Gamma Ray
Majestic

2005, Sanctuary
Power Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 06/04/09

WELCOME
Benvenuti, o meglio, bentornati al cospetto dello “spiritual dictator”, tale uncle Hansen, che vi accompagnerà, insieme alla sua confraternita e per l’intera durata del vostro viaggio, alla scoperta del maestoso tempio che si erge implacabile alle porte del suo immaginario… inferno spaziale…
How Long… Quarantotto mesi e venti giorni dopo la rivoluzione dell’ordine degli Illuminati un nuovo capitolo dell’universo targato raggio gamma sta per travolgere i nostri sensi uditivi e trasportarci nuovamente da qualche parte nello spazio dove suoni, immagini e colori sono conformi a quanto visto ed ascoltato, con le dovute migliorie tecnologiche, 15 anni addietro, ai tempi di Heading for Tomorrow, primo album solista di Kai & Co dopo l’abbandono delle zucche allora ben più famose del flebile raggio.


TRIBUTE TO THE PAST
Che ne dite di ripassare la storia?
1988, Kai Hansen lascia gli Helloween e costituisce la prima delle 6 formazioni che si sono registrate ed intervallate nei primi anni di vita della band.


Ray First (Settembre 1989 – Primavera 1990): Kai Hansen (Guitar), Uwe Wessel (Bass), Mathias Burchardt (Drums), Ralf Scheepers (Vocals). Nello stesso periodo, Ralf Scheepers, cantava anche per i Tyran Pace.


Ray Second (Giugno 1990 – Febbraio 1992): Uli Kusch (Drums) e Uwe Wessel (Bass), Uli al lavoro anche con gli Holy Moses ed entrambi con gli Axe la Chapelle. Kai Hansen (Guitar), Dirk Schlachter (Guitar) e Ralph Scheepers (Vocals) alle prese con gli Anesthesia.


Ray Third (Settembre 1992 – Novembre 1994):  Kai Hansen (Guitar), Dirk Schlachter (Guitar), Thomas Nach (Drums), Jan Rubach (Bass) e Ralf Scheepers (Vocals) che nel frattempo lascia i Gamma Ray sperando nella chiamata (mai arrivata) dei Judas Priest e successivamente “costretto” ad accasarsi nei Primal Fear insieme al grosso esponente della Nuclear Blast, Mat Sinner.


Ray Fourth (Novembre 1994 – Ottobre 1996): Kai Hansen (Guitar and Vocals), Dirk Schlachter (Guitar), Thomas Nach (Drums) e Jan Rubach (Bass) che al tempo divideva il suo lavoro tra Gamma Ray ed Anesthesia.


Ray Fifth (Ottobre 1996 – Dicembre 1996): Kai Hansen (Guitar and Vocals), Dirk Schlachter (Bass), Thomas Nach (Drums) ed il neoarrivato Henjo Oliver Richter (Guitar) già militante nei Rampage e nei Charon.


Ray Sixth (Gennaio 1997 sino ad oggi): Kai Hansen (Guitar and Vocals), Dirk Shlachter (Bass), Henjo Oliver Richter (Guitar) e Daniel Zimmermann (Lanzer prima e Freedom Call poi) in sostituzione di Thomas Nach che ha lasciato la band in via del tutto amichevole…


La discografia ufficiale che precede Majestic, vanta ventuno astri che compongono una costellazione in grado di illuminare da 15 anni l’universo dell’Heavy Metal, ricapitolerò il nome di ognuno di esse per coloro che vogliano avere sott’occhio l’intera produzione teutonica:


1990 - Heaven Can Wait – EP
1990 - Heading For Tomorrow - full length
1990 - Who do you think you are? – EP Japan
1991 - Sigh no More - full length
1993 - Future Madhouse - EP
1993 - Insanity & Genius - full length
1995 - Rebellion in Dreamland - EP
1995 - Land of the Free - full length
1996 - Alive ’95 - live album
1996 - Silent Miracles - EP
1997 - Valley of the Kings - EP
1997 - Somewhere out in Space - full length
1999 - Powerplant - full length
2000 - Blast From the Past - best of
2000 - Ultimate Collection
2001 - Heaven or Hell - cd single
2001 - No World Order - full length
2002 - Lust for Live - DVD
2002 - Heading for the East - DVD
2003 - Skeletons in the Closet - live album 
2005 - Majestic – full length


