The Agonist
Lullabies For The Dormant Mind

2009, Century Media
Metalcore

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 21/04/09

Così com’è accaduto qualche mese fa per i fortunatissimi compagni d’etichetta In This Moment, i The Agonist tornano a farci visita con un album immerso in immaginifici e fiabeschi scenari (perfettamente riflessi dalle tonalità notturne del concept grafico del disco, sviluppato dalla giovane e talentuosa artista lituana Natalie Shau), anche se questi sembrano limitarsi ad affiorare negli argomenti trattati dalle liriche, visto che la musica di entrambi i gruppi ha effettivamente ben poco da spartire con un certo tipo di atmosfere, da tempo appannaggio esclusivo del genere gotico.

Patrocinato da una Century Media sempre più spudoratamente trendy, il quartetto canadese ci propone attraverso il suo secondo album, “Lullabies For The Dormant Mind”, una piacevole variazione di tema (pur rimanendo all’interno del calderone metalcore americano), grazie ad un uso calibrato e ben differenziato di vocals gutturali e pulite ad opera della bella frontwoman Alissa White-Gluz, vero e proprio punto di forza di una formazione che, in assenza di una figura così carismatica, rischierebbe, forse, di cadere nel più crudele anonimato. Rispetto all’accattivante debut “Once Only Imagined” (2007), i Nostri dimostrano, partendo da una base di sonorità melodic death metal dalle accentuate sfumature metalcore, di aver corretto il tiro in favore di strutture più articolate in cui la tecnica dei singoli musicisti riesce ad emergere in maniera lampante, mentre audaci tastiere ed arrangiamenti tentano d’avvicinarsi, seppure parzialmente, alla grandeur orchestrale che ha fatto la fortuna di alcune band nord-europee quali Nightwish e Sirenia.

Abbandonati in parte i ritornelli catchy à la Lacuna Coil che avevano fatto la fortuna del precedente full length, dall’album in questione emergono strutture interessanti, quasi sempre debitrici nei confronti di altri volti noti di questa scena (Arch Enemy, Walls Of Jericho, Deadlock), ma sapientemente arricchite da una personalità che traspare chiaramente dall’approccio fantasioso ed “in-your-face” della sezione ritmica, dalla vivacità delle armonizzazioni e, soprattutto, dalle modalità con le quali si articola la voce, anche se, a fronte di una produzione corposa ed inappuntabile affidata a Christian Donaldson (Cryptopsy, Mythosis), ci risulta quasi impossibile stabilire con precisione se l’impressionante varietà di stili canori adottata da Alissa sia completamente frutto delle sue capacità vocali, comunque lodevoli e sullo stesso piano di quelle delle più famose growler della scena.

Canzoni come la sfaccettata “The Tempest (The Siren’s Song; The Banshee’s Cry)”, la melodicissima “Waiting Out The Winter” e la luciferina “Martyr Art”, se non catapulteranno i The Agonist nella cerchia delle band che contano, ne sanciranno sicuramente la fama internazionale, in attesa di un terzo album che confermi definitivamente le qualità intrinseche di quest’ancor giovane ma già promettente realtà.





01. The Tempest (The Siren's Song; The Banshee's Cry)
02. ...And Their Eulogies Sang Me To Sleep
03. Thank You Pain
04. Birds Elope With The Sun
05. Waiting Out The Winter
06. Martyr Art
07. Globus Hystericus
08. Swan Lake (A Cappella)
09. The Sentient
10. When The Bough Breaks
11. Chlorpromazine

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