Sabaton
World War Live - Battle Of The Baltic Sea

2011, Nuclear Blast
Power Metal

Recensione di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 09/09/11

Quando lo scorso anno, durante un’intervista al cantante Joakim Brodèn, gli chiesi se non fosse giunto il momento per un live album, il suo sorriso si allargò e ci confermò l’intenzione di pubblicare finalmente un disco dal vivo. La domanda poteva sembrare alquanto scontata, ma in effetti i Sabaton hanno raggiunto con “Coat of Arms” il loro apice compositivo e, dopo sei pubblicazioni ufficiali, mi sembrava giunto il momento per riassumere quanto di buono fatto sino ad allora dalla simpatica band svedese.

Il frutto delle intenzioni dello scatenato singer svedese è finalmente disponibile al pubblico e prende l’istrionico nome di “World War Live - Battle Of The Baltic Sea”. Il complesso titolo prende spunto dall’occasione speciale in cui questo live album è stato registrato, ovvero durante una crociera riservata a fan scatenati che hanno potuto assistere, durante la navigazione sul mar Baltico, alle esibizioni di parecchie band scandinave tra cui, appunto, i Sabaton. Se è innegabile il fatto che i Nostri abbiano atteso molto a lungo per regalarci un loro live album, bisogna altresì ammettere che lo fanno nel loro momento migliore e con la giusta maturazione musicale, frutto di oltre dieci anni on stage.

L’inizio del disco è, come di consuetudine, dedicato al recente “Coat To Arms” e il risultato è semplicemente esplosivo. Il trittico composto da “Ghost Division”, “Uprising” e (soprattutto) la stupenda “Aces In Exile”, rappresenta al meglio le grandi potenzialità della band svedese e la sua esplosività dal vivo. In particolare colpisce subito la qualità della produzione che ci regala suoni potenti e pieni ed esalta al meglio la prova della band: la voce di Brodèn si lascia finalmente andare in termini di estensione (rispetto alle prove su disco) anche perché supportato da cori decisamente ben equilibrati. I Sabaton fanno sicuramente parte delle band che dal vivo guadagnano molto in termini di potenza e brani come “Attero Dominatus” e “Primo Victoria” ne sono una prova inconfutabile.

Parlavamo di produzione e devo ammettere che la perfezione delle registrazioni mi suggerisce il malizioso pensiero di un fine lavoro di perfezionamento in studio, ma visto il risultato se di peccato si tratta è decisamente veniale. L’unica pecca che a mio avviso presenta l’album è legata ad una questione prettamente linguistica: Joakim Brodèn è un frontman decisamente carismatico a cui piace parlare molto con il pubblico, ma forse la scelta di dialogare in svedese è un po’ infelice per un disco a distribuzione mondiale.

I Sabaton, quindi, superano a pieni voti la prima prova ufficiale dal vivo grazie al loro mix di allegria, potenza e, ovviamente, ottime canzoni. In un periodo di profonda crisi del power metal la band svedese ha seguito le stesse orme che hanno fatto la fortuna dei connazionali HammerFall: riproporre tutti i cliché che hanno fatto grande il genere, ma con ironia e senza prendersi troppo sul serio. Questi dieci anni di Sabaton ci hanno regalato emozioni e hanno fatto sì che il combo capitanato da Joakim Brodèn si facesse conoscere da un'ampia fetta di pubblico. A loro ora il compito di consolidare il proprio successo negli anni a venire; le possibilità non mancano di certo.





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