Charme
The Red Side

2009, Autoproduzione
Prog Metal

Recensione di Federico Botti - Pubblicata in data: 03/03/10

Ci sono voluti sei anni (dalla formazione nel 2003 successivo debutto, due anni dopo, con l’EP “Gothica Prog Poetry”), ma alla fine i senesi Charme sono riusciti a dare alle luce, sul finire del 2009, al loro primo LP, “The Red Side”.

Come ben esemplificato dal titolo del loro EP, il suono del gruppo era una commistione di progressive metal e gothic metal: Dream Theater meets Lacuna Coil poteva essere una possibile definizione (ovviamente fatti i debiti raffronti) del sound proposto dalla band. Nel nuovo lavoro si devono però registrare alcuni cambiamenti: intanto nel nucleo stesso degli Charme, che vede un cambio sia nel bassista che nella voce (attualmente abbiamo infatti l’eclettico polistrumentista Mattia Mattei e la talentuosa Eva Sestini); il suono poi vira leggermente, accantonando di fatto le influenze goticheggianti e aggiungendo peso con una bella dose di elettronica. A questo punto è più giusto dunque correggere il tiro in Dream Theater meets Depeche Mode (di fatto le influenze maggiori della band).

I ragazzi, è indubbio, sanno il fatto loro: oltre ai già citati Eva e Mattia (quest’ultimo anche voce), Fabrizio (tastiere) Saverio (chitarra) e il batterista Aldo (ad oggi non più in formazione, sostituito da Federico) dimostrano gran maestria nel destreggiarsi attraverso intricate linee melodiche e continue accelerazioni (in perfetta simmetria con il genere da loro proposto).In generale le atmosfere dei nostri non si fanno mai troppo cupe e ossessive, spaziando da aperture atmosferiche (si veda per esempio “This Last Goodbye”) a momenti più tesi; questi cambi sono sempre ben sottolineati dalle due voci: quella di Eva, graffiante e potente ma anche languida quando serve, e quella di Mattia, che svaria nel proprio registro più volte, arrivando anche a accennare il growl in un paio di strofe circostanze.

Andando più nel dettaglio, diversi sono i pezzi meritevoli:“Behind The Faith” (sicuramente il pezzo migliore del lotto), “This Last Goodbye” (nella quale, a dir la verità, il riff iniziale di chitarra mi da sempre un certo senso di già sentito), “Redsided” (notevole soprattutto nella sua seconda parte, dove beneficia di un andamento più aggressivo), l’impetuosa strumentale “Cast Away” (la quale mi ha portato alla mente, oltre ai soliti nomi noti, anche qualcosa fatto da i Muse) e “The Silent Shepe”. Non mi convincono invece appieno soprattutto “Frammenti” (unico pezzo cantato in italiano, privo di quella scintilla che invece hanno gli altri) e “Precious” (cover dell’omonimo pezzo dei Depeche Mode, meno cupo e “sacrale” dell’originale, ma comunque sia un giusto tributo).

Considerati gli alti e bassi (quest’ultimi in minore quantità), il disco si presta piacevolmente all’ascolto, regalando emozioni che spesso il progressive e l’elettronica(visti dai più come generi freddi e asettici) non sanno dare abbondantemente. Non è certamente un capolavoro, ma è sicuramente una base di partenza più che solida per gli Charme, che spero continuino su questa strada: qualche aggiustamento di tiro, qualche svolazzo in meno (ahimè, sono anch’essi “tipici” del progressive) e ci sapranno sicuramente stupire in futuro.




01.Faithless
02.Behind The Faith
03.This Last Goodbye
04.Redsided
05.Absence
06.Cast Away
07.Frammenti
08.The Silent Shape
09.Precious

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