DGM
Different Shapes

2007, Scarlet Records
Power Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 30/03/09

Different Shapes è il titolo dell'ennesima fatica degli italianissimi DGM, giunti a quota sei full length e un mini cd in undici anni di proficua attività discografica.
Non sarà facile bissare il successo qualitativo del precedente Misplaced (2004) ma la neonata produzione gli si avvicina spostando il mirino su componimenti leggermente più tecnici e arzigogolati, a discapito delle melodie, a dire il vero un po’ meno attraenti.  

Se cercate un prodotto innovativo e seminale, se volete avanguardia e sperimentazione e non disdegnate il power-prog, continuate a leggere: Different Shapes farà al caso vostro.


La prima notizia è un doppio cambio di line-up. Diego Reali abbandona i compagni per dedicarsi ai progetti personali e viene rimpiazzato da un altro  mago della sei corde: Simone Mularoni. Suo l’exploit più significativo. Anche il tastierista Fabio Sanges non se la sente di continuare e al suo posto subentra l’ottimo Emanuele Casali. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Sopra un impianto restaurato e prosciugato dei vecchi orpelli, i DGM, estremamente attenti a dosare le indiscusse capacità strumentali, si cimentano con la prima vera perla: New Life e il crescendo vocale di Titta Tani, magnifico interprete, su una base melodica qui davvero coinvolgente.
The Alliance, Some Day, One Day e Unkept Promises sono tre veri e propri manifesti programmatici delle mirabilie tecniche del quintetto tricolore al quale voglio riconoscere diversi punti in comune con gli Angra di Aurora Consuregens. Battaglia ad armi pari, statene certi.
I brani segnalati procedono lungo la strada setacciata da Misplaced, incrementandone il tasso di complessità compositiva ma alleggerendo l’intensità emotiva. Fantascientifica la prova di Simone Mularoni alle chitarre, perfetto il solito Andrea Arcangeli al basso, ineccepibile Emanuele Casali alle tastiere, gagliardo Fabio Costantino alla batteria: musicisti di questo livello, in Italia, si contano sulla punta delle dita.


La melodia assume le tonalità romantiche di The Fallen Angel, power ballad che merita ogni tipo di elogio propagandistico, e i contorni metallici di Peace Of Mind, thrash metal nel suo vorticoso incedere. Da Frontiers in avanti, il gruppo si lancia sulle aperture orchestrali e si crogiola su qualche assolo di troppo che, arrivati a questo punto, è tranquillamente consentito. Alla progressiva Signs Of Time risponde la violenta Close To You, chiude in bellezza A Man I’ll Never Be, misticismo e magia per un pezzo degno di calare un sipario verde smeraldo e verde speranza, come suggerisce la sintomatica copertina.

Different Shapes prosegue nella creazione di un paesaggio musicale alieno ed interiore, dove i giochi di luce ed ombra si alternano intelligentemente.
Come detto, c’è il fantasma di chi lo precede, Misplaced, nella scrittura delle dieci composizioni racchiuse all’interno del caleidoscopio emozionale, si sente il profumo dell’anima di quel disco, se ne ravvisano i suoni e i colori ma tradisce un calo di ispirazione nelle melodie.

Different Shapes è prodotto bene e suonato meglio, è intuitivo e tecnicamente di altissimo rango, purtroppo, difetta (parzialmente) della genialità musicale che ho riconosciuto e tuttora riconosco al suo predecessore. In ogni caso, trattasi di un acquisto consigliato e per certi versi essenziale. Andate sul sicuro.





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