Il Cielo Di Bagdad
Unhappy The Land Where Heroes Are Needed Or Lalalala, Ok

2012, Autoproduzione
Pop Rock

Sotto Il Cielo Di Bagdad, tutto un nuovo ed entusiasmante paesaggio sonoro
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 02/03/12

Molte lune e molti soli hanno solcato Il Cielo Di Bagdad dai tempi dell’esordio di “Export For Malinconique”, visto che da un post rock atmosferico la band campana si è mossa con decisione verso un pop-rock di pregevole fattura. Un pop-rock, peraltro, di quelli sovra-arrangiati, baraonde sonore che camminano deliziosamente in bilico tra la follia e la travolgente scarica melodica.

Il faro guida dell’operazione, manco a farlo apposta, sono gli Arcade Fire, e basta ascoltare un pezzo come “It’s Over” per rendersene conto; tuttavia, rispetto alla pacata strafottenza della premiata ditta Butler & Chassagne, i Nostri la strafottenza ce la mettono in modo molto meno educato, in un’irriverenza tipicamente italiana che, di fatto, risulta la chiave vincente di questo “Unhappy The Land Where Heroes Are Needed Or Lalalala, Ok”, un disco che, sin dal titolo, mostra quanto appena descritto, visto che, a seguito del ragionevole compatimento di una patria che necessita di essere salvata da eroi, fanno seguire la canzonetta distensiva scacciapensieri.

In musica, questo concetto si riflette in canzoni che vedono la quadratura del pop-rock di matrice inglese stravolto prima da una dilatazione post-rock, poi dalla giocosità irrefrenabile del ritornello (il singolo nonché opening “LaLaLaLa, Ok”), oppure una ballata ‘70s, farcita quasi a forza da ogni strumento musicale riusciate ad immaginare (“We’re Fine”, in cui alla fine ritornano i vocalizzi destrutturanti). Ancora, come non rimanere colpiti dal flauto disneyano innestato su un coro epico (!) che sfocia in un bridge sostenuto da un violino posseduto dal folk celtico (!!!) su una “The Light Place”, oppure dalla meraviglia di archi che sostengono la gioia del ritornello di una “Happy Eores”, dove la festa continua con un banjo scatenato.

Ogni pezzo di questo inciso meriterebbe di essere menzionato - come il rockabilly ‘50s in chiave pop party sul pianoforte di “Stop! Stop! Stop!”, ad esempio – perché ogni brano di questo disco saprà travolgere l’ascoltatore. Il Cielo Di Bagdad, difatti, è riuscito nella notevole impresa di confezionare brani funzionali, che sanno sempre sorprendere senza strafare e senza auto compiacersi, rimettendosi in modo molto umile nelle orecchie di un ascoltatore che, travolto da cristalline e potenti melodie, ben volentieri seguirà la carovana di questi sei ragazzi all’interno del loro mondo sonoro colorato e multiforme.

Quindi, costa state aspettando? Seguite questa festosa processione, ed intoniamo tutti insieme una simpatica canzone, qualcosa che suona come un: “LaLaLaLa”…



01. LaLaLaLa, Ok.
02. The Light Place
03. We’re Fine
04. It’s Over
05. Happy Heroes
06. Tree’s Love
07. Stop! Stop! Stop!
08. Shadows And Rainbows

Intervista
Marathon: Mark Kelly

LiveReport
Architects - Live at the Royal Albert Hall - Londra 21/11/20

Speciale
Videointervista - Moonlight Haze

Recensione
Iron Maiden - Nights Of The Dead - Legacy Of The Beast, Live In Mexico City

Speciale
L'angolo oscuro #13

Intervista
Ellefson: David Ellefson