Meganoidi
Welcome In Disagio

2012, Green Fog Records
Alternative Rock

Dopo 15 anni di continua evoluzione, i Meganoidi trovano finalmente la propria dimensione ideale.
Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 06/04/12

Quindici anni di alti e bassi, vissuti on the road sempre e comunque con una certa dignità, con la consapevolezza di aver intrapreso un percorso che inevitabilmente prevedeva battute d’arresto serie e meno serie, ma che altrettanto inevitabilmente doveva essere continuato per arrivare al tanto agognato momento in cui si conoscono alla perfezione i propri limiti ed i propri punti di forza. Arrivare, insomma, ad un equilibrio, se non perfetto, quantomeno tutt’altro che precario.


Welcome In Disagio” inaugura il quindicesimo anniversario dalla fondazione dei Meganoidi, gruppo che anni fa salì alla ribalta per pezzi carichi di ska-punk come “Supereroi”, “Meganoidi Contro Daitan 3” e “The King Of Ska” e che durante gli anni Zero del nuovo millennio ha intrapreso una costante evoluzione e ricerca verso una dimensione differente dagli originari tempi sincopati, ormai troppo stretti per poter essere sfruttati ancora in maniera efficace come un tempo. Se già con “Al Posto Del Fuoco” la band genovese aveva intuito finalmente la direzione ideale da seguire, “Welcome In Disagio” è senza ombra di dubbio quanto di meglio i Nostri abbiano fatto nell’ultima decade.


Precisiamo subito che lo ska degli esordi, enfatico e scanzonato, non è più presente:  aleggia perlopiù nei fiati presenti nel singolo “Milioni Di Pezzi” e nella riuscitissima “Quello Che Ti Salta In Mente”, che accontenteranno immediatamente fan vecchi e nuovi, ma per il resto i Meganoidi hanno trovato in un personale alternative rock la propria dimensione ideale: chitarre ben dosate e mai sovrastanti, linee di basso essenziali, efficaci, mai invadenti, testi interessanti che spaziano dall’irriverenza ed ironia al ragionamento più serio e personale. Da un punto di vista prettamente musicale, quest’album è molto omogeneo, compatto. Inoltre, ha ragione Luca Guercio quando nell’intervista ci dice che “il pezzo  ironico vicino al pezzo più sentito, più emotivo, non stridono”, cosa che in passato invece, delle volte in maniera evidente, altre volte meno, accadeva. Basta ascoltare in sequenza “Milioni Di Pezzi” e “Ghiaccio”, o “Quello Che Ti Salta In Mente” e “Ciao Collera” per capire meglio di cosa stiamo parlando. Gli arrangiamenti sono stati ben curati e la produzione precisa ed essenziale ha fatto un buon lavoro che di conseguenza assicura un ascolto sempre attento, durante il quale è peraltro difficile che si presenti un calo d’attenzione rilevante. Questo è un discorso che può sembrare scontato, in realtà il lavoro che si attua dietro il mixer sul materiale grezzo può determinare significativamente la riuscita o la disfatta delle precedenti ore di registrazione.


“Welcome In Disagio” è da considerarsi il raggiungimento di un traguardo importantissimo per il gruppo genovese, ossia l’aver trovato una dimensione musicale che permetta la maturazione ed il consolidamento del proprio stile personale, ora molto più coeso ed organico che in passato. È un album che metterà d’accordo i fan della prima ora e gli ultimi arrivati, e completa quel “processo di unificazione” delle due frange di pubblico iniziato con il precedente “Al Posto Del Fuoco”, e sorprenderà forse anche l’ascoltatore che fino a questo momento li ha sempre guardati con un po’ di scetticismo.





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