Beady Eye
Different Gear, Still Speeding

2011, Beady Eye Recordings
Rock

Liam Gallagher torna in pista con i Beady Eye dopo la burrasca che ha investito gli Oasis
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 10/03/11

Recensione a cura di Cesare Giubbolini

È una sera di fine agosto del 2009, mi chiamano a mezzanotte e mi dicono che due fratelli hanno litigato, uno ha spaccato la chitarra davanti all'altro e il tour della loro band è stato sospeso a due date dalla fine (meno male che li avevo già visti due mesi prima a casa loro, in quel di Manchester). Il gruppo è uno dei più grandi della storia del rock, il fratello maggiore si chiama Noel Gallagher: l'uomo che ha scritto di proprio pugno tre album del calibro di “Definitely Maybe”, “What's The Story (Morning Glory?)” e “Be Here Now”; il fratello minore si chiama Liam Gallagher ed è uno dei più grandi frontman mai conosciuti. Gli altri che quella sera si trovavano lì per suonare insieme a loro ma hanno riposto gli strumenti assistendo inermi al litigio, sono Gem Archer (chitarra, ex Heavy Stereo), Andy Bell (basso, ex Ride) e Chris Sharrock (batteria, ex La's). La storia degli Oasis era iniziata a Manchester quasi vent'anni prima, Liam e Noel erano partiti da lì, Gem e Andy si erano uniti nel 2000 quando Bonhead e Guigsy lasciarono il gruppo, e Chris era l'ultimo batterista arrivato dopo la parentesi di Zak Starkey (figlio di Ringo Starr, tornato a fare il sostituto di Keith Moon negli Who), che a sua volta aveva sostituito il più duraturo batterista degli Oasis Alan White (quest'ultimo subentrato al poco rimpianto Tony McCarrol).

Dunque da una parte c'era Noel il compositore; le canzoni che hanno permesso agli Oasis di diventare quello che sono le ha scritte tutte lui. Dall'altra Liam il frontman, quello che interpretava le canzoni (o almeno gran parte) del fratello, quello che dal vivo cantava con la schiena tutta ricurva, assumendo una posizione davanti al microfono che lo renderà leggendario. Anche lui però ha provato a scrivere alcuni pezzi, seppur non raggiungendo i livelli del fratello. Tutto è iniziato dopo “Be Here Now”: la prima canzone a firma Liam Gallagher, intitolata “Little James”, è comparsa in “Standing On The Shoulders Of Giants” (2000), continuando poi su “Heaten Chemistry” in cui, accanto alla dimenticabile “Songbird” (canzone di due accordi e di grande successo) è bene accostare quel piccolo gioiello chiamato “Born On A Different Cloud”. In “Don't Believe The Truth” our kid aveva firmato, tra le altre, “The Meaning Of Soul” e “Guess God Thinks I'm Abel”, per concludere su “Dig Out Your Soul” con “Soldier On” e “Out Of Time”, pezzo, quest'ultimo, dal sapore lennoniano, in cui il Nostro si è tolto pure lo sfizio di inserire un campionamento della voce del caro John.

Per chi non se ne fosse accorto, è passato un anno e mezzo dallo scioglimento degli Oasis e mentre Noel fa ancora attendere il suo album solista, Liam da una parte ha portato avanti le sue ambizioni da couturier con la propria marca di abbigliamento (la Pretty Green), dall'altra ha continuato a fare musica, si è ritrovato con Gem, Andy e Chris e insieme hanno scritto e registrato, in poco tempo, questo “Different Gear, Still Speeding” a nome Beady Eye. Il titolo è tutto un programma, ma c'è di più, rispecchia la realtà: la macchina magari è diversa ma è una macchina che va forte (o se volete usare un'altra immagine, il vestito è differente ma è sempre apprezzabile). I pezzi sono tutti composti da Gallagher, Archer e Bell; Liam, dunque, non è solo e non è circondato dagli ultimi arrivati in fatto di scrittura di canzoni, ne è consapevole e decide di sfruttare al massimo la situazione anche per ridare un bel po' di potenza e calore a una voce che sembrava aver perso smalto nell'ultima fase della sua carriera con gli Oasis. Prima di addentrarmi nell'analisi del disco, consiglio di alzare il volume quando lo ascoltate: l'album è scritto velocemente e suonato anche a una certa velocità, inoltre, nelle deliziose pause che ci regala, vi invito a percepire il calore della voce di Liam, oggi in gran spolvero.

