Katrine Hash
Metropomorphic

2011, Nomadism
Rock/Elettronica

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 02/05/11

Come seguire i movimenti di quattro mosche sonnolente, su un drappo di velluto grigio… Le immagini mentali difficilmente possono comunicare alcunché sui reali contenuti di un’opera musicale, nel caso specifico però, ad ogni, ascolto mi è sembrato sempre più inevitabile abbandonarmi a questo genere di riflessione. Quale che sia l’immagine che questo disco evocherà alle vostre menti, di sicuro sarà vivida e piuttosto destabilizzante.

La miscela di elettro-rock del combo padovano è talmente ben realizzata che ho dovuto rigirarmi più volte il cd tra le mani per credere alle mie orecchie. Dopo due o tre ascolti, non posso dirmi del tutto sicuro che questo platter possa appartenere davvero a pieno merito ad una qualsiasi delle derive prese dalla musica rock negli ultimi trent'anni. La nomenclatura del genere è forse la parte più opinabile di tutto quanto si potrà dire a riguardo. Ragion per cui, abbandonate ogni puntiglio di forma e lasciatevi andare all’ascolto di una dei dischi d’atmosfera meglio riusciti che mi sia capitato di ascoltare da non so esattamente quanto tempo.

In "Metropomorphic" si fondono tante di quelle influenze che per una volta non fingerò neppure di provare ad elencarle. Se siete profondamente legati al rock più classico e dovesse capitarvi di dargli un ascolto, potreste sentirvi un po’ di “Numb” degli “U2”. Se siete grandi appassionati di elettro-dark potreste riconoscervi qualcosa dei “Massive Attack” di “Teardrop”, ma badate bene che in ogni caso sarete voi a trovare tutti i collegamenti del caso.  Katrine Hash riescono a far perdere ogni derivazione in una rete di ispirazioni tanto fitta, multiforme e in continua evoluzione da arrivare a costituire un corpo completamente nuovo.

Atmosfere ovattate, riflessive fino allo stordimento di propagano su un amalgama densissima di tastiere, chitarre e basso dai colori scuri quasi fino al nero pece. Solo di quando in quando dalla voce ovattata di Michele Bernardi e le note di basso, si distaccano piacevolmente dei guizzi di luce nella forma della voce che sa di argento anticato di Giovanna Lubjan. Le dieci tracce di questo "Metropomorphic" si presentano come un unico corpo se non solido, comunque indissolubile. Si passa da un brano all’altro con la naturalezza con cui si può passare da un sogno al quello successivo. Il tutto ha un che di febbrile ma mai sgradevole, mai precipitato o artificioso, cosa questa ai limiti dell’incredibile data la natura stessa della proposta. Inutile tentare una disamina tecnica track by track, indispensabile invece fare nomi e cognomi di un lavoro che in ogni sua parte merita i più sentiti complimenti. Katrine Hash sono gli pseudonimi di Massimo “Momo” Di leo (Keyboards and Samples) e Stefano “Cheta" Calore (guitars).

"Metropomorphic" è il genere di sorpresa che ogni recensore vorrebbe trovarsi nella posta del mattino e il regalo perfetto per il non-compleanno di qualsiasi amante del genere. Una boccata di aria fresca, e un invito ad un ascolto riflessivo (una volta tanto) e rilassato di quanto di meglio possa offrire il bel paese quanto l’ispirazione non manca.




01.Ebony

02.Lorenz Butterfly

03.Noise

04.The Shepherd

05.Metropomorphic

06.Charon

07.Wordless insignificance

08.Lies & Fairytales

09.Allow me

10.Stop-loss

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