Letzte Instanz
Schuldig

2009, Drakkar
Mittelalter Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 24/04/09

I tedeschi Letzte Instanz sono un gruppo che difficilmente potrebbe varcare i confini della natia Germania, e difatti non stupisce scoprire che sono una band dalla discografia oramai piuttosto corposa, ma assolutamente ignota al pubblico che non parla il tedesco come lingua di default.
Tuttavia, ci provano con questo loro ottavo album, distribuito dalla Drakkar con la collaborazione di Sony, a sdoganarsi e, sinceramente, fanno bene.
Fanno bene perché la loro proposta è davvero interessante, tant’è che la definizione di “industrial folk” che avrei voluto usare per taggare il genere di quest’album è perfetta e sbagliata allo stesso tempo. Dunque lo classificheremo semplicemente per quello che è sempre stato: Mittelalter Rock.


La base rock/metal su cui si innesta la musica della band è sicuramente quadrata come l’industrial tedesco impone (con la voce roca e potente di Holly complice nel far pronunciare il nome Rammstein con troppa facilità), tuttavia è innegabile che il modernismo che muove la struttura armonica non è solo industrializzato, ma anche fortemente contaminato dal nu-metal dei Linkin Park e dal groove melodico dei Rasmus.
La presenza in pianta stabile in formazione del violinista Stolz e del violoncellista Benni Cellini (uno spettacolo nei suoi rasta), poi, potrebbe sì far pensare che il loro contributo sia basato sul folk celtico, ma non è esatto, visto che la ricchezza ed il virtuosismo delle parti affidate agli archi richiamano direttamente la musica classica piuttosto che quella scozzese/irlandese.


Tutto questo porta ad un album che suona ricco, meravigliosamente suonato e composto. Provate ad esempio a sentire la doppietta “Traumlos” e “Dein Licht”, la moderna apertura di “Mein Engle”, il metalcore di “Die Eine” oppure l’intensità romantica e drammatica del mid-tempo di “Mein Leben” (capolavoro dell’album, per chi scrive).
E’ davvero un peccato che queste 14 canzoni, pur scorrendo meravigliosamente le une sulle altre, complice anche una durata medio-breve delle tracce, presentino dei fisiologici cali di tensione, che smorzano a volte l’interesse dell’ascoltatore (la caduta all’inizio di “Flucht Ins Gluck” e “Eisherz” è piuttosto dura da digerire…); tuttavia, questo album è un ascolto praticamente obbligato per chiunque ami la scena tedesca, ed un ottimo biglietto da visita per chiunque la voglia scoprire (perché sia chiaro: non sempre il nome più rappresentativo e di maggior successo di una scena presenta necessariamente le caratteristiche più adatte per cominciare a conoscere quella scena).
Poi, se vogliamo fare i pignoli, tra i difetti dell’album c’è sicuramente un artwork piuttosto dozzinale che non rende affatto giustizia alla musica che si ritrova sul cd.


Se eravate alla ricerca di una versione barocca dei Rammstein, magari anche più commerciale e meno “pesante”, avete trovato nei Letzte Instanz esattamente ciò di cui avevate bisogno.
Ah, però un suggerimento per la band: per uscire dai confini della Germania magari è il caso di tradurre almeno il sito ufficiale in inglese…





01.Mea culpa
02.Mein Engel
03.Flucht Ins Gluck
04.Eisherz
05.Traumlos
06.Dein Licht
07.Die Eine
08.Vollmond
09.Feuer
10.Mein Leben
11.Der Garten
12.Komm
13.Finsternis
14.Wann

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