Love Amongst Ruin
Love Amongst Ruin

2010, Ancient B Records
Alternative Rock

Un nuovo progetto dal sapore "dark" per l'ex-batterista dei Placebo
Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 21/04/11

Recensione a cura di Cesare Giubbolini

Love Amongst Ruin: un gruppo con un monicker simile non poteva che far uscire il suo disco nel mese di settembre (l'anno, per la precisione, è il 2010). A pensarci bene, il loro è un nome dal vago sapore freddo, o meglio, annunciante il freddo, un po' decadente, come il caro e vecchio settembre. Tutto questo per dire, a chi vorrà ascoltarlo, che l'omonimo cd dei Love Amongst Ruin potrebbe dare il meglio di sé con il clima che accompagna il nono mese dell'anno in sottofondo. La realtà pero', oggi come oggi, è costituita dalla primavera: nonostante qualche rimasuglio di freddo, a cui mi sono aggrappato con tutte le mie forze per godermi a pieno questo album, si preannuncia già la stagione calda.

Dunque, molti si saranno domandati che fine avesse fatto Steve Hewitt, soprattutto dopo aver intravisto dietro le pelli dei Placebo il biondissimo Forrest... La risposta è semplice: il Nostro ha imbracciato la chitarra e si è messo a fare il frontman fondando i Love Amongst Ruin, un nuovo progetto in cui sfogare quelle divergenze musicali all'origine (ufficiale) della sua dipartita dai Placebo. Sinceramente come personaggio mi è sempre piaciuto, e fare il frontman gli riesce davvero bene; ha una bella voce e l'aspetto giusto che gli permette di essere dark con il solo utilizzo del giubbotto lungo di pelle e del capello spettinato, senza tanti (o almeno non troppi) trucchi di sorta.

Il disco si distende tra sonorità che ricordano i Placebo meno pop e più riflessivi (ma li ricordano e basta, senza imitarli), regalandoci pezzi che potrebbero fare bella figura nelle charts e affiancandoli a canzoni meno immediate, che magari non funzionerebbero come singoli ma che nell'album si collocano alla grande, svolgendo a pieno la non facile funzione di allontanare la canzone da quella struttura verse-chorus-verse a noi tanto familiare.

Si inizia con “So Sad”, uscita come singolo, e non ci poteva essere scelta migliore: il tipico pezzo di apertura che ti riscalda subito in vista del viaggio, le chitarre che si producono in un riff orecchiabile e difficile da dimenticare. “Alone” e “Running” sono altri due pezzi belli forti, richiami heavy ma anche un po' dark. Dopo questi tre pezzi di apertura rimaniamo spiazzati, ed è forse questo il bello del disco: a partire dalla quarta traccia, ci troviamo davanti ad un rock riflessivo, senza molti riff di sorta, ma solo con l'intenzione di creare atmosfera (ed è qui che si materializza quello che intendo per distacco dalla classica struttura di cui sopra). La voce di Hewitt è versatile e il suo tocco leggero si colloca in tutta la varietà dei pezzi presenti nell'album, dalle sfuriate di apertura fino alla calma della parte mediana del disco. “Heaven and Hell” rappresenta al meglio questo discorso: un tappeto sonoro guidato dal basso, in cui le chitarre fanno da eco, così come la voce del buon Steve, che col giusto distacco riesce ad interpretare magistralmente il tutto. Con “Bring Me Down” continua la fase introspettiva, impreziosita anche da alcuni archi: sono pezzi che non hanno l'immediatezza di un singolo, ma che rievocano un certo rock psichedelico destinato a far breccia nei timpani più esigenti. “Away From Me” chiude questa parte “atmosferica” del disco, seguita da “Truth”, un ritorno al sapore glam in cui il nostro Hewitt mette a contrasto la sua voce metallica, quasi goth, con le melodie della canzone. “Home” poessiede un gusto post-punk, preludio alla ballata mielosa ed amorosa a base di pianoforte, che chiude questo disco e si intitola, manco a dirlo, “Love Song”.

In poche parole definirei “Love Amongst Ruin” un album vario. Hewitt ha scritto il disco che voleva scrivere e non solo: lo ha cantato cercando di dare ogni sfumatura possibile alla sua bella voce, una voce che si adegua a ogni suono, mantenendo quel distacco che la trasforma in un intrigante marchio di fabbrica. Il Nostro non si è preoccupato di ciò che è stato o di ciò che sarà: immergendosi nella varietà di suoni del disco si respira un senso di libertà, una libertà che corrisponde alla calma di chi non ha niente da perdere, che quasi sempre ti porta a vincere. E se questo è l'inizio, Hewitt ha già vinto e potrà continuare a farlo anche in futuro.



01. So Sad
02. Alone
03. Running
04. Heaven & Hell
05. Bring Me Down
06. Away From Me
07. Blood & Earth
08. Truth
09. Home
10. Love Song

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