Hypnosis
The Synthetic Light Of Hope

2009, Dark Balance
Death Metal

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 20/10/09

I francesi Hypnosis sono in giro da un bel po’ di tempo, dal 1993 per essere esatti, e sono particolarmente fieri di aver portato nel resto d’Europa, un anno dopo l’uscita in madrepatria, il loro quinto album in studio, dandosi così la possibilità di farsi conoscere anche al di fuori dei propri confini.
Sono anche particolarmente fieri del loro death metal ibrido e, nell’ascoltare questo “The Synthetic Light Of Hope”, non ho potuto fare a meno di chiedermi se basta una tastiera modernista e scoordinata da tutto il resto per potersi fregiare dell’etichetta di “death metal melodico/intelligente/ibrido”.

L’impresa di ibridare un genere non è mai semplice, ancora di più ostico riuscire a creare interesse, mediante l’ibridazione, attorno ad un genere piuttosto settoriale come la frangia estrema del metal  (death e black in primis), suonando convincenti sia alle orecchie dei puristi, che a quelle dei neofiti. Sono davvero poche le band che sono riuscite a creare la chimera, ed in ambito death metal non posso davvero fare a meno di scomodare, a questo punto, il nome Dark Tranquillity.
Laddove tuttavia i Dark Tranquillity risultano compatti ed omogenei attorno alle idee ed alle svolte che accompagnano i loro album, gli Hypnosis si nascondono dietro ad un lavoro death metal old school in tutto e per tutto, anche in una fortemente discutibile produzione (diciamo pure tremenda, va’…), su cui, come già detto, ogni tanto si avvertono delle tastiere ed i cori della chitarrista Cindy Goloubkoff in voce pulita, ma la sensazione generata non è quella di amalgama, bensì quella del posticcio, della “grumosità” di un impasto sonoro che, invece, dovrebbe scorrere liscio come l’olio nelle nostre orecchie.

Inutile, a questo punto, citarvi dei pezzi, vi dico che, ad onor del vero, si avverte un generale miglioramento nelle tre tracce conclusive, e che la title-track, nella sua “audacia”, risulta forse anche la canzone più interessante del lavoro: ma è davvero poca, poca roba.
Forse, se si fosse trattato di una band agli esordi, magari si sarebbe potuti essere un attimino più generosi in sede di valutazione. Tuttavia, all’inizio di questo articolo svetta una data, ed è “1993”. Francamente, non mi sembra davvero il caso di dimostrarsi indulgenti.



01. Blood Tears
02. The Day We Failed
03. Into Trouble Waters
04. The Synthetic Light Of Hope
05. Wasted Land
06. An Ordinary Day
07. My Deepest Solitude
08. Dead Is The Sun
09. [Kill Me] When I Dream

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