Masterplan
PumpKings

2017, AFM Records
Power Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 22/07/17

L’arte per il gusto dell’arte. O meglio, in questo caso, la musica per il gusto della musica. È decisamente fastidioso, quando si parla di un album musicale, volerlo a tutti i costi collegarlo ad una data situazione – storico/politica/economica/culturale che sia -, dedicando più tempo e spazio ad argomenti che sono estranei alle sette note ma che in qualche modo vi sono legati. Vi sono però alcune situazioni in cui è imprescindibile andare a toccare anche tutto l’ambiente che sta attorno ad un album in uscita. È questo il caso di “PumpKings”, nuova fatica in studio dei Masterplan. Quali sono i reconditi motivi che possono spingere una band che ha legami quasi nulli con gli Helloween, se non la presenza in formazione del chitarrista Roland Grapow che ha militato tra le Zucche di Amburgo tra il 1989 ed il 2001, a pubblicare un intero album fatto di cover della succitata band? Motivi puramente economici, verrebbe da dire. Tanto più che gli Helloween ritorneranno a calcare i palchi di mezzo mondo da ottobre in poi con un tour commemorativo che vede il ritorno una tantum di Michael Kiske e Kai Hansen all’interno della formazione. Roland Grapow quindi in veste di grande escluso che si prende una rivincita sfruttando il fortunato momento di Helloween-mania dando alle stampe un album che sicuramente attirerà l’attenzione delle migliaia di fan delle Zucche di Amburgo. Il chitarrista dei Masterplan tende a precisare che “l’idea di questo progetto è nata più di tre anni fa”, ma in tutta onestà, come si fa a non dubitare della più che favorevole congiunzione temporale di questi due avvenimenti?

Lasciamo da parte le questioni extra musicali, che pure pesano notevolmente sul giudizio dell’album, per parlare di quello che veramente conta, ovvero la musica dei Masterplan. “PumpKings” è composto da 11 brani provenienti dagli album degli Helloween appartenenti al periodo di militanza di Grapow – onore alla coerenza, almeno. Abbiamo così “The Chance”, “Someone's Crying” e “Mankind” da “Pink Bubbles Go Ape” (1991), “Step Out Of Hell” e “Music” da “Chameleon” (1993), “Mr. Ego”, “Still We Go” e “Take Me Home” da “Master Of The Rings” (1994), “The Time Of The Oath” dall’omonimo album del 1996, “Escalation 666” e “The Dark Ride” dall’omonimo album del 2000. Alcuni degli album meno apprezzati dai fan, forse perché non così heavy come ci si aspetta debbano suonare dei dischi degli Helloween. Ben venga quindi l’operazione di nuova registrazione di queste canzoni attuata dai Masterplan. Il risultato è un lotto di brani godibili, che non sfigurano di fronte agli originali, anzi, per certi versi risultano anche più gradevoli, grazie soprattutto ad una produzione nettamente migliore rispetto a quella degli anni ’90 che ha caratterizzato gli album in questione degli Helloween. Dove invece i Masterplan risultano inferiori rispetto ai modelli è nel reparto voce. Rick Altzi è un ottimo cantante, con una voce roca perfetta per lo stile della band, ma confrontando la sua prestazione con quella di Michael Kiske e di Andi Deris non può che uscirne sconfitto. Ascoltare gli acuti di Kiske o la deliziosa duttilità di Deris vuol dire interrogarsi su quanto proposto dai Masterplan.

La sostanza c’è, il piacere di ascoltare i brani anche, ma come deve essere considerato questo “PumpKings” che trasuda Helloween da tutti i pori, anche dalla stupenda immagine di copertina? Un greatest hits? Un album tributo fatto di cover? In copertina viene riportato il nome Masterplan, ma quanto di tale band vi è effettivamente all’interno dell’album? Un esperimento personale di Grapow che lascerà insoddisfatti sia i fan degli Helloween che quelli dei Masterplan.



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