Fen
Epoch

2011, Code666 Records
Black Metal

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 11/02/11

I Fen sono un combo inglese attivo sin dal 2006 con alle spalle un EP e un LP, che in questo inizio di 2011, supportati dalla nostrana Code 666, provano a fare il colpaccio con la loro nuova release, “Epoch”, riuscendo perfettamente nella loro impresa.

Per individuare le coordinate del suono dei Nostri bisogna pensare al black metal atmosferico portato alla ribalta da band come Agalloch, Drudkh, Alcest e perché no, anche Wolves In The Throne Room: qualcuno ha addirittura parlato di questi ragazzi come la risposta europea agli Agalloch… Beh se con il precedente “The Malediction Fields” il paragone non reggeva poi tanto, con questo disco già è più centrato, anche se tale definizione non mi trova poi molto d’accordo. Sono infatti band diverse, che hanno in comune certe sonorità e uno stile di base, ma che divergono per interpretazione, emotività e atmosfere: per certi versi, se proprio di paragoni vogliamo parlare, li sento più affini, almeno con questo “Epoch”, alle ultime produzioni del francese Alcest.
Come “post black metal” vuole, i Fen si muovono attraverso territori che pescano ora dal black metal, ora dal post rock, ora dallo shoegaze, ma riescono a creare un suono proprio e sufficientemente variegato da innalzarli di diverse spanne sopra la massa delle band affini. Questo disco soprattutto beneficia di tre elementi che erano assenti (o in secondo piano) in “The Malediction Fields”. Il basso è qui finalmente presente, dotato di voce propria e in grado lui stesso di intessere bellissime melodie arpeggiate di gusto quasi jazzistico; al pari del basso è da segnalare l’introduzione delle tastiere, sempre presenti (anche se talvolta sono flebili e quasi impercettibili) ma in grado di donare un tocco di spazialità e di atmosfera alle otto tracce. Le lunghe pause strumentali, siano esse pervase da un furore selvaggio e puramente nordico o da un’emotività pensosa e rilassata, sono solcate di tanto in tanto dal gelido screaming di The Watcher, che di tanto in tanto si concede momenti più riflessivi accompagnati da una calda voce che si cimenta in un’interpretazione quasi recitata: un passo avanti rispetto al precedente disco, dove la voce in clean alle volte pareva stonare o essere comunque quasi fuori posto, se confrontata con la sua controparte più  rabbiosa.

Le otto tracce sono tutte mediamente lunghe, ma non stancano, merito della mutevolezza di atmosfere che i Fen sanno ricreare all’interno anche di un solo pezzo. In esse pare di respirare odore di erba bagnata dalla rugiada mattutina, prati nebbiosi a ridosso di fitte foreste, i cui alberi maestosi si ergono quasi a guardiani di un’ancestrale purezza e maestosa eleganza: una sensazione di rilassatezza e pace quindi, che, strano a dirsi, fa un tutt’uno con la furia del black metal dei Nostri, che assume una forma addirittura catartica (in questo la somiglianza con gli americani Wolves In The Throne Room, maestri indiscussi in questo tipo di atmosfere ai limiti della trance). E’ quindi bello perdersi lungo questi otto viaggi, cullati da deliziosi ricami chitarristici tanto belli a sentirsi quanto taglienti e lancinanti quando decidono di cambiare passo e di ferire, e non ha per cui senso fare un track-by-track o individuare i momenti maggiormente degni di nota. Siano infatti intense tracce che danzano sul sottile filo dello shoegaze e del dark rock, o ferali sfuriate di gelido black, siamo pur sempre di fronte a un lavoro di grandissima classe, impercettibile e inafferrabile nella sua vera essenza: è infatti una sorpresa, di volta in volta, scoprire passaggi dei quali non si aveva avuto la percezione a un primo ascolto, vere e proprie gemme che sorprendono come quando, in un bosco nel quale passeggi abitualmente da una vita, scosti una fronda e ti trovi di fronte a un percorso che non avevi mai notato prima, familiare sì eppure con tratti diversi e nuovi.

“Epoch” si candida, per quanto mi riguarda, a prima graditissima sorpresa in campo black metal di questo 2011 appena iniziato: di certo, quando saremo a fine anno e dovremo fare un po’ il famigerato “punto della situazione” sulle uscite discografiche, questa terza release targata Fen non potrà non figurare tra gli album migliori dell’anno. Un’accortezza però: se deciderete di incamminarvi attraverso questi frondosi e ventosi paesaggi, cercate di non trarre subito conclusioni affrettate, ma lasciatevi prendere piano piano dal disco, lasciate che le otto canzoni crescano attorno a voi come edera selvatica, sino a avvolgervi completamente. La fretta è infatti il peggior nemico per l’ascolto di “Epoch”, che abbisogna di tempo e attenzione per poi farsi amare smisuratamente.





01. Epoch
02. Ghosts of the Flood
03. Of Wilderness and Ruin
04. The Gibbet Elms
05. Carrier of Echoes
06. Half-Light Eternal
07. A Waning Solace
08. Ashbringer

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