tour”, per i Nostri è giunto il momento di capire se ci si trovi di fronte ad una folgorante promessa dell’affollata female fronted power metal scene, oppure se siamo al cospetto del classico fuoco di paglia.

Né l’uno né l’altra cosa, direi. Innanzitutto: impossibile, durante l’ascolto di “Start From Scratch”, togliersi dalla mente gli Epica. Dagli Epica questi ragazzi paiono avere preso tutto, sia il dinamismo all’interno dei brani, sia il modo di contrastare il growl con il lirico versatile; talmente ingordi sono stati nell’influenza, che dalla band di Mark Jansen i Benighted Soul hanno ereditato anche la prolissità. Prolissità ulteriormente appesantita dal fatto che le atmosfere progressive in questo lavoro sono davvero massicce, a partire dal concept che sorregge tutta l’opera (le avventure della bambola bambina Anesidora nel mondo degli uomini), fino ad arrivare alle tastiere tipicamente 70‘s che caratterizzano ogni buona progressive metal band (ascoltate l’iniziale “Broken Icons”). Nel mezzo, classici cori gotici (“Stranger Me”) e un’orchestra sempre presente ma mai troppo soverchiante, sinfonismi su cui l’ugola di Geraldine Gadaut può mostrare tutta la sua versatilità. A proposito: siccome la cantante è fondamentale per un gruppo di questo tipo, vi dico subito che Geraldine è sufficientemente brava, sa davvero farsi apprezzare ed ascoltare anche se, è indubbio, risulta comunque assai meno dotata di una voce olandese qualsiasi (non costringetemi a scrivere sempre i soliti cinque nomi…).

Bisogna decisamente ammettere, a questo punto, che l’influenza progressive sta ai Benighted Soul come quella death metal sta agli Epica, tuttavia questa enorme diversità non basta a far dimenticare lo scomodo paragone al sottoscritto e ciò mette inesorabilmente alla luce il difetto più macroscopico dell’opera, ovvero quella di essere assai impersonale, priva di un qualsiasi quid caratterizzante in grado di far imprimere questa band nelle orecchie di chi non è esclusivo adoratore di certe sonorità. Naturale, quindi, concludere scrivendo che questo disco non infastidisce particolarmente, e che i power metallers innamorati delle voci femminili potrebbero trovare nella proposta una valida alternativa ai soliti tre nomi, ma bisognerà lavorare molto in futuro per poter trovare una personalità unica ed immediatamente contraddistinguibile, altrimenti sarà decisamente difficile ricordarsi dei Benighted Soul negli anni a venire.



01. Broken Icons
02. Edge Of Insanity
03. Wrong Reflection
04. Falling In Sin
05. Ticking Time Bomb
06. Stranger Me
07. The Seventh Cage
08. Evergreen
09. Start From Scratch
10. My So Called Friend
11. No Warning Signs

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