Of Monsters And Men
My Head Is An Animal

2012, Universal Republic
Pop Rock

Il pop rock made in Iceland fatto davvero bene ancora ci mancava... sinora!
Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 07/05/12

Ci deve essere davvero qualcosa di magico in Islanda, dato che questa piccola, vulcanica isola all’estremo Nord del nostro pianeta arriva a sconvolgere, a cicli di decadi, i nostri orizzonti musicali. E’ successo negli anni ’90, quando il folletto Björk ha ridefinito i canoni dell’elettronica; è successo negli anni ’00, quando quattro ragazzi andando terribilmente lenti ci hanno insegnato cosa vuol dire fare davvero post-rock (i Sigur Rós, se fosse il caso di specificarlo). Succede, quindi, negli anni ’10 con gli Of Monster And Men? E’ certamente prematuro dare ora, con solo un esordio discografico sotto le orecchie, una risposta a questa domanda, eppure una rilettura personale e di enorme successo commerciale del pop-rock a firma Islanda ancora ci manca, e no, i Mùm non valgono, visto che, persi in un mare di cerebrale auto-referenzialismo, loro non sanno arrivare al cuore degli ascoltatori con trionfale efficacia come fanno gli Of Monsters And Men.

Cominciando ad essere circostanziali, siamo in campo pop-rock in salsa “folky” in struttura sovra-arrangiata, tanto che una critica approssimativa, grossolana e poco efficace potrebbe vendervi benissimo gli Of Monster And Men come gli Arcade Fire riletti con sensibilità islandese. Vero, ma ci sono sottili, eppure enormi, differenze tra la creatura musicale di Nanna Bryndís Hilmarsdóttir e Ragnar þórhallsson e quella di Win Butler e Règine Chassange (a parte l’evidente differente difficoltà nella pronuncia corretta dei nomi). Innanzitutto, la citata sensibilità islandese fa sì che le atmosfere, qui, siano meno rock’n’roll e country-oriented rispetto a quanto fatto su lidi canadesi, tutto a scapito di una sottile malinconia che pervade anche i momenti più concitati ed up-tempo di questo inciso (che, beninteso, sono assai numerosi), donando all'insieme un retrogusto affascinante quanto esotico. Quindi, se è pur vero che anche per il sestetto islandese tutto fa brodo per fare un bel po’ di volume in sede di arrangiamento, compreso un concitato coro di “Hey!”, è altrettanto giusto dire che, qui, si preferisce la fisarmonica ed il pianoforte ad una baraonda di archi e tastiere vintage, a creare un suono più essenziale e, come già detto, folk piuttosto che rock, ed indulgendo unicamente nell’energia degli ottoni quanto basta per creare quello swing che è in grado di far decollare la melodia dei vari pezzi.

Uscito l’anno scorso nella natia Islanda, e subito piazzatosi ai vertici delle classifiche nazionali, oggi, grazie alla lungimiranza di Universal, anche il resto del mondo può godere delle note di questo “My Head Is An Animal”, classico esordio che ha del miracoloso nel presentarci sei giovani ragazzi così incredibilmente maturi dal punto di vista compositivo, eppure così accessibili e convincenti. Citare i brani per declamare le lodi dell’opera, a questo punto, è davvero inutile, poiché questo è il classico inciso che non conosce tempi morti e che, nonostante si spieghi alla perfezione già nell’emblematico singolo “Little Talks”, riesce comunque a riservare continue e piacevoli sorprese (come il rullante marziale di “Lakehouse”, il tocco sopraffino nella ballad “Sloom”, l’epicità pop di “Six Weeks”). Se proprio vogliamo trovare a tutti i costi un paragone con gli Arcade Fire, gli Of Monsters And Men condividono con la band canadese il fatto di aver dato alle stampe un esordio discografico – preceduto da innumerevoli EP – che profuma già di capolavoro, di quelli da fuochi artificiali e genuino entusiasmo in sede di ascolto, un’opera destinata a rimanere a lungo nella memoria e, si spera, in numerose collezioni discografiche di medio-alto livello. Perché ascoltare la musica degli Of Monster And Men è come osservare uno di quegli splendidi paesaggi unicamente islandesi, consapevoli che il quadro potrebbe venire perturbato, da un momento all’altro, dall’esplosione di un geyser estremamente melodico e potente (Hey!).

Se non ci fosse il buonsenso critico a fermarlo, il sottoscritto starebbe già tranquillamente parlando di disco dell’anno (anche se “My Head Is An Animal” è stato partorito ufficialmente nel 2011), nonostante il calendario ci ricordi che siamo solo a maggio, e con un "Weather Systems" a firma Anathema già seriamente in lizza per la pole position. Tuttavia, anche la più ferrea delle discipline vacilla, quando capita di ascoltare dischi di questo livello.




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