ARMAGEDDON
Dieci fulmini per dieci tuoni roboanti, dieci fatiche per dieci comandamenti da rispettare, dieci brani paradisiaci per dieci pezzi infernali, dieci tracce da sminuzzare con precisione chirurgica e da ascoltare dieci per dieci mila volte…
Il punto forte dell’ottima prova del gruppo non sono di certo i testi che risultano assai generici e difficilmente riconducibili a situazioni, opere o problematiche precise, salvo rare eccezioni.
In comune per quasi tutte le canzoni c’è una forte tinta fosca e la tendenza a paragonare la situazione attuale del mondo in cui viviamo, oscura e priva di speranze, alla fine del mondo stesso.
Questa tendenza millenaristica avvicina estremamente i testi di Majestic a quelli di Powerplant anche se, personalmente, ritengo i precedenti migliori dei più recenti anche scrutandoli da diverse angolature.
E’ tempo di seguire per l’ennesima volta la via lattea alla ricerca delle dieci stelle appena comparse, tutto ha inizio con…


My Temple

Sound: Terminato il tempo delle introduzioni sinfoniche, i Gamma Ray decidono di scattare in avanti a testa bassa regalando l’intera scena ad un secco riff di chitarra supportato dalla tonicità della batteria di Dan Zimmermann che, ringiovanito di qualche anno come appare nelle fotografie all’interno del booklet, sembra non aver perso l’eleganza e la contrapposta ferocia nell’uso del suo strumento. La prova vocale di Kai Hansen è assolutamente strabiliante se paragonata a quella meno felice di No World Order, acuti e tonalità medio-alte sono centellinati e utilizzati con parsimonia nei punti più caldi del brano (e del disco).
La favolosa melodia di chitarra che spezza in due il brano all’esatto duecentesimo secondo ci riporta ai momenti migliori di un loro famoso full length del 95’, preceduto da un chiaro e conciso tributo ai Black Sabbath ed alla famosa Sabbath Bloody Sabbath. Aggressiva.

Lyrics: L’opener fulminante presenta il testo di più difficile comprensione; sembra quasi una presa di posizione personale contro gli orrori della realtà, opposti alla determinatezza del proprio io, della propria fede… Una specie di tempio costruito all’interno di ognuno di noi come difesa e reazione.
Ambigue le parole circa il “salvatore dell’universo”. La mia ipotesi è che Kai dica “se riesci a trovare forza e fede in te stesso, il salvatore dell’universo non puoi altro che essere tu”.

Past comparations: Land of the Free e i brani aggressivi di Powerplant. 


Fight

Sound: Classico brano “Gamma Ray style”, Fight propone una semplicissima costruzione del songwriting (una delle tante che ha reso famoso il gruppo di Amburgo tanto per intenderci) e tende ad esplodere mediante un ritornello che cattura l’attenzione sia in fase sonora che, soprattutto, in fase vocale: Carry On è un termine che viene ripetuto all’infinito e “tagliato” solamente dall’assolo-cascata di Richter, preceduto da un bridge che compie ottimamente il suo lavoro; alimentando costantemente la voglia di ascoltare il già citato ritornello. Single Song.

Lyrics: Il brano di Henjo Richter è una notevole eccezione al diffuso pessimismo del disco. Il messaggio è tutt’altro che incomprensibile: fidati dei tuoi istinti e riuscirai a comprendere i profondi significati delle cose. Ama, abbi fede, sarai un uomo migliore e conseguentemente più ispirato.

Past comparations: Beyond the Black Hole su tutti.


Strange World

Sound: Le note di pianoforte seguite da un giro di chitarra ottantiano, elargiscono a Strange World quel sapore retrò che, associato al sound groovy dei Gamma Ray del nuovo millennio, eleggono questo come uno dei tre pezzi migliori dell’intero lavoro e che, meraviglia l’ascoltatore al secondo minuto con un irrefrenabile e lunghissimo solo di Mr. Dirk Schlachter.
Da urlo l’inserto maideniano posizionato a tre quarti di song, segno che dieci date di supporto ad un tour della “Vergine di Ferro” hanno fatto accrescere i punti nella tabella “esperienza”: non si finisce mai di imparare, vero Kai? Maestosa.  

Lyrics: Sarà solo una mia impressione ma, Strange World (a livello testuale, s’intende), sembra uscita direttamente da Land of the Free.
I “cavalieri della rivoluzione”, per il semplice fatto di desiderare la libertà, rompono gli schemi mentali comuni e hanno il potere di rovesciare il dominio dei “masters”. Liriche epiche per tutto il pezzo tranne che per il ritornello che sembra dire “ogni volta che chi opprime le nostre menti viene sconfitto, qualcun altro prende il suo posto”. Un circolo infinito in sintesi.

Past comparations: God of Deliverance.


Hell is Thy Home

Sound: L’impatto iniziale è certamente irruento, l’attacco a brucia pelo della chitarra elettrica forma un mulinello sonoro che ci porteremo dietro fino alla fine della traccia e, probabilmente,  è l’unica nella quale il folletto osa da un punto di vista prettamente vocale, gracchiando paurosamente su un paio di punti focali.
Hell is Thy Home promette battaglia in sede live, diretta, compatta e lineare, ha i suoi passaggi Top nel chorus e nel solito immancabile e gustoso break centrale dove Richter e Zimmermann la fanno da padrona. Hyper-Speed song.

