Pino Scotto
Buena Suerte

2010, Valery Records
Hard & Heavy

Altra benzina sul fuoco: è tornato Pino Scotto

Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 30/03/10

Provocatorio e irriverente… come quarant’anni fa del resto. Da quando ha cominciato a condurre il DataBase su RockTv, Pino Scotto ha irrobustito le caratteristiche di un personaggio che ormai deve andare necessariamente controcorrente, insulti e invettive di ogni genere all’Italia dei salottini, all’Italia da bere, alla società che dice di ripudiare e di cui non vuole farne parte. Però, di recente, ci è anche capitato di intravederlo in un servizio de “Le Iene” e di ascoltarlo in un’intervista al “Chiambretti Night”, segno che gli anticonformisti, quelli polemici ad ogni costo, sono una categoria che va ancora di moda, nella politica e nello spettacolo.


Se vogliamo parlare di musica, e siamo qui soprattutto per questo, bisogna ammettere che dopo il periodo d’oro vissuto coi Vanadium, lo Scotto solista non ha realizzato dischi tanto significativi da poter essere rimembrati ai posteri, ma si è accontentato di predicare il suo onesto rock n’ roll fino all’apoteosi di DataBase, programma televisivo che gli ha garantito un’adeguata visibilità.


"Buena Suerte" continua sulla falsariga dei dischi che l’hanno preceduto ma dalla sua ha qualcosa in più, chiamatela ispirazione se volete, che lo fa scivolare via senza troppi problemi. E’ una sorta di manifesto contemplativo del rock n’ roll, fedele allo spirito antico, pertanto gravido di riff ad effetto uniti alla voce roca di mister Scotto. “Quore di Rock ‘n’ Roll”, rigorosamente con la “q”, esemplifica il concetto, “Il Pronista” e la possente sezione ritmica pure, “Morta è la Città” prevede la partecipazione dell’ex Europe Kee Marcello e “Gli Arbitri ti Piacchiano”, pur suonando troppo moderna e pacchiana, è firmata da un altro personaggio che non le manda a dire: il rapper Caparezza. Se dal punto di vista musicale, poco si può appuntare ad un album nato per essere allo stesso tempo semplice e diretto, Buena Suerte esagera nei toni e nei modi dei suoi testi: d’accordo col denunciare lo stato di precarietà dell’attuale situazione sociale, ma quando sovrabbondano turpiloqui, offese e insulti, si rischia di perdere irrimediabilmente in credibilità. Ma “Il Dio del Blues” è fatto così, e questo è lo scotto da pagare no?


Vi lascio alla versione integrale (senza censura alcuna) dell’intervista telefonica con Pino, rinnovando gli elogi per un disco che tutto sommato soddisfa: registrato e mixato in 13 giorni, praticamente in presa diretta, "Buona Suerte" germoglierà definitivamente dal vivo, esaltandone i pregi e, ne sono certo, ottimizzandone i difetti.





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