Exilia
Decode

2012, ZYX Germany
Crossover

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 04/04/12

…ed ecco che, anche per i milanesi Exilia, è giunto il fatidico momento della svolta artistica, una virata già semi-annunciata con lo scorso EP “Naked”, uno scorcio che mostrava una precisa volontà della band di andare oltre il crossover che da sempre ha contraddistinto Masha & soci. Neanche a farlo apposta, lo step evolutivo è quello dell’apertura di genere, dell’abbattimento dei preconcetti così come le proprie barriere compositive, per costruire un’opera che sia più “rock” generalista possibile nei risultati.

Orbene: scorgendo la tracklist di “Decode”, negli effetti si nota immediatamente come nessun brano posto in scaletta superi i 3 minuti e mezzo di durata, chiaro segno delle dichiarate intenzioni di “sfoltimento”. Poi, si preme il tasto “play”, e si rimane deliziosamente storditi dall’umorale e cangiante “Satellite”, mentre il singolo godibile ed immediato “Over The Edge” ha, come unica funzione, quella di introdurre la sfuriata crossover di “Unconventional”, una prova che le origini sonore della band non sono state affatto dimenticate… tutt’altro. La ritmica, le chitarre “nu” e ribassate, la furiosa interpretazione sincopata del tono scartavetrante di Masha: sono tutti elementi ancora ben presenti nello scheletro musicale della band. Solo, tutti questi fattori sono messi al servizio di un messaggio sonoro non più a senso unico, ma che guarda ad orizzonti più ampi. Questo, in linea teorica, dovrebbe permettere agli Exilia di non scontentare i fan tradizionalisti, mentre l’apertura verso schemi melodici più ariosi dovrebbe consentire all’opera di essere catchy a sufficienza per strizzare l’occhio con compiacimento verso intere nuove schiere di giovani fan.

C’è solo un pesantissimo “ma” che pesa come un macigno sul sesto inciso in studio della band lombarda: il fatto che l’opera scorra prevedibile come non mai, introducendo il fattore noia già in una “Emily” e senza far sì che esso possa essere mitigato per le restanti 8 tracce del lotto (no, nemmeno l’inedita chiusura pianistica di “In My Veins” suona fresca, perché sarà pur vero che gli Exilia una canzone così non l’hanno mai scritta, ma altrettanto dolorosamente certo che le nostre orecchie, di brani simili, ne hanno sentiti centinaia). Principalmente, con “Decode” si ha la netta sensazione di trovarsi su sentieri precedentemente battuti da altri, e non è affatto un caso se in brani come la già citata “Emily”, “My Exception” e la quadratura di “Forever” certe soluzioni utilizzate ricordino da vicino i cugini Lacuna Coil, sminuendo di molto la personalità di questo inciso. Ciò che, invece, va assolutamente citato come elemento autenticamente cresciuto all’interno della band – in grado, negli effetti, di riequilibrare il tutto - è la voce di Masha Mysmane: il fatto di trovarsi di fronte a passaggi sonori non freschi ma comunque nuovi, ha permesso alla cantante degli Exilia di sperimentare molto con la voce e l’interpretazione, risultandone in un uragano dilagante ma dal cuore tenero, una dolcezza in grado in un millisecondo di diventare ruvida ed incisiva, graffiando le orecchie che, pochi attimi prima, venivano voluttuosamente carezzate. L’interpretazione canora della Mysmane è qui talmente brillante, che da sola riesce – spesso ma non sempre - a fare il miracolo nel salvare brani che, altrimenti, risulterebbero totalmente ignorabili.

Preme, a questo punto, non concludere con eccessivo disfattismo: “Decode” è un disco che ha al suo interno brani efficaci (quasi tutti concentrati ad inizio d’opera), e che è un primo passo verso un futuro che, tuttavia, va seguito con più testicolare determinazione e con decisamente maggiore personalità. Pena: il rimanere confinati in un ambito, e tradire le premesse di un’opera che vorrebbe essere autenticamente trasversale. Certo, per riuscire davvero bene, poi, bisogna dimostrare di avere le capacità di essere così totalizzanti, ma non è certo nell’interesse di nessuno fare, in questa sede ed in questo istante, un processo alle intenzioni. Vanno valutati solo i risultati, ed al momento attuale si può dire che questa “nuova direzione” degli Exilia vi potrà decisamente piacere, ma è autenticamente difficile che vi travolga. A meno che non abbiate ascoltato nulla di modernamente female fronted negli ultimi dieci anni in ambito rock/metal, è chiaro.



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