Arkona
Vozrozhdenie (Re-Recorded)

2016, Napalm Records
Folk Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 08/11/16

“Vozrozhdenie” (2004), album di debutto del combo moscovita Arkona. Un disco, all’epoca, conosciuto da pochi, forse anche per la distribuzione col contagocce e per il sovraffollamento del mercato folk metal. Ci sono voluti ben quattro anni affinché la riedizione del 2008 ad opera della VIC Records potesse entrare nelle case di un numero alquanto maggiore di fan, complice anche un notevole aumento di successo per la band russa. La genesi dell’album è nota a tutti: dopo la pubblicazione del demo “Rus” (2003), la quasi totalità dei componenti del combo abbandona per scarsissimo interesse nel progetto. Unica eccezione, lei, Masha “Scream” Arhipova, indomabile ed incrollabile. Con tipica fierezza slava si mette al lavoro, componendo i brani che andranno poi a costituire l’album di debutto, chiamando a raccolta i compagni della band Nargathrond - Sergey "Lazar" Atrashkevich alla chitarra, Ruslan "Kniaz" al basso e Vladymir "Artist" Lyovushkin Sokolov alla batteria – nella quale militava all’epoca. Il risultato è un ottimo album di folk metal che ha gettato le basi per il prosieguo della carriera della band.

Il 2016 vede la pubblicazione di una nuova edizione di “Vozrozhdenie”, che questa volta si segnala non solo per una rinnovata veste grafica, ma anche per un nuovo passaggio in studio di registrazione. Rispetto all’originale del 2004 i cambiamenti sono diversi ed importanti, ma non tali da stravolgere ciò che ormai si può considerare un pezzo importante della carriera della band. Innanzitutto vengono completamente abbandonati gli strumenti campionati che caratterizzavano le prime uscite degli Arkona – campionamenti già abbandonati ai tempi di “Vo Slavu Yelikim!” (2005). Il guadagno, in ambito sonoro, è notevole, sia per quanto riguarda gli strumenti a fiato, qui suonati da Vladimir “Wolf” Reshetnikov (Rossomahaar), sia per la batteria, dove Andrey Ischenko va a sostituire Vladymir "Artist" Lyovushkin Sokolov dell’originale del 2004. Gli strumenti campionati del debutto non avevano per nulla un suono pessimo od artificioso, però poter ascoltare il potente lavoro svolto da Ischenko per questa riedizione rende merito alla perizia compositiva di Masha. Stesso discorso per gli strumenti a fiato, che hanno qui un maggiore impatto sonoro, una maggiore naturalezza. Entramdo in ambito cantanti, un altro aspetto che si nota immediatamente è la mancanza di un vocalist ospite, come invece avveniva nel 2004 con Alexey "Lesiar" Agafonov (Kramola, Nevid, ex Butterfly Temple). Gli anni passati in studio e sui palchi hanno sicuramente giovato alla sicurezza di Masha che ormai può sobbarcarsi completamente i compiti di cantante, sia per quanto riguarda le parti pulite che per quelle growl. Anche in questo caso il cambio giova a favore di questa riedizione, dando vita ad una esecuzione vocale molto più compatta. A chiusura dei cambiamenti, vanno anche segnalati alcuni riarrangiamenti sia per le parti vocali che per quelle strumentali. Un gran lavoro, non c’è che dire, per questa riedizione che esce senza alcun apparente motivo commemorativo o celebrativo.

I brani di “Vozrozhdenie” ci portano indietro nel tempo, mettendo in mostra degli Arkona più vicini all’ambito metal sinfonico che a quello estremo presente nelle ultime produzioni della band. La produzione nuova di zecca, molto più pulita rispetto a quella del 2004, permette ai dodici brani di risultare ancor più accattivanti, mettendo in mostra le qualità che nel corso degli anni hanno reso il sound della band così personale. È affascinante notare come tutti gli elementi che si sarebbero sviluppati nei successivi sei album erano già presenti, magari anche solo a livello embrionale, in questo primo capitolo che sembra tutto fuorché un disco di debutto. Merito, questo, di Masha e della passione per il folklore slavo che pervade ogni singola nota di “Vozrozhdenie”. Il cantato in russo arricchisce di sensazioni le atmosfere suggerite da brani a volte quasi eterei a volte più sostenuti. Le melodie dell’Europa orientale sono una costante e risultano predominanti rispetto ai riff di chitarra, dando vita a una stratificazione dei brani che, insieme ad una struttura tutt’altro che lineare e semplice, dona una ricchezza di profondità che riesce ad avvolgere l’ascoltatore e a trasportarlo all’interno di storie coinvolgenti legate al folklore russo. L’esecuzione vocale di Mascha è veramente varia. Oltre al growl, che sarebbe diventato una presenta molto più costante negli album successivi, in “Vozrozhdenie” vi è ampio spazio per il cantato pulito, mettendosi in mostra in pezzi di bravura, dove il cantato diviene sensazione, quasi solo accennato o sussurrato.

“Vozrozhdenie” è stato – con le due edizioni del 2004 e del 2008 –, rimane – con questa nuova riregistrazione – e sarà sempre un monumento alla fede incrollabile di Masha Arhipova nella propria arte, un ottimo primo tassello nella ormai soddisfacente carriera degli Arkona. Vale veramente la pena poterlo ascoltare in questa veste rinnovata.



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