MaterDea
Below The Mists, Above The Brambles

2009, Autoproduzione
Folk Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 29/01/11

La prima volta che sentii parlare in rete dei torinesi MaterDea, me li sono visti presentare come un incrocio tra i Blackmore’s Night ed i Cranberries… se posso dire la mia, questo mix intrigante non rispecchia affatto quello che mi sono trovato ad ascoltare su quest’opera prima, per cui direi che è il caso di cominciare dalle basi.

MaterDea è un progetto che nasce dall’abbraccio di due cuori musicali all’apparenza molto diversi tra loro: quello di lei, Simon Papa, fata innamorata di un sontuoso folk di derivazione celtica che ricorda molto da vicini Loreena McKennitt (non a caso, coverizzata in questo disco con il suo classico “The Mummer’s Dance”), e quello di lui, Marco Strega, fauno scatenato e dedito ad un classic rock che ricorda molto barocchismi ottantiani alla Malmsteem.
Malmsteeen che incontra McKennitt, dunque? Sì, ma non solo: il sound dei MaterDea non è semplicemente risolvibile in un accostamento, è decisamente personale, vibra anche di una ricca anima pop che semplifica la struttura canzone di due generi che possono essere, invece, assai complessi. “Below The Mists, Above The Brambles” è, in fondo, questo: l’incontro di due eterogeneità immiscibili che, forti del tensioattivo pop, creano una soluzione discretamente accattivante. Basta ascoltare la titletrack per capire questa fusione, dove i violini sostengono una strofa che si trascina, in modo molto naturale, verso un ritornello d’impatto, oppure il pianoforte che fa a gara col violoncello nell’essere il più emozionale possibile sulla ballata pop di “Mater Dea”, brano  lento che, insieme al suo gemello spirituale “In The Storyteller’s Wardrobe”, quasi si scontrano nell’incedere rock, al limite dell’epicità del folk metal, di una “An Elder Flute”.

Purtroppo, quando si compie un esperimento assai ardito come quello di preparare questa esotica pozione, è assai facile che qualcosa non vada per il verso giusto.
Il primo dei problemi: i due ingredienti portanti dell’elisir, per quanto legati tra loro, difficilmente risiedono stabili in equilibrio, per cui si ha la netta sensazione che la parte folk/atmosferica dell’album sia nettamente meglio riuscita di quella rock, per cui un intermezzo del calibro di “Breath Of The Ocean” riesce ad incidersi meglio nel cuore di chi ascolta rispetto alla cadenza celtica fortemente venata di rock che ritroviamo su “Another Trip To Skye”.
Secondariamente, la voce di Simon non è affatto insufficiente, svolge a dovere il ruolo che è richiamata a coprire, ma si concede troppo ad una scarsa dinamicità tipicamente pop, quando un nervo folk, in questo senso, avrebbe aiutato di molto la resa emotiva dei brani (ascoltate la già citata cover di Loreena McKennitt e confrontatela con l’originale: capirete alla perfezione quello che intendo).
Infine, l’album deficita di impatto, e non è chiaro se ciò sia dovuto a mera mancanza di ispirazione, o piuttosto ad una produzione forse troppo attenta ai rombi delle chitarre elettriche, invece dei gustosi inserti della strumentazione classica.

Ad ogni modo, quello che ci troviamo per le mani con questa prima opera discografica è a suo modo prezioso, un piccolo germoglio che brama di crescere in una quercia solida e robusta. Vedremo se con il prossimo parto discografico di questo duo, atteso per quest’anno, i MaterDea si dimostreranno capaci di limare le asperità di questo debutto, per potersi annaffiare di corroborante energia e poter quindi crescere rigogliosi e svettare alti.



01. Below The Mists, Above The Brambles
02. Fairy Of The Moor
03. Another Trip To Skye
04. An Elder Flute
05. Mater Dea
06. The Mummer’s Dance
07. In The Storyteller’s Wardrobe
08. The Silvery Leaf
09. Breath Of The Ocean
10. The Enchanted Oak
11. Mater Dea (Acoustic Version)

Intervista
Destrage: Paolo Colavolpe

Speciale
Il Rock compie 65 anni: come tutto ebbe inizio

Recensione
Rammstein - Untitled

Speciale
Rammstein: il track by track del nuovo album

Recensione
Whitesnake - Flesh & Blood

Intervista
Extrema: Tommy Massara