Airbourne
No Guts, No Glory

2010, Roadrunner Records
Hard Rock

Mangi rock, bevi rock, vivi rock? in una parola: Airbourne!

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 12/03/10

Gaudio e tripudio. Qualche anno fa, poco prima della clamorosa disfatta causata dall’abuso di sostanze stupefacenti del cantante Justin  Hawkins e dalla sua sistematica dipartita, i The Darkness erano considerati dal mondo intero come il gruppo che avrebbe salvato il rock, ebbene, quel gruppo esiste davvero ma… non è di nazionalità britannica, proviene dall’Australia e ha un altro nome: loro sono gli Airbourne.
“Running Wild” aveva già lasciato tutti a bocca aperta, dalla critica più intransigente al pubblico meno avvezzo a certe sonorità, prodigandosi in un’incalzante ascesa nel mondo del music business e proponendo quelli che oggi sono diventati veri e propri inni al rock n’ roll quali “Stand Up For Rock ‘n’ Roll”, “Runnin’ Wild”, “Too Much, Too Young, Too Fast”, “Cheap Wine & Cheaper Women” e tanti tanti altri. E il tutto, pensate un po’, all’interno di un disco d’esordio.


Incontentabili e determinati, i fratelli O’Keeffe (Joel e Ryan, cantante/chitarrista e batterista) continuano a predicare il verbo del rock scegliendo, per il successore del primo capolavoro, un titolo che è tutto un programma: "No Guts, No Glory", letteralmente… "Niente Palle, Niente Gloria".
Entrati in studio con Johnny K (tra gli altri Disturbed, Machine Head, Staine), gli Airbourne hanno lavorato giorno e notte per ottenere un suono ed una produzione che si potesse quantomeno avvicinare al miracolo Running Wild, e la missione è compiuta: No Guts, No Glory suona più potente, più catchy, più limpido, senza penalizzare minimamente lo stile. Ok per la produzione, e in quanto a musica?


Il meglio che il rock n’ roll oggi possa offrire. Gli Airbourne, innegabile, sono gli ascendenti diretti degli AC/DC: passaggi, riff, ritmiche, stile e attitudine riportano alla mente solo e soltanto il gruppo di Angus e Malcolm Young, l’energia e la carica scaturite dal poderoso repertorio sono facilmente accostabili a quelle indotte dai grandi classici dei gemelli di Sidney, affinità che reggono sotto ogni punto di vista. E allora si alzi il sipario sulle note di “Born To Kill”, vincenti le intuizioni della coppia d’asce O’Keeffe/Roads, e sulla ritmica scanzonata di “No Way But The Hard Way” prima dell’opera d’arte “Blonde, Bad And Beautiful” improntata su riff e ritornello indimenticabili. “Raise The Flag” e “It Ain't Over Till It's Over” raddoppiano velocità e battito cardiaco, vi abbandonerete perciò ad un facile headbanging prima di rientrare nei tempi canonici di “Bottom Of The Well”, “Steel Town”, “Armed And Dangerous” e “Back On The Bottle”, brani che non accusano il benché minimo cedimento nel songwriting. Premere nuovamente il tasto play al termine di un disco non è mai stato così facile.


Il motto “Have a drink, play it really loud, and kick back” calza perfettamente agli Airbourne, un gruppo che unisce la vera essenza del rock ad uno stile creato e mantenuto negli anni dagli AC/DC. E’ compito loro proseguire nella tradizione, è compito loro, come proclamato nel cappello introduttivo, salvare il rock. E se volete saperne di più non perdete l’intervista con l’istrionico Joel O’Keeffe. Disco semplicemente irrinunciabile.





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