Taking Dawn
Time To Burn

2010, Roadrunner Records
Hard Rock

Dalla "Sin City" Las Vegas, per i Taking Dawn è tempo di incendiare il mondo intero
Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 12/03/10

Come un tornado che si leva dai deserti sabbiosi del Nevada, così i Taking Dawn sono entrati di prepotenza nel “pianeta musica”, pronti per travolgere tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Una band come loro, a Las Vegas, perchè è da qui che i quattro ragazzi provengono, non la si vedeva dai tempi degli Slaughter. L'esordio è segnato da “Time To Burn”, disco in cui hard rock ed heavy metal si mescolano formando una miscela esplosiva.

L'album si apre con la title-track, canzone che li ha messi in evidenza all'occhio attento del music-business, ed assalta l'ascoltatore trascinandolo in un vortice irrefrenabile e scatenato: il testo è forte, diretto e fa leva anche su un “Halle-Fucking-Lujah”, quasi eliminato dalla band ad un certo punto in fase di songwriting, che potrebbe certamente diventare tormentone. Bastano pochissimi pezzi per essere totalmente coinvolti ed è tutto più chiaro già dalle successive “Like A Revolution” e “Take Me Away”, che parla di una ragazza della notte (per dirlo con le parole usate dal cantante e chitarrista Chris Babbitt) ed è maggiormente incline ad uno stile hard rock commerciale "ottantiano", soprattutto nel ritornello, alla Bon Jovi dei tempi d'oro tanto per intenderci. Si prosegue con le pregevoli “So Loud” e “Save Me”, tanto melodiche e orecchiabili, quanto massicce e solide. L'armoniosa e più tranquilla “Close Your Eyes” offre un primo momento di distensione e, mentre avanza inesorabile, ci si accorge di essere già a metà dell'album senza rendersene conto, questo indice di scorrevolezza, fluidità e, ovviamente, qualità. Se l'atmosfera si appesantisce nella cupa “Godless”, sfociando in un finale rabbioso, con “Fight 'Em With Your Rock” si ritorna ai ritmi festosi e allegri, in una canzone potente e tremendamente hard rock. E così si arriva nell'ultima parte dell'album, segnata da “Never Enough”, “Endlessly” e la conclusiva “The Chain”, cover di Fleetwood Mac., che in questa nuova veste guadagna un alone di modernità e freschezza: inizialmente la band aveva pensato a “Fuck Like A Beast" dei W.A.S.P., ma poi ha optato per una scelta più ambiziosa e in questo si deve riconoscere la bontà del dribbling su un'opzione che sarebbe potuta essere leggermente scontata, perchè reinterpretare brani di gruppi storici è un'attività già abbastanza inflazionata. Una volta terminato l'ascolto del cd, dopo che il tempo sembra letteralmente volato, se si torna all'inizio facendolo ripartire da capo, udire nuovamente “Time To Burn” ha un altro sapore e già la sola lettura del titolo appare come un vero e proprio “monito” riguardo a ciò che ci si dovrà aspettare dal disco e dall'esuberanza dei ragazzi della “città del peccato”.

Per tutti gli amanti del caro e vecchio buon hard rock e per tutti i nostalgici di Guns n' Roses e Skid Row, “Time To Burn” sarà accolto come una manna dal cielo. I Taking Dawn sono riusciti, già al primo colpo, a crearsi uno stile ed un'immagine propria, pur prendendo chiaramente ispirazione dai grandi classici dell'hard n' heavy. D'altra parte se sono stati immediatamente scritturati da Roadrunner un motivo ci sarà, e in questo caso l'etichetta ci ha visto lungo...molto lungo...



01. Time To Burn

02. Like A Revolution

03. Take Me Away

04. So Loud

05. Save Me

06. Close Your Eyes

07. Godless

08. Fight 'Em With Your Rock

09. Never Enough

10. Endlessly

11. The Chain

Recensione
Bruce Springsteen - Letter To You

Recensione
Fever 333 - Wrong Generation

Intervista
Cindy Blackman Santana: Cindy Blackman Santana

Speciale
L'angolo oscuro #11

Speciale
Stardust - Highway To Heartbreak

Speciale
Sinner's Blood - The Mirror Star