Luminal
Io non Credo

2011, Black Fading Records
Indie Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 06/07/11

Lui: Carlo Martinelli, chitarrista con la wave inglese in testa, voce squillante e sregolata, esprime il suo estro artistico alla perfezione già nell’iniziale “Signore E Signori Dell’Accusa”.
Lei: Alessandra Perna, chitarrista con il punk pop nel cure, di quello che andava nei ‘90s nella terra d’Albione e non solo, una voce possente perfettamente calata nel ruolo, ci mostra tutte le sue carte già nella title-track di questo inciso.

Insieme, queste due figure artistiche formano i Luminal, santificando la loro unione con una forte contaminazione di cantautorato all’italiana del rock che si portano appresso nelle più che evidenti ispirazioni (un pizzico di The Cure, un tocco di Elastica), in un innesto melodico che si esprime potente nel loro secondo disco in studio “Io Non Credo”, un’opera di frammentazione che si prefigge, tuttavia, di costruire un’idea unitaria di questo paese e delle persone che lo abitano.
Non lasciatevi, tuttavia, ingannare dalla trasfigurazione di Garibaldi nella cover del disco, incipit di un artwork a cura del nostro Luigi Orru, perché qui siamo in presenza di un’opera affatto politica o socializzata, anzi: la lente d’ingrandimento delle liriche del duo è sempre ben fissa sull’interiorità, in un’esplorazione testuale degli universi esistenziali molto diretta e fresca.

Ciò che, tuttavia, lascia davvero basiti dell’opera è certamente la sua estrema musicalità, il perfetto accompagnamento che le chitarre di Alessandra e Carlo confezionano per ciascuna melodia che compone il lavoro, tanto che viene alla mente un altro celebre duo d’oltreoceano che rispondeva al  nome di White Stripes; tuttavia, l’opera dei Luminal è in un certo senso anche lontana dal lavoro di Jack e Meg White, poiché fortemente sporcata da struggenti pianoforti (“Si Può Vivere” e la conclusione disillusa e malinconica di “Tutti Gridano E’ Finita”), stridenti violini (la title-track) e romantiche viole (“Niente Di Speciale”, brano dall’eccellente crescendo di carattere sinfonico che, insieme all’oscuro e scarno country acustico di “Il Giorno Sulla Collina”, mostra tutte le qualità della band).

Siamo, quindi, lontani dall’essenzialità di cui era ricolmo il rock dei White Stripes, eppure in un certo senso la stessa energia vibra in questo disco, in un’opera che, però, potrebbe anche disorientare – soprattutto per le voci di Alessandra e Carlo che, per quanto perfette per il ruolo, non sono accomodanti nelle intonazioni e nelle interpretazioni.
Se ciò dovesse succedere, voglio lasciare un consiglio: provate a far ripartire il disco un’altra volta, e vedrete che, travolti dalla sua melodiosità affatto scontata, scoprirete che quello che in precedenza poteva darvi fastidio, alla fine non vi disturberà più e, anzi, potreste persino arrivare a considerarlo un pregio.

Nel booklet di quest’opera, all’interno dei ringraziamenti la band scrive: “Questo disco appartiene ad una famiglia composta da persone che l’hanno amato e protetto prima ancora che esistesse, che hanno abbastanza sangue da sanguinare mille anni e restare vivi ed affamati. Dovreste prenderci molto sul serio.
Trovo che abbiate perfettamente ragione, ragazzi. Lungi da me non farlo.




01. Signore E Signori Dell’Accusa
02. Io Non Credo
03. Si Può Vivere
04. Non E’ Ancora Finita, Babyblue
05. Il Giorno Sulla Collina
06. Niente Di Speciale
07. Alle Gegen Alle
08. L’Ultima Notte
09. Tutti Gridano E’ Finita

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