Mutala
Cloning Wicked Minds

2008, Sweet Poison Records
Death Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 12/06/09

Recensione a cura di Sergio Vinci

 

Iniziamo col dire che la definizione di "Mediterranean Death Metal" che questa band si è auto-attribuita vuol dire tutto e niente. Spesso troppe formazioni incorrono nell’errore di voler attribuire a tutti i costi una definizione “geografica” alla propria musica solo per il mero gusto di farlo o per rendere più interessante sulla carta il genere che propongono, ma occorre rendersi conto che tali definizioni lasciano il tempo che trovano, soprattutto se, a seguito di queste, non compaiono connotazioni stilistiche tali da poter giustificare certi slogan.

Detto questo passiamo all’analisi prettamente musicale di questo lavoro. I Mutala nascono a Bari nel 1999 e si fanno notare un anno dopo con la pubblicazione dell’ep autoprodotto “What Hates Will Kill” a cui segue, nel 2001, il primo full-length “Carnivorous Disposition”, pubblicato dalla Nocturnal Music. Poi la band si ferma per un lungo periodo e, solo nel 2008, dà un seguito al proprio debutto, rilasciando questo “Cloning Wicked Minds”, con l’appoggio della Sweet Poison Records. Il lavoro in questione mette in mostra una band discretamente matura e tecnicamente preparata, mescolando death metal statunitense e intuizioni melodiche figlie della nuova ondata di death metal svedese. Il connubio è tutto sommato ben riuscito e possiamo anche affermare che in alcuni brani la band riesce a stupire in positivo, soprattutto per le proprie qualità esecutive. Brani come “Small Corpse Unit”, “Flavour Of The Deads” o “Psychoinfibulation”, si distinguono per un bel tiro e per una buona ispirazione di base, così come ben riuscito è l’episodio strumentale “In My Temple”, posto a metà dell’album ed eseguito con begli intrecci di chitarra acustica che fanno intravedere ancora di più come i nostri siano a proprio agio in diverse circostanze. Ma purtroppo non è tutto rose e fiori.

Formalmente questo disco non presenta pecche insormontabili. C’è perizia tecnica, c’è potenza, il cantato si sposa bene con la proposta di questa band, sottolineando, con alternanza di growl e scream, i vari cambiamenti di registro che si incontrano durante questi dodici brani. Ma manca qualcosa, e questo qualcosa è, detto molto banalmente, il brano o la melodia capace di catturare e trasportare in maniera convincente. Purtroppo la sensazione che rimane ascoltando questo disco rimanda ad un vecchio proverbio popolare, ovvero di essere di fronte ad un “cane che abbaia ma non morde”. Non me ne vogliano i Mutala, non sto facendo spicciola ironia, anzi ho in precedenza sottolineato le varie qualità della formazione, ma queste non bastano a scalciare dalla mia testa una sensazione di incompiutezza che questo disco mi lascia.

Nulla di allarmante, comunque. Basta che questa band prenda qualche piccolo provvedimento e cerchi di mostrarsi un po’ più personale per poter confezionare qualcosa che non sia solo un compitino accettabile o poco più, a partire anche da una produzione che metta in risalto una maggiore potenza (non che questo disco sia prodotto male, ma i suoni risultano un po’ appiattiti in generale e troppo asciutti).

In generale, i Mutala raggiungono la sufficienza grazie ad una massiccia dose di “mestiere”, ma devono ancora fare dei bei passi per apparire veramente interessanti.





01.Intro
02.Small Corpse Unit
03.Flavour of the Deads
04.Bleeding Turning Around
05.Suffering from the Innocence
06.In my Temple (instrumental)
07.Useless Heart-Searching
08.Daseim Ohne Leben
09.My Sarcastic Point of View
10.Psychoinfibulation
11.Cloning Wicked Minds
12.My End (Outro)

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