Lyrics: Niente di più semplice,: la venuta dell’Anticristo, la fine del mondo per opera del male. I due passaggi “disguised as the saviour of man” e “in the great white hall” fanno pensare che il brano sia ispirato al terzo conclusivo capitolo della trilogia orrorifica “The Omen”, nota in Italia come “La Maledizione di Damien”, che aveva già ispirato la splendida “Damien” degli Iced Earth.

Past comparations: Guardians of Mankind, Rebellion in Dreamland, Tribute to the Past.


Blood Religion

Sound: Avete presente l’attacco del brano Dance of Death degli Iron Maiden? Hansen prova ad emulare la rock star Dickinson nella traccia di mezzo, nella traccia migliore, nella traccia più epica seconda solo alla suite finale.
I “primi” quattro minuti e quarantasette secondi ci riconducono a momenti più lenti, in qualche modo ragionati; la descrizione delle liriche trova conforto nella cadenza dei suoni e nella tecnica dei singoli musicisti che, coi loro “attrezzi”, amplificano e rendono spettacolare la loro prova diventando, alternandosi, i padroni del pezzo.
Il cambio di tempo ai 4 minuti e 48 secondi è già leggenda; lo sfogo improvviso della band si concretizza con un passaggio strumentale che poche band al mondo sono in grado di disegnare, chi ha detto Iron Maiden?
Divertitevi ad urlare insieme allo zio, “Blood, Blood Red Vengeance”, emozione impagabile. Unica. 

Lyrics: Pezzo forte anche a livello di testo, la canzone parla di un vampiro che viene “portato nella notte” e sostituisce la religione cristiana con quella intimata nel titolo, quella del sangue. Fantastica la prima parte e la sua descrizione della creazione del vampiro per mano di un altro vampiro, ricorderà, agli intenditori, Bridge of Death dei Manowar.


Condemned to Hell

Sound: La prima delle due stringhe che portano la firma di Zimmermann, si apre con una inusuale citazione al nu-metal più convenzionale, fortunatamente poco consolidata nei cinque minuti scarsi della sua durata.
Dan si misura con una concezione sonora meno happy del passato più recente e avrete modo di capirlo leggendo il testo; avrete una spiegazione approfondita nelle prossime righe.
La differenza tra le sue e le composizioni di Kai Hansen è notevole, molto meno articolate ed arzigogolate; sin troppo semplici e monodirezionali anche se di presa sufficientemente rapida.
Continuo a preferire decisamente i disegni mentali del frontman ma non disdegno questo brano arioso che da la possibilità di rifiatare. Superficiale.  

Lyrics: Il pezzo di Zimmermann è di pesante accusa: coloro che sostengono di portare libertà nel mondo conducono a morte e oppressione, come l’inquisizione nel seicento. L’accusa è abbastanza esplicitamente rivolta alla classe dirigente-politico-militare statunitense (non ha altro che questo significato la frase “with stars and stripes”).
Parte del testo è vista dal punto di vista di un oppresso, chissà, forse uno dei soldati dell’Iraq orrendamente umiliati e torturati per mano dei soldati inglesi e americani qualche tempo fa, con successivo grande scandalo internazionale.

Past comparations: Heaven or Hell.


Spiritual Dictator

Sound: Uno di fila all’altro? Due brani consecutivi ad opera del batterista? Sulla scia di Condemned to Hell, Spiritual Dictator ha un incedere che non potrà non farvi esclamare “dove ho già sentito questo o quel passaggio?”. E’ presto detto, l’inizio ricorda chiaramente Follow Me di No World Order e pare che Dan si sia fossilizzato sulle composizioni di quell’album e che ne abbia estratto il succo per riproporlo nei due pezzi a lui affidati. Quello appena annunciato, non è sicuramente un punto a sfavore del brano che garantisce qualità più che discrete ed è reso godibile proprio dalle parti di batteria sulle quali è senz’altro costruito. Potente.

Lyrics: Ancora guerra di massa, messia maligni e fine del mondo per “l’ottimista” Zimmermann. Riferimenti precisi come “suffering to clean your karma” o “murderer in white” fanno pensare ad uno scritto o ad un’opera precisa che, purtroppo, non riesco a riconoscere.

Past comparations: Follow Me, The Earth of the Unicorn.


