Children Of Bodom
Are You Dead Yet?

2005, Spinefarm Records
Death Metal

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 09/04/09

Violento, feroce e spietato, questi gli aggettivi che mi gironzolano nella testa al termine del nono ed ultimo brano: "We’re not Gonna Fall".
I Children of Bodom rilasciano a due anni di distanza dal sanguinario “Hate Crew Deathroll” il nuovo disco, questa volta è “Are You Dead Yet?” a spianare la strada verso gli ignoti confini dell’aggressività  bodomiana.

Ricordate come accogliemmo il successore di “Something Wild”, “Hatebreeder”?
Idilliache recensioni da mezzo mondo, critica e pubblico  in delirio per la proposta tanto melodica quanto impetuosa, disco dell’anno per decine e decine di testate giornalistiche, insomma, un tripudio che non ha trovato conferma e continuità con “Follow the Reaper” e con “Hate Crew Deathroll” nonostante si parli di prestazioni di gran lunga al di sopra della media e di cd che il sottoscritto ha letteralmente consumato nei lettori di mezza Como.
La prossima domanda, parafrasando un irritante personaggio televisivo, nasce spontanea: cosa diavolo manca al cd azzurro e cosa manca al cd rosso per raggiungere qualitativamente quello verde? La risposta, forse, la trovate in questo… nero… (bianconero proprio non riuscivo a scriverlo, perdonatemi…)

Da annotare, anzitutto, un cambiamento fondamentale: affidate totalmente a Mikko Karmila le fasi di registrazione e di produzione a discapito dello “storico” Anssi Kippo che ha potuto mettere mano sulla sola traccia numero otto Trashed, Lost & Strungout (presentata nell’EP omonimo pubblicato mesi fa).

Signore e Signori, la differenza del sound è abissale, crudo e grezzo più che mai.

Nato apparentemente in cattività, l’album regala sgraziate e robuste composizioni che, accompagnate dal taglio ficcante delle chitarre di Alexy “Wildchild” Laiho e Roope Ukk Lavala, manifestano un suono base meno pomposo e più secco, inoltre, se considerate che le tastiere dell’eccelso Warman hanno un ruolo non così imprescindibile come in passato, non resta che appurare l'evoluzione e “rassegnarsi” ad un death metal dalle reminiscenze power (ma anche thrash, nu metal, e chi più ne ha più ne metta) e non più ad un power metal dalle striature death.
Quanto enunciato è dunque un grosso passo avanti malgrado una naturale constatazione: la novella creatura necessita upgrade non irrilevanti anche se, nel frattempo, possiamo godere delle schiacciasassi “Living Dead Beat” (dotata di uno start alla Goblin) e “Are You Dead Yet?”, scivolare sui patterns frenetici di “If You Want Peace… Prepare for War”, e cavalcare sui ritmi sincopati e sulle inflessioni maligne di “Punch Me I Bleed” (splendido il filtro utilizzato sulla voce di Laiho, effetto tanto caro a Shagrath dei Dimmu Borgir), brano che precede l’adrenalinico singolo apripista “In Your Face”.

A partire dalla sesta “Next Line” il restiling, sin qui diafano e cristallino, viene un po’ meno con i Children of Bodom che concedono alla seconda metà del capitolo il privilegio di una “condizionale” rappresentata dal mutamento dei rilievi restituendo, almeno in parte, quel retrogusto e quel classico “sapor antico” apprezzato nel più recente passato.
Campione fra tutte è la già citata “Trashed, Lost & Strungout” che, a onor del vero, tra le nove perle è l’unica ad essere stata scritta una mezza dozzina di mesi fa e probabilmente nel bel mezzo del processo di innovazione.

Attenzione a non sovradimensionare quanto appena scritto, il trademark è griffato COB al 100%; non ci troviamo di fronte ad una “nuova” band ma, finalmente, siamo al cospetto di un quintetto che tenta di rimettersi in discussione affilando ed affinando le idee che, francamente, non mancano mai.

3 piccoli ed ultimi appunti: la cover non poteva essere lavorata con un pizzico di impegno in più? Perché, l’abominevole scelta di non inserire, come spesso capita a loro, le liriche nel booklet?
Tralasciando per un attimo la bontà del disco, 56 centesimi al minuto non sono un po’ troppi per un disco provvisto di un prezzo si aggira intorno ai 20 euro ed ha una durata di 37 scarsi minuti?  

Metabolizzati i difetti appena esposti, non mi resta altro che raccomandare l’acquisto di “Are You Dead Yet?”; straordinario ritorno sulla scena per un act in grande, grandissima forma.  



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