Elettronica martellante, ma anche sprazzi di abrasive chitarre elettriche che scompongono i beat dei vari brani. L'omonimo album dei Greta sfreccia su strade di varia natura, all'apparenza assolutamente contorte, slegate l'una dall'altra, ma che a ben vedere delineano un percorso invece molto compatto, robusto, dove i vari materiali si amalgamano alla perfezione in maniera delle volte sorprendente.
L'album vanta di attimi davvero ipnotici: indipendentemente dai gusti musicali dell'ascoltatore, il martellante incedere di “Glow Special”, l'ossessività essenziale di “B.T.K. (Binge. Torture. Kill)” che esplode tra cortocircuiti e chitarre elettriche ed il finale quasi psichedelico di “Happy” catalizzano l'attenzione, in qualche modo riescono ad essere trascinanti, nonostante ad un primo ascolto possa sembrare il contrario. E poi atmosfere allucinate, distorte, alcune note sgraziate di un pianoforte tra un ritmo drum n' bass ed una voce monotona che ripete meccanicamente pochi versi, bassi saturi che s'intrecciano con guizzi elettrici di tecno trance, elettronica minimale. C'è da sbizzarrirsi o da uscirne pazzi, da fuggir via a gambe levate o rimanere intrappolati dai ritmi essenziali, primordiali, sgraziati eppure così compatti.
“Greta” è un tale crogiolo di intuizioni, schegge di generi diversi tra loro, atmosfere martellanti ed ossessive, di sinistre venature oscure, che potrebbe esser la gioia del Tom Yorke più ossessivo o del Manson più tendente alle sperimentazioni elettroniche. Lavoro che affascina o repelle, che ipnotizza o che fa fuggire, o sie è da una parte o dall'altra: non sono ammesse prese di posizione vaghe.
Facile esserne ipnotizzati, difficile assimilarlo nella sua completezza, quest'album è senz'altro indicato per gli amanti della musica elettronica e per tutti coloro che rimangono affascinati da sperimentazioni musicali, qualunque esse siano, qualunque campo interessino.