Majesty

Sound: La partenza di marca settantiana è, in fin dei conti, la caratteristica meno bizzarra della title track (Majestic, Majesty, non è proprio lo stesso titolo ma il significato è quello) che ha bisogno di ripetuti ascolti per essere giudicata con cognizione.
Complessa ed oscura, Majesty cancella totalmente quel colorito happy-metal che frequentemente appare nei brani di Hansen ed inquieta con lo stranissimo ritornello di apparente riferimento biblico e di echeggiante alone di misticismo.
Mi ha impressionato positivamente lo stacco di chitarra ai tre minuti che rivela un momento di memoria thrash (Exodus di Tempo of the Damned ma probabilmente è una mia impressione che non ha bisogno di conferma) ed in generale l’utilizzo della scala di suoni che in alcuni frangenti si rifà a quella egiziana, un po’ come successe per Valley of the Kings, anche se su questa, a differenza del vecchio cavallo di battaglia, le liriche si rifanno a tutto tranne che ai Faraoni. Mistica.

Lyrics: Apocalisse, tanto per cambiare. La “maestà” di cui si parla è quella oscura di Satana trionfatore, descritto nei toni epici delle “rivelazioni” bibliche, anche se non con le precise parole. Il testo in quest’ultimo caso è forse meglio della musica, come detto misteriosa e cupa ma non troppo esaltante.

Past comparations: Valley of the Kings.


How Long

Sound: Di primo acchito, How Long potrebbe sembrare il pezzo debole del prodotto ma la spiccata conformazione old-style e la sua estraneità da quelli che sono gli schemi di Majestic, riescono a farla emergere alla lunga e, scoprirete che difficilmente potrete fare a meno di essa. La linea vocale è strutturata in modo da risaltare le tonalità medie di Hansen, pertanto, non esistono i tipici acuti Halfordiani e le leggendarie grida infrangi-vetri ma un essenziale coro, peraltro poco lezioso, seguito come un’ombra da una tastiera che poco a poco trasla da una seconda ad una prima linea occupando il gradino più alto del podio destinato agli strumenti guida di questo brano. Ficcante.

Lyrics: Ancora qualche strascico di Land of the Free nel testo pacifista ove ci si chiede ripetutamente come si può vivere in stato di guerra. I riferimenti tipo “go and find the other side” o “search for the saviour” la ricollegherebbero idealmente ad “Abyss of the Void” ma, il succo del messaggio è ormai palese: “Stop the war”.


Revelation

Sound: No, non è l’ennesimo regalo al passato degli Iron Maiden, Piece of Mind non ha niente a che vedere con questa (qui è proprio il caso di scriverlo) maestosa suite finale che ha poco da spartire col passato dei Gamma Ray ed è molto più legata agli anni d’oro degli Helloween. Zuccherosa fino al midollo, Revelation è l’apoteosi dei brani a firma Richter (da notare come Hansen, leader indiscusso, lasci spazio sempre e comunque a tutti i membri della band) nata per chiudere in bellezza il nuovo disco.
Tutto gira e rigira intorno al ritornello siglato Keeper of the Seven Keys e, questa volta, nemmeno l’apocalittico break strumentale riesce a distogliere l’attenzione dall’immane coro definitivo. Il carion finale racchiude fedelmente lo spirito helloweeniano e tralascia un senso di tristezza e malinconia sino alla nota finale. Spaziale.

Lyrics: Per il pezzo più lungo il commento più semplice: è un augurio ed una preghiera perché si trovi l’illuminazione e ci si ricongiunga a Dio. Qualcosa di simile fu sperimentato in maniera molto diversa con “Send Me a Sign” ma, la “spiritualità” del messaggio è chiara e precisa.

Per coloro che sceglieranno la costosissima versione giapponese di Majestic, ci sarà l’opportunità di ascoltare l’undicesimo brano, “Hellfire”, che riprende quasi fedelmente la velocissima Solid ascoltata su New World Order. Lascerò a voi il compito di scoprirne i segreti sonori e testuali.
 

HEAVEN OR HELL
Dove collochiamo il neonato?
Powerplant è la fonte di ispirazione generale, Land of the Free è la strada che si voleva in qualche modo ripercorrere e No World Order la base per raggiungere gli altri due obiettivi.
Nella cascata di parole ho omesso un’informazione di notevole spessore. Mika Jussila ha masterizzato Majestic ai Finnvox Studios ed il suono “scandinavo” è riconoscibile e non esente da difetti. Sono del parere che per una band come i Gamma Ray la produzione finale deve avere un piglio grezzo e secco, non pomposo e boombastico come i più attenti avranno rilevato.

Detto questo, l’album dei galletti amburghesi è una perla che si avvicina ma che non arriva a toccare valori raggiunti in passato a causa di qualche esperimento che non ha centrato l’obiettivo: grande disco ma non meraviglioso, basta?
Come sempre, pare impossibile pensare ad un tradimento di Kai & Co, band che ha sempre cercato nuove soluzioni che mai andassero a minare il trademark dell’unica loro ragione di vita: l’Heavy Metal.

Lunga vita ai raggi una volta flebili ed oggi più luminosi che mai…





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