Adriano Celentano
Facciamo Finta Che Sia Vero

2011, Clan Celentano
Pop Rock

Un fosco affresco della società di oggi: il Molleggiato torna a dire la sua
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 12/12/11

Quando pubblica un nuovo album, Adriano Celentano lo pubblica perché ha qualcosa da dire. Sembra una affermazione banalissima, ma non è raro imbattersi in dischi magari formalmente belli, ma contenutisticamente aridi, scevri di una qualche significativa profondità. Lavori manieristici se vogliamo, realizzati per stupire ma che alla lunga rivelano un certo vuoto, lavori in cui mostrare la propria bravura anche a costo di non trasmettere nulla di particolarmente vivo, sensibile, emozionante, nulla su cui si possa riflettere. L'ex ragazzo della via Gluck nel 2011 non ha più nulla da dimostrare né a sé, né al pubblico, né alla critica: ha sperimentato di tutto, lo ha fatto sempre con risultati interessanti e, cosa più importante, senza scadere nel goffo o nel ridicolo, almeno per quanto concerne il repertorio canoro.


Nelle sue ultime uscite discografiche il Molleggiato non si è fatto scrupolo d'alcun genere nel mostrare una vena polemica e di rammarico nei confronti del presente dell'Italia, dalla politica alla società, e “Facciamo Finta Che Sia Vero” continua su questa scia, risultando anzi anche più cupo di quanto ci si possa inizialmente aspettare.


Frutto di un'attenta analisi degli accadimenti del recentissimo passato e del momento di crisi che stiamo vivendo negli ultimi tempi, il disco vede anche la collaborazione di alcune personalità del mondo musicale che solo in apparenza sembrano incompatibili l'un con l'altro. Oltre al consueto Pacifico, che qui firma il testo di “Ti Penso E Cambia Il Mondo” (brano tutt'altro che stucchevole, esempio di come ancor oggi si possano comporre canzoni d'amore senza ricorrere a stereotipi melensi e abusati fino allo sfinimento), sono presenti Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Nicola Piovani, Jovanotti, Franco Battiato e Manu Chao, giusto per citare i nomi più altisonanti. Ognuno di loro ha apportato il proprio contributo attivo nell'opera in questione, e se è vero che la loro influenza è assai percepibile nei vari brani (“Non Ti Accorgevi Di Me” ha palesi richiami stilistici ai lavori del gruppo salentino), è altresì vero che così tanti stili diversi, così tante mentalità differenti nell'approcciarsi alla musica, si amalgamano molto bene, inaspettatamente bene. Se Battiato e Piovani per la title track hanno tessuto un comparto testual-musicale su misura per Adriano, anche il ritmo sostenuto e regolare della sudamericana “La Cumbia Di Chi Cambia”, atipico per i canoni dell'artista milanese, non pare assolutamente fuori contesto, e Celentano riesce a far propria la cadenza e la musicalità concepite da Jovanotti.


L'unica canzone scritta interamente dal Molleggiato è la conclusiva “Il Mutuo”, aspra e cruda critica ad una mentalità economica che ha massacrato la società intesa come comunità che si adopera per il proprio sostentamento ed il proprio miglioramento. Il testo, se vogliamo, è quanto di più vicino ai famosi monologhi delle trasmissioni televisive di Celentano, fino a sfociare in un vero e proprio recitato nella parte finale, un vero e proprio proclama a favore della riscoperta dei valori più semplici che possa far sperare in una rinascita.


Alla cupezza che in generale attanaglia tutto l'album, fanno da contraltare alcuni episodi più ariosi, come nella deandreiana “Anna Parte” (musica e testo non a caso sono di Camillo e Corrado Castellari, quest'ultimo autore della melodia e degli arrangiamenti base de “Il Testamento Di Tito” del Faber), o semplicemente più leggeri come “La Mezza Luna”, ripescata dal repertorio di fine anni '60 del Molleggiato e qui impreziosita da un'introduzione strumentale arabeggiante, essenziale e al contempo evocativa.


Con “Facciamo Finta Che Sia Vero” Adriano Celentano centra ancora una volta il bersaglio, proponendo un disco tutt'altro che superficiale. Le tematiche trattate sono attualissime, fotografia scattata dall'occhio di chi riesce a cogliere i dettagli anche più sgraziati ma fondamentali del paesaggio. Il discorso sviluppato dal cantante milanese assieme ai suoi compagni d'avventura (tra i quali per la prima volta non compare il consolidato duo Mogol – Gianni Bella) può essere ampiamente condiviso o sprezzantemente disprezzato, ma di certo non lascia indifferenti.  Non lascia indifferenti neppure la qualità delle già citate “Non Ti Accorgevi Di Me” e “Ti Penso E Cambia Il Mondo”, le quali svolgono anche il compito di alleggerire un po' l'atterrimento e lo sconforto espresso negli altri brani.


Perfetta colonna sonora dei tempi che stiamo vivendo, confrontato con altri lavori simili pieni solo di retorica o frasi fatte e sterili, “Facciamo Finta Che Sia Vero” svetta per qualità e profondità d'analisi, oltre che per ricercatezza e varietà musicale. Esperienza che incontra freschezza e realismo: nonostante i 73 anni di età ed una carriera colma di soddisfazioni, Celentano ha ancora frecce acuminate al suo arco, molte più di quante non ne abbiano alcuni artisti ben più giovani.





01. Non Ti Accorgevi Di Me
02. Ti Penso E Cambia Il Mondo
03. Facciamo Finta che Sia Vero
04. Non So Più Cosa Fare
05. Anna Parte
06. Fuoco Nel Vento
07. La Cumbia Di Chi Cambia
08. La Mezza Luna
09. Il Mutuo

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