“Four Letter Word” è il pezzo di apertura che ti aspetti, chitarre stridenti ed imponenti fin da subito; “The Roller” poi è uno dei singoli trainanti del disco e forse il meglio riuscito, si ritorna a chitarre leggere e accenni di melodie accattivanti in stile britpop. “Beatles And Stones” sembra riassumere le influenze di questo disco: Gallagher Jr. oltre a mostrare una certa passione per John Lennon (e i Beatles), ultimamente ha rispolverato pure gli Stones; tutto questo non rappresenta un difetto, anzi... L'artista non rinnega le sue muse (come il fratellone del resto), ma ci lascia con un semplice ”I just wanna rock'n'roll”... A questo punto poi sta a noi: love it or hate it! In “Wind Up dream” troviamo un'armonica a dare un gusto un po' retrò, ma anche il testo resta in mente, in particolare una frase che sembra tirata fuori dalla testa di un Noel Gallagher abbastanza ispirato “It's a wind up dream so don't wake me up, cos I like what I see with my eyes shut”. “Bring The Light” è il primo pezzo con cui i Beady Eye si sono presentati al mondo, godibile ma di minore levatura rispetto agli altri, forse per quel suono di pianoforte, talmente familiare che, ad un certo punto, ti aspetti il buon vecchio Jerry Lee Lewis che ti intona “Great Balls Of Fire” (e ovviamente Jerry Lee non arriva). Liam e i suoi ci regalano anche la bella ballata “Kill For A Dream”, il pezzo migliore dell'intero lavoro: chitarre calme e melodia scorrevole che ci provocano un bell'effetto...“Life's too short not to forgive/you can carry regrets but they won't let you live” (un'altra di quelle frasi che toglie ogni dubbio sull'ispirazione dei nostri). L'album prosegue non nascondendo le sue varie influenze (vedi sopra), ricordandoci in molti punti gli Oasis degli ultimi tempi (in cui, non a caso, il buon Noel firmava la gran parte ma non la totalità delle canzoni, lasciando libertà compositiva pure agli altri), in particolare quelli di “Dig Out Your Soul” e “Don't Believe The Truth”. L'album scorre bene fino alla fine, senza nessun calo e, una volta arrivati in fondo, non facciamo molta fatica a premere nuovamente il tasto “play” e cominciare da capo (può succedere, ed è solo un buon segno).

Come diceva Ivan Benassi in “Radiofreccia”: “Credo che una grande Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa”. I Beady Eye non sono gli Oasis, o meglio sono gli Oasis senza il loro miglior fantasista, quello che risolve le partite da solo, ma restano una squadra più che dignitosa. “Different Gear, Still Speeding” è un disco piacevole; non so quanto resterà nelle nostre teste, ma è sicuro che ogni volta che lo ritireremo fuori, per volontà o per caso, ci procurerà buone vibrazioni.

E poi c'è lui, Liam Gallagher, colui che era atteso al varco: sentirlo cantare cosi', sentire quei “c'mon”, quei “tonight” quei “sun” familiari a diverse generazioni, trovarlo ancora in giro a rilasciare interviste mettendo sempre alla fine di ogni sua frase “D'you know what I mean?”, vedere che produce canzoni come quelle presenti in “Different Gear, Still Speeding” non è cosa da poco... our kid se l'è cavata piuttosto bene e, di questi tempi, è una bella conferma (o consolazione, dipende dai punti di vista).

PS: A tutti coloro che si cimenteranno nell'ascolto di questo disco, consiglio di dare un'occhiata al booklet, un lavoro ben curato e dal sapore molto vintage.



01. Four Letter Word
02. Millionaire
03. The Roller
04. Beatles And Stones
05. Wind Up Dream
06. Bring The Light
07. For Anyone
08. Kill For A Dream
09. Standing On The Edge Of The Noise
10. Wigwam
11. Three Ring Circus
12. The Beat Goes On
13. The Morning Son

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