Blackmore's Night
Dancer And The Moon

2013, Frontiers Records
Renaissance Rock

After a pale sunset, a new sunrise will always be awaiting...
Recensione di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 12/06/13

Dopo i contorni arancio-sfumati di "Autumn Sky", che più che ad una luminosa alba rimandavano ad un flebile tramonto, è giunta l’ora di scoprire un nuovo magico anfratto disegnato dalle chitarre acustiche di Ritchie Blackmore e dalla voce di Candice Night: danze medievali, melodie ancestrali e folklore tornano ad illuminare la radura insieme al chiarore della luna piena, eterna fonte di ispirazione dei Blackmore’s Night. Il lavoro che precede la nuova gemma dei due cantastorie aveva insinuato seri dubbi sulla linea guida su cui si sarebbe basato il loro futuro, dubbi che si sciolgono come neve al sole dopo l’ascolto di "Dancer And The Moon".

Musica che è, una volta ancora, passione, brio e colori rinascimentali, ma oggi anche intimismo e malinconia a causa della recente scomparsa di due tra i più rinomati colleghi e amici che hanno percorso il sentiero del successo con Ritchie Blackmore: Jon Lord e Ronnie James Dio. Il primo salutato con una struggente strumentale di oltre cinque minuti, “Carry On, Jon”, l’altro con un’eccezionale versione di “Temple Of The King” dei Rainbow. Il disco riassume tutto ciò che sono stati i Blackmore’s Night in questi sedici anni, una fucina d’emozioni in grado di produrre capolavori di un genere sconosciuto e ora apprezzato in tutto il mondo, quel Renaissance Rock che permise a Blackmore, sedici anni fa, di accantonare il suo passato ma non del tutto perché di tanto in tanto, tra una ballata e una dolce sinfonia, irrompe la sua chitarra elettrica a rammentare che in fin dei conti è pur sempre lui, il miglior chitarrista di tutti i tempi per tocco, orecchio e gusto.

BALLANDO SOTTO… LA LUNA

"Dancer And The Moon" si avvale della solita preziosa collaborazione di Pat Regan, lo storico produttore che riesce a dare un suono unico e riconoscibile sin dal primo disco dei Blackmore’s Night. A differenza di quella di "Autumn Sky", pop-oriented per (discutibile) scelta, la produzione di "Dancer And The Moon" è infinitamente più profonda, una via di mezzo tra “Ghost Of A Rose” e “Secret Voyage” che adornerà composizioni in stile “Village Lanterne”. Strofe e ritornelli ondeggiano lungo tutto il percorso fatto di vecchie e nuove melodie: cullanti, sognanti e catartiche come da prassi, ce n’è per tutti i gusti. “Troika” e “Dancer And The Moon” sono state create appositamente per essere suonate dal vivo, entrambe vivaci e accattivanti, appoggiate su un giro favoloso (se di chitarra acustica, violino o flauto non importa) e da un refrain che obbligherà il loro pubblico a cantare insieme alla band. Poi ci sono pezzi che toccano anima e cuore, tra cui la migliore del disco “Last Leaf” (mamma mia che assolo, Ritchie), “The Ashgrove” equiparabile ad una dolcissima ninna nanna, “Somewhere Over the Sea (The Moon is Shining)”, la versione soft del primo singolo, e la malinconica “The Spinner's Tale”, in grado di rimembrare i Blackmore’s Night dei primi tre dischi con arpeggio di acustica e flauto in primo piano. Un sogno. Apre l’album la nuova “Highland”, “I Think It’s Going To Rain Today”, molto più convincente della sorella maggiore pubblicata su Autumn Sky, meno brillante invece il singolo “The Moon is Shining” che abbiamo recensito qualche settimana fa e che paradossalmente in mezzo a tutto questo ben di Dio è il brano meno riuscito nonostante gli straordinari assoli del Man In Black. Immancabili le strumentali acustiche medievaleggianti, “Minstrels in the Hall” e “Galliard”:  la prima si propone come  seguito della memorabile “Minstrel Hall”, e anche se di grande impatto emotivo l’originale continua a regnare incontrastata; la seconda è una straordinaria versione orchestrale di “Prince Waldeck Galliard” già sentita su “Secret Voyage”. Rimangono i due tributi, “Temple Of The King” in una versione che onora quella cantata da Ronnie James Dio e che da sola vale l’acquisto del disco, la strumentale dedicata a Jon Lord nella quale Ritchie esprime con un plettro quello che a parole non riuscirebbe mai a fare, e infine una formidabile versione di “Lady In Black” degli Uriah Heep, che con un paio di giri medievali e un arrangiamento di spessore si è trasformata in quella che diverrà una delle canzoni cardine negli show dal vivo. Potete scommetterci.

Romantico e intenso. “Dancer And The Moon” scorre via con grande charme pur riproponendo formule e dinamiche del passato che ormai sono impresse nel dna del gruppo. Ciò che conta è il sentimento, la passione trasformata in musica, l’equilibrio armonico. I nuovi brani ci faranno anche riflettere sul senso della vita, sull’importanza di un amico e su quella che ora è diventata una certezza: dopo un flebile tramonto ci sarà sempre una nuova alba, luminosa e radiosa come la vita stessa.



01. I Think It's Going To Rain Today
02. Troika
03. The Last Leaf
04. Lady In Black
05. Minstrels in the Hall
06. Temple Of The King
07. Dancer And The Moon
08. Galliard
09. The Ashgrove
10. Somewhere Over the Sea (The Moon is Shining)
11. The Moon is Shining (Somewhere Over the Sea)
12. The Spinner's Tale
13. Carry On… Jon

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